“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Alberto Pirro

Aurora sogna, di nuovo

Se c’è una cosa impossibile, per i ragazzi della generazione di fine anni ’80, è saper rinunciare a qualcosa che ha marcato la loro adolescenza in modo indelebile. Peggio ancora, vederla del tutto trasformata. Il caso di Microchip Temporale è molto delicato, complesso e tocca tutti, nel bene o nel male.

“Persona”: guarda dietro di te. Ricordati che sei un uomo

“La scena rap è controversa” cantava Caparezza anni fa, per descrivere i suoi salti mortali in un genere così difficile. Complicato è soprattutto penetrare la scorza dura e il muro di volgarità che il rap spesso innalza. Si tratta di cantastorie moderni che raccontano la loro realtà, spesso così cruda che ci disgusta e allontana.

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