“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Valeria Ruotolo

Roulette russa

La signora Bianca è due stanze più avanti, mi aspetta distesa sul lettino della sala visite. Sono venuta di qua per poter leggere le sue lastre del torace sulla lavagna luminosa.
Il suo dolore alla gamba è il mio nemico degli ultimi giorni, un nemico più tenace di quanto mi aspettassi. Lei mi guarda con quegli occhi liquidi, azzurrissimi, velati dal dolore che la attanaglia e le toglie il sonno, ma non la speranza. "Lei è il mio angelo" mi dice.
Io non vorrei essere un angelo, vorrei non avere cuore e anima e pelle. Vorrei non sentire nulla, a volte.
Se non portiamo più sangue al suo piede rischia di perdere la gamba. Il chirurgo si rifiuta di operare, dice che è troppo rischioso, che ha poche possibilità di riuscita. Sono andata a protestare dal mio primario: "È lui che rischia, è lui che decide".
La signora Bianca ha quarantotto anni e quegli occhi imploranti avvitati nel mio cervello come una vite da dieci.

Il mio De Gregori

Mi sono imbattuta in lui in un giorno qualunque, perché sempre nei giorni qualunque accadono i fatti straordinari. Gli incantesimi. Come spesso capita quando ci troviamo al cospetto dei geni, quelli che hanno parole che ti attraversano e quando ti alzi dalla sedia non sei proprio più la stessa di prima; quando hai la sensazione infantile di aver scovato un tesoro, ma lo hai scoperto solo tu ed il mondo ne è insospettabilmente all’oscuro e sta a te divulgarlo per salvare l’umanità; quando a sedici anni mi venne a trovare Montaigne, con i suoi Saggi, o a trenta Marquez o a quaranta Tolstoj (in realtà Tolstoj era passato anche prima, ma evidentemente non avevo sentito bene). Insomma. Quando ti chiedi, incredula: “Ma come avrò fatto a vivere prima, ignara e ignava?”.

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