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Venerdì, 17 Luglio 2020 00:00

InFLOencer: una rivoluzione condominiale napoletana

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Fino a mercoledì scorso ero convinta di aver avuto una vita avventurosa. Ho viaggiato, ho fatto saltare un matrimonio e ho guidato una Aston Martin. Zaino in spalla sono arrivata fino in Vietnam, ho guadato un fiume in groppa all’elefante e ho rischiato la vita su un trenino colorato, con i freni rotti, a Sidi Bou Said. Eppure, cari amici, tutto questo è niente se non hai partecipato ad una riunione di condominio.

Senza l’assemblea condominiale non puoi dire di aver vissuto.
Ore 18:30. Nel cortile è schierata la compagine condominiale. In prima linea c’è la tuttologa della scala A, colpi di sole e cagnolino nel passeggino; qualche giovane coppia di sposini, appesantiti dalla quarantena, in abiti attillati e sgargianti; un paio di signore coi mariti in villeggiatura a Poggioreale e qualche azzeccagarbugli delegato dai proprietari degli studi professionali.
È la mia prima riunione di condominio, per la prima volta vedo tutti insieme gli esemplari finora incrociati spaiati per le scale: la visione di gruppo impressiona.
Con lo sguardo cerco qualche mio simile, ma non c’è traccia di donna con titolo di studio superiore e senza smalto fucsia. Sono sola e l’atmosfera inizia a riscaldarsi. “L’amministratrice se ne deve andare” urla qualcuno “è ‘na mariola”. Il brusìo è incessante.
Il delegato del nuovo amministratore candidato dichiara aperta la seduta e, accortosi che sono l’unica senza shatush, mi nomina subito presidente. Sono imbarazzata, vorrei tirarmi indietro: queste persone sono troppo aggressive anche solo quando si salutano. Ad un tratto una voce “... Ma ’a signurina è una studentessa in affitto?” chiede un braciolone di mezza età, con la maglia del Napoli, al  braciolone accanto. Calcolo rapidamente che mi hanno appena dato quindici anni di meno e che questo contorno occhi, costerà pure quaranta euro, ma funziona. Un moto di orgoglio e vanità mi pervade: non posso tirarmi indietro, questa gente merita un capo. Accetto l’investitura e nomino al volo Pastorelli e Ceci rispettivamente segretario e scrutinatore. Afferro il verbale, risalgo una rampa di scale e inizio a leggere dal pulpito. Ogni quattro righe traduco in napoletano. Ho il comando. A un certo punto mi scappa pure “Silenzio!!! Non facciamo il pollaio”.
Concedo la parola e reclamo sintesi. Nessuno più può fermarmi. Galvanizzata e sempre più convinta che insieme possiamo riportare questo palazzo agli antichi splendori – o anche solo ricomprare i bidoni della differenziata – zittisco pure l’avvocato Pagano.
“Senta Pagano, noi non ci conosciamo e quindi mi dia del lei. Mi risulta, ma forse mi sbaglio, che lei affitta senza contratto ai ragazzi africani e non paga il condominio da anni. Forse a lei il cambiamento non conviene, ma a noi sì. L’epoca in cui con quattro parole comandava questi poveri condomini analfabeti, che non capiscono nemmeno l’italiano, è finita!”. Silenzio. Penso che appena la massa capirà che gli ho dato degli ignorantoni, mi farà lo strascino. E invece...
Esplode una corale di approvazione tutta per me. Tutti contro Pagano, a cui è stata dedicata pure qualche malaparola. Torno a casa tra sguardi ammirati e strette di mano. Il Masaniello che stavate aspettando è arrivato; la Pimentel Fonseca che si batterà per i nuovi citofoni è al comando. La rivoluzione è iniziata.

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