“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Michele Di Donato

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 10

Si scaldano i motori – che poi sono corpi – in attesa che alla spicciolata arrivino tutti i partecipanti. Nell’attesa dell’inizio di questo decimo giorno di residenza creativa (ebbene sì, con oggi varchiamo la doppia cifra), Silva ci fa cominciare la giornata con Pina Bausch, con un libro illustrato sul suo teatro che sfoglia in favore di camera. Poi si parte.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 9

Sessione di attività insolita per tempistica, che quest’oggi comincia direttamente dal pomeriggio. Per me inizia un po’ prima, spiando e sbocconcellando i video in cui i nostri performer hanno sintetizzato il loro Graces, muovendosi all’aperto e provando a esprimere nella brevità compiuta di pochi frame i tratti salienti di quello che è stato fino ad ora il motore interno di questa esperienza.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 8

Ripartiamo con Danza Pubblica-Graces, residenza creativa che Scenari Visibili organizza aderendo al bando di SIAE e MiBACT “Per chi crea”. A ricominciare è Siro. Silvia invece si trova nello stesso luogo dove era ieri, in una scuola, in cui coinvolge nell’attività odierna le danzatrici ivi presenti.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 7

Breve ma intensa la giornata, concentrata in due ore mattutine nelle quali Danza Pubblica-Graces aggiunge un altro mattoncino alla costruzione del suo edificio, del quale i corpi in azione costituiscono a un tempo materiale plastico e forza lavoro.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 6

Si riprende dopo un giorno di pausa, il solo previsto. Che avrà consentito di ricaricare le batterie dopo lo sforzo fisico profuso e l’adesione immersiva al progetto di residenza Danza Pubblica-Graces, che Scenari Visibili organizza aderendo al bando “Per chi crea” promosso da MiBACT e SIAE.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 5

Esaurite le sorprese del giorno prima, l’inizio è decisamente più soft e confortevole: No Surprises dei Radiohead suona come una carezza che sembra suggerirci che ieri è alle spalle e oggi si apre un nuovo capitolo dello stesso libro; ci si prende cura di quei corpi che il voguing portato in gioco da Siro aveva ieri sollecitato in muscoli e giunture. Matteo mostra come massaggiare l’addome, le cosce, e poi come “ascoltare” con le mani il volume del corpo, trasportando il massaggio alla parte dorsale e di lì fin su alla testa; suggerisce di tenere presenti gli incavi e le parti di corpo che si muovono a partire dalle ossa.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 4

Si ricomincia. Da ieri a oggi, dalla trasmissione alla sorpresa. È questa la parola chiave odierna. E la prima sorpresa di giornata è che per la prima volta da quando è iniziato Danza Pubblica-Graces – che Scenari Visibili organizza nell’ambito del programma ”Per chi crea”, sostenuto da MiBACT e SIAE – troviamo a menare le danze Siro Guglielmi, in scena insieme a Silvia Gribaudi, Matteo Marchesi e Andrea Rampazzo nello spettacolo da cui nasce questo progetto di residenza.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 3

Continuando. È il terzo giorno di Danza Pubblica-Graces, la residenza organizzata da Scenari Visibili nell’ambito del programma ”Per chi crea”, sostenuto da MiBACT e SIAE.
E si continua a giocare, a cominciare dai filtri di Zoom che consentono mimesi carnevalesca. Ci si trasforma, nel volto e nello sfondo, nelle fattezze e negli accessori, per gioco e per amore del gioco. E chi non ha i filtri a disposizione sopperisce con l’inventiva.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 2

All’alba del secondo giorno ci ritroviamo sullo schermo su cui c’eravamo lasciati; insomma, non proprio all’alba, il sole è già alto (lì dove c’è), ma i primi risvegli dopo una giornata intensa come la prima di lavoro – o di “esperienza”, come suggerisce giustamente di dire Francesco – finiscono per somigliare ai chiarori di un nuovo giorno: è un’alba simbolica, perché è come se il ritmo biologico avesse iniziato ad essere scandito dalle cadenze che Silvia, Matteo e Andrea imprimono alla Residenza.

Graces Anatomy. Diario di bordo – Giorno 1

Abbiamo una barriera da rompere; quella di spazi resi angusti da un presente critico e aberrante, fatto di solitudini confinate tra quattro mura, che ci privano della possibilità dell’incontro, del contatto con l’altro. E ci privano, tra le altre cose, di quella che abbiamo scoperto essere più “altra” di tutte: il teatro. Che è “altro” e residuale nella considerazione di chi governa e che sconta una marginalità che – pur essendone stato sempre consapevole, e in qualche modo persino intimamente fiero – non lo aveva mai visto relegato a un’importanza così subalterna e a un ruolo ritenuto così poco primario nell’economia delle nostre vite.

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