“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Giovedì, 31 Luglio 2014 00:00

Quando passa la Banda

Scritto da 

Secondo anno per la rassegna estiva avellinese La Bella Estate (dal 4 luglio al 24 agosto), come l’anno scorso punto di convergenza di varie espressioni culturali comprendenti musica, teatro, cinema, letteratura, laboratori per bambini. E  sempre con lo spirito di raccogliere contributi da parte delle molte realtà cittadine impegnate a vivacizzare la lunga estate di chi resta in città, con eventi e proposte interessanti. Cambio di location per il 2014: non più l’ex Carcere Borbonico, ma i locali e il terrazzo della parte superiore del Teatro Carlo Gesualdo (che ha concesso gli spazi).

Molta musica dal vivo innanzitutto, e nel nostro caso specifico estremamente briosa, accattivante e fresca, vera colonna sonora per un party in terrazza. Eh sì, perché la proposta musicale offerta da La Band del Brasiliano rientra bene nell’insieme di quei generi e filoni che per convenzione potremmo rubricare come vintage, intendendo con ciò un universo semantico in cui l’aspetto visuale è indissolubilmente legato alla musica. È il caso delle colonne sonore (che hanno creato una vera e propria corrente – etichettabile come easy listening – o preso a prestito e rielaborato mode musicali del momento – beat, rock, psichedelic, rhythm’n’blues, hard rock, funky, soul, jazz: ma nel caso di alcuni geni come Morricone, le sue composizioni hanno influenzato molto rock a venire). Inoltre anche delle sigle di telefilm o spettacoli televisivi, o di pubblicità. Insomma, tutto ciò che non rientrava ufficialmente nella storia ufficiale della musica pop/rock (ma che entrava bene nelle classifiche) e che rimandava al campo più vasto dell’audiovisivo. Imprescindibile è però l’atteggiamento di fondo di chi attinge a questo ampio panorama di riferimento: totale assenza di severità e gravità, e quindi leggerezza e buonumore. In breve: del passato si recupera solo ciò che non rimanda ad una dimensione critica e storica consolidata – per cui via i cantautori – o solo ciò che è scomparso dal nostro eterno presente radiofonico – per cui via anche Baglioni, Renato Zero o Mia Martini.
Uno dei tòpoi di questa rivalorizzazione sono le colonne sonore dei film poliziotteschi (aggettivo che esprime qualcosa in più della via italiana al poliziesco) con tutto ciò che comporta in termini di prese di posizione critiche e di legittimazione culturale per il cosiddetto cinema bis o di genere. Un patrimonio musicale che è stato rivalutato dagli anni ’90, grazie all’opera di recupero e ristampa di veri cultori del settore (ricordiamo Rocco Pandiani e le sue etichette Right Tempo e Easy Tempo, di cui per la seconda sono usciti dieci imprescindibili volumi antologici). E così schiere di appassionati hanno riscoperto il fascino dell’Alfa Giulia e della Beretta, oltreché dei nomi che hanno accompagnato con i loro ritmi gli inseguimenti sulle tangenziali di mezza Italia, e da visioni private (o meglio su tv private, ché la Rai ha concesso dignità a questo patrimonio nazionale solo grazie a Marco Giusti e ai suoi recuperi stracultistici) sono passati ad incisioni e performance pubbliche: nomi quali Nicola Conte, Daniele Luppi, Sam Paglia, e i più recenti Calibro 35, Orchestra Criminale, i Farabutti, i Cinedelika, e per l’appunto La Band del Brasiliano. Quest’ultima è nata proprio come progetto per accompagnare le musiche del film quasi omonimo (La banda del Brasiliano) a firma del collettivo John Snellinberg, nome che comprende autori, registi, produttori, musicisti e maestranze varie (il regista Patrizio Gioffredi è anche autore di testi e valido chitarrista).
Il concerto sulla terrazza del Gesualdo ha visto un ensemble (di otto elementi) professionale, affiatato e coinvolgente. Inizio affidato a tre strumentali – di cui due presenti su Vol. 1 (etichetta Cinedelic, 2013) – che dichiarano da subito gli intenti del gruppo: funky blues e ritmo sostenuto, prima che il percussionista e vocalist Davide intoni La donna dei miei guai, originale a metà tra Caterina Caselli e Nino Ferrer. La vocalità del cantante spazia dai toni aspri di un Rocky Roberts al falsetto dei Bee Gees, e come esempi del primo caso valgano Gatto Nero (in originale Black Cat) cantata in italiano nel 1967 da Brian Auger & The Trinity e una vera e propria nuggetPreparati bambina – a firma Theodoro Re dei Poeti (lato B di un 45 giri del 1974, Jumbo Rock, nuovo monicker per Diego Pepe già leader dei Cavernicoli!). Sale sul palco Serena ed è subito (stra)culto con la sigla di Un colpo di fortuna, trasmissione condotta da Pippo Baudo e legata alla Lotteria Italia, interpretata all’epoca da Paola Tedesco (già attrice di cinema e tv, ora doppiatrice). Serena scommette alto e non sbaglia con Eclisse Twist (testo di Antonioni e musica del sodale Giovanni Fusco) lanciata da Mina, prima di affascinare suadente con la bossa di Uno come te, originale già sulla colonna sonora del film. L’immaginario erotico seventies è omaggiato con la riproposta di Deep Throat, la brutalità metropolitana con Gioventù droga e violenza (che unisce James Brown ai De Angelis). Ma c’è spazio anche per Mario Musella e i suoi Showmen, reinterpretati con Voglio restare solo stasera. Una inedita Vanoni discotecara permette alle due voci di duettare con brio su Ti voglio, mentre i suddetti fratelli compositori danno a Davide e Serena l’opportunità di intercalare le loro voci su toni soul e blues. Chiude, prima del bis, l’omaggio all’ispettore Brozzi, personaggio interpretato dal compianto Carlo Monni nel primo film del collettivo, e presente un’ultima volta nel secondo Sogni di gloria uscito questa primavera, dolente come un Cipriani o un Pisano d’annata.

 

 

 

La Bella Estate
La Band del Brasiliano
voce Serena Altavilla
voce e percussioni Davide Arnètoli
basso Alessio Pepe
tastiere Danilo Scuccimarra
sassofono Filippo Brilli
trombone Simon Chiappelli
chitarra Francesco Soldini
batteria Alessio Gioffredi
Avellino, Terrazza Teatro Carlo Gesualdo, 26 luglio 2014

Lascia un commento

Sostieni


Facebook