“Le ho riservato due biglietti per la prima del mio Pigmalione. Porti un amico. Se ne ha uno”; “Non posso venire alla prima. Verrò alla seconda. Se ci sarà”

Scambio di telegrammi tra George Bernard Shaw e Winston Churchill

Venerdì, 31 Ottobre 2014 00:00

Storie di ordinaria ornitologia

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L’etichetta di Perugia La Fame Dischi si dimostra sempre attenta a produzioni originali e particolari. Questa volta cura l’esordio di Claudio Rossetti, ventinovenne cantautore romano che nel 2012 si presenta come Il Rondine alla seconda edizione del concorso indetto dall’etichetta stessa (Le Canzoni Migliori Le Aiuta La Fame) vincendolo. Ciò gli permette di far parte della scuderia con la produzione di un album, che viene registrato a marzo 2014 da Daniele Rotella e Francesco Federici presso lo studio Cura Domestica e pubblicato ad ottobre.

L’album – Può capitare a chiunque ciò che può capitare a qualcuno – spazia musicalmente tra le coordinate del nuovo suono inglese, nato come indipendente ma ormai consolidato e affermatosi come il sound che accomuna i cultori del pop-rock (categoria trasversale in cui coesistono elementi ex indie ed ex brit-pop). Una parte di questo suono è sempre più condivisa dai progetti che ancora cercano notorietà attraverso una produzione curata e raffinata, inevitabilmente destinata però a rendere fin troppo omogeneo il risultato in termini di resa sonora. Un moderno canone cui hanno contribuito negli anni i Radiohead e i loro epigoni meno interessati alla sperimentazione (Coldplay e Keane, su tutti). Ma ritroviamo in questo esordio anche le suggestioni del moderno indie-folk (qualcuno ricorderà il new acoustic movement?) così come le ultime sortite discografiche di Mr. Stuart Murdoch e compagnia. Completano il quadro esempi di minimalismo shoegaze e ritmi indomiti a la Pixies.
Cosa mai avrà fatto un tal Sergio al Nostro (“Conosco le menzogne che dice qualsiasi persona / che si chiami Sergio / Non riesco mai a trovare un pregio che sia uno / in uno con il nome di Sergio”) tanto da renderlo oggetto del primo brano in scaletta, non ci è dato sapere. Le esperienze personali sono lo spunto da cui imbastire narrazioni ordite con il gusto per l’esagerazione e il divertissment, prima che esso muti nel paradosso fine a se stesso. L’ironia sottile è quel filtro che rende sempre ben presente in chi ascolta la natura mediata della costruzione testuale, il distacco tra l’esperienza vissuta e la sua rielaborazione letteraria, in questo dimostrandosi più genuinamente artefatta di qualsiasi urgenza emotiva, che diretta non è mai. La naturale capacità di parlare col gatto è un’abilità oggetto di invidia, forse perché segno di una generale attitudine al successo (come il semplice fatto di lavorare) aliena al Nostro, il quale però fa bella mostra di conoscenze e pratiche musicali di nobile ascendenza, come il folk acustico scozzese di trent’anni fa. Il ritmo rimane sostenuto per una dichiarazione ampiamente condivisibile (Mi fido più di me), per poi assumere un andamento più pacato nella successiva La fine di uno scarafaggio, dove il gioco testuale risulta un po’ forzato. Le uggie di un Morrissey (e i ritmi chitarristici di un Johnny Marr) fungono da anticlimax retorico, sprecate a bella posta per un materiale “basso” come il rifiuto di pagare le bollette anche per l’ex che ci ha lasciati (La bolletta del gas), mentre Morto è la risposta al clima asfissiante di angoscia che emana dal sistema dei media, dal loro catastrofismo allarmante. In tempo unisce il recupero di suggestioni battistiane (solo nella musica) a quello della psichedelica folk operato da Belle & Sebastian, con un risultato di indubbio interesse. La settima differenza è quella che il Nostro si accorge mancare nell’omonimo giochino di raffronto sulla Settimana Enigmistica, proverbiale nel suo perfezionismo a prova di errori: e la scoperta, appunto, di un errore (di solito rarissimo) può essere il presagio di qualcosa di inquietante, degno dell’imponente e bella coda strumentale a chiusura del brano. Dopo il graffio new wave di Mi raccomando amici miei si affaccia lo spettro di Gaber e delle sue zampate ironiche – Oggi non è un buongiorno – e il lavoro si conclude con il nonsense apparente cui ci abituò il grande Rino Gaetano (“Assomiglia / a un’oliva / Un’oliva / ti somiglia”).
Può capitare a chiunque ciò che può capitare a qualcuno è in definitiva un album suonato con professionalità e arrangiato con cura, dove la tessitura musicale è organizzata con perizia ed inventiva. Ciò che Claudio dovrebbe curare è il cantato, a volte in difficoltà rispetto al resto. Uno sguardo infine ai testi: sicuramente personali e mai banali, potrebbero raggiungere risultati di maggiore fluidità e scorrevolezza, limando qualche asperità di troppo.

 

 

 

 

Può capitare a chiunque ciò che può capitare a qualcuno
Il Rondine
voce e chitarra Claudio Rossetti
etichetta La Fame Dischi
anno 2014
tracklist: 1. Pregiudizio su Sergio; 2. La naturale capacità; 3. Mi fido più di me; 4. la fine di uno scarafaggio; 5. La bolletta del gas; 6. Morto; 7. In tempo; 8. La settima differenza; 8. Mi raccomando amici miei; 9. Oggi non è un buongiorno; 10. Un’oliva

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