“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”

Haruki Murakami

Sabato, 30 Marzo 2013 17:06

Il cuore gelido di Meursault lo straniero

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In occasione dei cento anni dalla nascita di Albert Camus, Lo Straniero con la regia di Franco Però è andato in scena al Teatro Due di Parma nella Sala Grande in ultima data il 28 marzo. Il romanzo, definito dai critici 'esistenzialista', è stato scritto tra il 1938 e il 1940 e pubblicato nel 1942; resta un’opera fortemente attuale che rende accessibili tematiche della società contemporanea come l’essere indifferenti di fronte ad avvenimenti tragici che di norma dovrebbero perturbare profondamente lo spirito e che invece nella vicenda rendono impassibile il protagonista.

È la rappresentazione dell’intricata vicenda di Meursault, un giovane impiegato di Algeri, che a partire dalla morte della madre comincia a vivere da ospite e da straniero. Fin dall’inizio è chiarissima la personalità del personaggio interpretato da Alessandro Averone. Siamo davanti ad un uomo dal cuore gelido che nonostante la perdita e il lutto patito riesce a mantenere una lucidità quasi nevrotica e al limite del patologico.
“Non conosceva l’età della madre, non l’ha vista dopo la morte”, è stata questa la reazione di Meursault che come unico piacere ha quello del fumo, quasi fondamentale per la sua felicità. Il giorno dopo la morte della madre, un lasso di tempo incredibilmente breve perché si possa tornare alla vita in modo neutrale, il giovane uomo incontra su una spiaggia Maria e se ne innamora, o meglio si sente fortemente attratto dalla donna che diversamente da lui nutre un reale e autentico sentimento tanto da proporgli di sposarla. La loro storia appare fin dall’inizio come un legame utopico e debole a causa delle circostanze non favorevoli. L’atteggiamento di Meursault sarà costantemente quello di un indifferente crudo e cinico; sembra quasi a tratti di trovarsi in alcuni spazi descritti da Moravia nel romanzo Gli indifferenti.
L’evento che darà inizio al declino di Meursault e all’irreversibile rotta verso la perdita di se stesso è l’omicidio compiuto sulla spiaggia sparando ad un arabo, e poi sparando altre quattro volte al corpo morto. La pistola gli era stata data da un suo amico, Raymond Synthès, nemico dell'arabo poiché aveva schiaffeggiato sua sorella. In questo momento della rappresentazione teatrale la pistola giocattolo è stata puntata direttamente verso il pubblico che al rumore dello sparo ha reagito quasi infastidito e semplicemente spaventato dalla trovata registica prevedibile ma di evidente disturbo. In ogni caso dopo l’uccisione dell’uomo la vita dello straniero volgerà verso una condanna a morte irrevocabile. Ciò che sorprende e a tratti irrita persino l’avvocato di Meursault, nella recitazione severa e imponente di Michele de’ Marchi, è la sua completa mancanza di rimorso; è un uomo che ha compiuto qualcosa che non può turbarlo perché pare viva uno sdoppiamento di se stesso. È straniero perché è insolito nell’atteggiamento oltre che per la condizione sociale, è altro da sé ed è in questo estraneo ed emarginato. Il suo amico Raymond, interpretato in modo magistrale da Roberto Abbati, affermerà che “è successa una disgrazia e le disgrazie lasciano senza difese, ecco io credo sia successa una disgrazia”; è forse questo l’unico modo per giustificare il gelido comportamento del protagonista.
All’interno della vicenda compaiono numerosi cenni autobiografici quali i rapporti con la madre, la realtà vissuta ad Algeri, il periodo in cui lavorò presso una ditta di spedizioni; il rovesciamento delle emozioni è un colpo forte e chiaro che Albert Camus aveva di sicuro in mente. “Né io né mia madre ci aspettavamo nulla l’uno dall’altro, nemmeno dal prossimo”, così Meursault risponde all’avvocato in un tentativo di giustificare se stesso nel suo modo di vedere la realtà distorta delle cose. La scenografia essenziale con un tavolo, della sabbia e un lampadario fa da specchio alla povertà d’animo di Meursault che fino alla fine della condanna e del processo rifiuterà persino un perdono divino. Nella nevrosi della scena finale si chiude lo spettacolo. È quasi impossibile provare compassione per la tragedia dello straniero, forse perché i cuori umani si allineano più facilmente quando condividono un sentire comune, eppure non possiamo rimanere indifferenti davanti ad un uomo che un po’ per debolezza e un po’ per confusione non è stato in grado di affogare in un pianto liberatorio, né è stato capace di assumersi il peso morale di una vita spezzata per mano propria e di un’altra accaduta per natura.

 

 

Lo straniero
da
Albert Camus
adattamento Robert Azencott
regia Franco Però
con Roberto Abbati, Alessandro Averone, Paola De Crescenzo, Michele de' Marchi
produzione Fondazione Teatro Due
traduzione Enzo Siciliano
aiuto regia Giacomo Giuntini
luci Claudio Coloretti
scene e costumi Andrea Viotti
musiche Antonio Di Pofi
durata 1h 10‘
Parma, Teatro Due/Spazio Grande, 28 marzo 2013
in scena dal 7 al 10 marzo, 26 e 28 marzo 2013

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