“Pecché, vedite, 'e puttane, soprattutto chelle napulitane, so' fatte proprio accussì: a loro, in fondo, non ce ne fotte niente d' 'e denare, d' 'e solde, no... Lloro so' 'nnammurate sulo d' 'e pparole, 'e chilli sciusce d'aria senza cunsistenza ca so' 'e pparole, meglio ancora si so' forestiere”.

Enzo Moscato

Lo spettatore che racconta
Lunedì, 11 Settembre 2017 00:00

Fino alla fine, discutendo di R.OSA

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Una donna avanza dal fondo al proscenio, poi torna a mezzopalco, poi di nuovo in proscenio, utilizzando progressivamente l'intero assito. Parla in inglese, frontale, stabilendo subito l'assenza di quarta parete. Compie una decina di "esercizi", così li chiama: ora in solitudine − bestia che si lascia guardare, carne offerta al macello del pubblico, artista venuta alla luce, oggetto di giudizio altrui, lei di fronte a noi − ora invece coinvolgendo in maniera evidente o più celata la platea, che viene invitata a danzare all'unisono, a battere ritmicamente le mani, a prendere coscienza del progressivo vincolo di dipendenza dello spettatore dal teatrante che agisce. Alla fine sono applausi. E poi dubbi, il giorno dopo

Sabato, 09 Settembre 2017 00:00

Domande e considerazioni di noi giganti pirandelliani

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“Oggi il pubblico non crede più a niente” è la frase dalla quale partiamo, estratta dallo spettacolo Opera Nazionale Combattenti presenta I giganti della montagna − Atto III: perché Pirandello s'interroga sulla relazione palco-platea e perché lo spettacolo prevede i "giganti" come presenza rumorosa oltre il velo di fondo; di più: perché questa frase ci chiama direttamente in causa come spettatori, dicendoci quanto ora sia più difficile stupirsi, quanto sia più difficile credere in teatro che un cono segnaletico sia un'autobotte soltanto perché viene usata la parola “autobotte”, quanto sia più difficile stringere il patto comune della menzogna su cui ogni spettacolo messo in scena fonda la propria esistenza.

Venerdì, 08 Settembre 2017 00:00

Il West dei Forman: cosa resta dello stupore?

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Lo spettacolo dei Fratelli Forman Deadtown prometteva di essere il più difficile di cui parlare tra quelli a cui abbiamo assistito finora: non per la complessità dell'operazione in sé ma, paradossalmente, per la sua composizione immaginifica, a tratti esteticamente esaltante, in grado di indurre all'acriticità, a una mancata messa in discussione dello spettacolo. Ho talmente pieni gli occhi di ciò che ho visto che sospendo ogni altro giudizio, evito ogni altra riflessione, non aggiungo una parola. Ma non ci accade questo.

Giovedì, 07 Settembre 2017 00:00

Il gioco dei quattro moschettieri a teatro

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I 4 moschettieri in America della compagnia I Sacchi di Sabbia ci ha messi in relazione con la dimensione del gioco del teatro che si mescola alla realtà, un gioco fatto di elementi semplici, poveri, fanciulleschi (la carta, il legno, i disegni), propri del tempo dell'infanzia quanto dell'artigianato artistico; lo ha fatto con una chiave d'accesso immediata e divertente, ma inscenata con un livello di perizia tecnica altissimo, mostrato su vari livelli: l'illustrazione dal tratto preciso e veloce, le musiche, i giochi d'ombre, l'uso delle maschere, l'entra-ed-esci dalla parte, le trasformazioni a vista, le animazioni mediante i disegni pop-up, i meccanismi del fumetto, il canto degli stornelli ad accompagnare l'azione in scena.

Mercoledì, 06 Settembre 2017 00:00

Una bellezza crudele

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Biancaneve, la vera storia è un esempio di come una fiaba teatrale possa raccontare il rapporto che c'è tra il teatro e la vita. È uno spettacolo destinato ai bambini che si propone dichiaratamente di metterli di fronte alla realtà, senza mentire loro e senza edulcorare il vero (crudele) della storia.

Martedì, 05 Settembre 2017 00:00

Misteri e memoria

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GUL: il giallo e il nero. GUL: Stoccolma, 1986, un politico viene ucciso e non si sa da chi. Olof Palme, Primo Ministro svedese, socialdemocratico, viene assassinato in pieno centro mentre si accinge a far ritorno a casa insieme alla moglie Lisbet dopo essere usciti dal cinema. Molti i testimoni, nessun colpevole. Un caso ancora oggi irrisolto.

Lunedì, 04 Settembre 2017 00:00

Il desiderio e la rabbia

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Lo spettatore che racconta è un luogo fisico di riflessione − è, materialmente, una stanza abitata da alcuni cittadini di Andria, per iniziativa voluta e ospitata dal festival Castel dei Mondi − ed è un'occasione di racconto messo in opera da questi stessi cittadini: diversi per età, ceto sociale, scolarizzazione, provenienza urbana, livelli di teatralizzazione già in essere. Dallo stare assieme, da questo parlarsi ascoltandosi che deriva dalla possibilità di guardarsi negli occhi, ne viene un blog quotidiano fatto di tracce, lacerti, fatto di comunicazioni di un'urgenza ma fatto anche − nei giorni a seguire − delle riflessioni legate a un luogo o ad un tempo del festival, ad una sua circostanza specifica, ad uno spettacolo e a un incontro (con un testo, una regia, un attore) che ne deriva.
A scrivere sono i cittadini, donne e uomini di Andria che hanno accettato di partecipare al progetto. Queste sono le loro prime parole.

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