“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Domenica, 10 Marzo 2013 23:41

Un colpo alla botte

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Quarto appuntamento con la rassegna Visioni a cura del Centro Donna di Avellino. A Glasgow degli imputati di piccoli reati vengono affidati ai servizi sociali in alternativa al carcere: tra questi c’è Robbie, che è ha già scontato una pena per aggressione e che – dopo alcuni mesi di buona condotta passati accanto alla sua ragazza Leonie che sta per avere un bambino – ha ferito, difendendosi, aggressori appartenenti ad una famiglia con cui la sua è in lotta da sempre.

Insieme ad Albert, sempliciotto dedito all’alcool che ha rischiato di farsi investire da un treno, e di Rhino e Mo, altri marginali in cerca di sopravvivenza, viene assegnato alla tutela di Harry, responsabile dei servizi sociali che presiede ai lavori cui sono stati condannati. Harry è un discreto intenditore di whisky, che fa conoscere ed apprezzare a Robbie, suo momentaneo ospite dopo che costui è stato picchiato dai parenti di Leonie, quando è andato a trovarla in clinica dopo il parto. Robbie comprende che deve cambiar vita e trovare un lavoro per sentirsi degno di vivere accanto alla compagna e al bambino, e così si appassiona al whisky, legge libri in materia, ne diviene un intenditore, e cerca di trasmettere questa sua passione ai suoi compagni (con scarsi risultati). Durante una degustazione ad Edimburgo presieduta da un famosissimo esperto, viene a sapere che verrà messa all’asta l’unica botte di un prezioso whisky imbottigliato negli anni ‘60, la cui quotazione supera il milione di sterline. A questo punto la necessità aguzza l’ingegno…
Vincitore a Cannes 2012 del Premio della Giuria La parte degli angeli (The Angels’ Share) appartiene al filone della commedia proletaria di cui, giustamente, Ken Loach può essere considerato fondatore, dato che presenta quegli elementi che negli anni hanno contribuito a formare il genere: ambiente sociale marginale, malavita (media o piccola che sia), servizi sociali, mancanza di lavoro – spesso precario e malpagato –  dinamiche amicali di gruppo. Tutto ciò contribuisce a renderlo un prodotto di solida fattura, il che può suonare come un limite, un segno della inevitabile ripetitività in cui può incappare il cinema di Loach, ma questa volta Laverty, suo fido sceneggiatore, opera ad un certo punto uno scarto narrativo ed emozionale che mette in crisi l’identificazione con il personaggio principale, che apre una parentesi di amara realtà (nella storia già molto realistica) difficile da accettare da parte dello spettatore: dopo l’avvio dei lavori socialmente utili, Robbie è convocato dal tribunale ad un incontro con il ragazzo che aveva selvaggiamente picchiato (per futili motivi e sotto effetto della coca) a cui aveva fatto perdere un occhio. La rievocazione dell’accaduto è un momento di violenza insostenibile soprattutto perché sospende l’empatia col personaggio. Ma è una parentesi che si risolve con una ulteriore presa di coscienza di Robbie verso il cambiamento: solo un’occupazione regolare può dare ordine alla sua vita, può essere quel primo tassello per legittimare il suo ruolo di marito e padre (riguadagnando fiducia agli occhi dell’arricchito e sprezzante suocero) e per sfuggire ai nemici come agli scatti d’ira violenta che lo assalgono. Il registro leggero prevale nella descrizione dello sgangherato gruppo di amici che lo seguono in ciò che può a ragione definirsi un heist movie, con situazioni sapide e ripugnanti e un ricorso narrativo ad un insolito interesse per la produzione del whisky (attività tradizionale quantomai distante dagli orizzonti dei Nostri) e ad una singolare dose di fortuna. Alcune scelte risultano particolarmente riuscite, come l’iniziale scena in tribunale, dove i primi piani sottolineano il disagio di chi non riesce a sottrarsi alla inevitabile condanna dello Stato, o la tragedia sfiorata da Albert alla stazione. Loach scampa il pericolo di incappare nella retorica del film a tesi e adotta consapevolmente i canoni del genere mantenendo alta la sua cifra personale. La sua fedeltà ad una rappresentazione tradizionale è un modo per professare un fermo e deciso punto di vista sul mondo, una dichiarazione politica che non ha bisogno di cambiamenti formali o mutamenti sostanziali. Questa è l’Inghilterra (e il mondo).

 

Visioni
La parte degli angeli (The Angels’ Share)
regia Ken Loach
con Paul Brannigan, John Henshaw, Roger Allam, Gary Maitland, Jasmine Riggins, William Ruane, Siobhan Reilly, Charlie Maclean
sceneggiatura Paul Laverty
fotografia Robbie Ryan
musica George Fenton
distribuzione Bim
paese Gran Bretagna, Francia, Belgio, Italia
lingua originale inglese
colore colore
anno 2012
durata 106'
Avellino, Cinema Partenio, 6 marzo 2013

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