“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Mercoledì, 27 Marzo 2013 01:00

L'insegnante e l'agente immobiliare

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Amo da sempre Marco Lodoli, cinquantasettenne di Roma, un romanziere che ha sempre scritto sui ragazzi ai quali insegnava Italiano in un istituto tecnico della periferia di Roma. Questi adolescenti trattati con dolcezza, ma anche con fermezza, denunciando tutte le magagne della scuola pubblica. I professori e altri professori (Einaudi, 2003) è una sconcertante testimonianza. Poi sul quotidiano La Repubblica ha scritto, per anni, di posti della capitale trascurati, vilipesi o poco conosciuti. Ora esce questo Vapore, un romanzo o meglio un racconto lungo di centonove pagine, dove Lodoli miscela con destrezza sentimenti e melanconia, suspense e ricordi.

Chi parla, nel testo, è Maria Salviati, settantaduenne insegnante di scienze alla scuola media che si imbatte in un giovane agente immobiliare che cerca di vendere una villa della signora, nei Pratoni del Vivaro, sul mare, dopo Ciampino.
All'inizio sappiamo solo che ha un figlio che vive a Londra e un marito che è scomparso da trent'anni e apprendiamo dei tragitti quotidiani con l'agente immobiliare, sempre a posto, giovane, con il ciuffo che gli cade continuamente sulla fronte. Quando Maria rivede la casa, dopo molti anni, ha come un mancamento e Lodoli le riassume la vita in questo modo: "Mancava la vita, gli amori, le ansie, i soldi sprecati e i soldi che mancano, i figli, le nottate, le parole buttate contro i muri e quelle mormorate, le frasi belle e gli urli, mancavano i sentimenti".
La casa per giorni non trova acquirenti, la trovano umida, da restaurare, troppo lontana da Roma e l'agente, preso dalla noia, chiede a Maria della sua vita, per passare il tempo: vuole una bella storia d'amore. L'insegnante è stata una ragazza ligia al dovere, composta e ha conosciuto il marito quando aveva vent'anni, durante una festa per bambini. Si chiamava Augusto, ma si faceva chiamare Mago Vapore, un clown per bambini e per grandi sempre con un piccione che usciva al momento giusto, i gesti del funambolo, insomma un chiacchierone e istrione per natura, che aveva già trentacinque anni, viveva in un garage sull'Appia, nessun lavoro preciso, ma solo comparsate in feste e avvenimenti di magia.
Maria lascia la famiglia, che disapprova in toto questo fidanzamento-matrimonio, e parte con Augusto per la Spagna: la fa sentire "speciale" dice, non può più vivere senza arlecchinate. Rimane incinta. Nasce Pietro, dopo un parto rocambolesco, e padre e figlio vivono in simbiosi, Augusto cerca il figlio che cerca il padre e, fino ai dieci anni, questo amore sembra il più solido del mondo. Ma ogni tanto il Mago Vapore va a lavorare all'estero, manca per mesi, forse ha altre donne, Maria non indaga. Tanto torna sempre a casa.
Continuano i ricordi mentre l'agente immobiliare, che si chiama Gabriele, proprio non riesce a vendere quella casa e quindi si scelgono una panchina e passano là lunghi pomeriggi. Maria racconta a Gabriele del marito così: "Non è stato mai facile vivere con Augusto. Predicava la leggerezza, ma nulla era mai a posto": meno male che lei si era laureata e avevano dei soldi in casa.
Pietro, da adolescente, incomincia a diventare scontroso poi, cresciuto, va a Roma per studiare ingegneria. Era la città di fine anni Settanta, quando Pasolini diceva che la capitale si era omologata ed era piena di contrasti sociali e di fascisti. Pietro diventa un comunista tutto d'un pezzo e una sera ne ferisce uno. Un fascista, uno che già conosceva. Per vie traverse, che non dirò, la pistola finisce nelle mani di Augusto e qui il segreto di Maria che non sveliamo, ma che Gabriele conosce proprio il giorno in cui riesce a vendere la villa.
La scrittura di Lodoli è densa e lieve, il suo stile è sempre a un passo dal sentimentalismo, che però non varca, perché aggiunge alla fine sempre qualcosa di solido, di strutturato. Nel caso di Maria, una donna indimenticabile, ella voleva solo: "un lavoro utile, un bambino che gioca, un uomo che bada ai conti: così avrei voluto la mia vita di donna. Eppure quella era il mio posto, sempre in bilico sul bordo di una foglia, in una vita che era una goccia di vapore".

 

 

Marco Lodoli
Vapore
Einaudi, Torino, 2013
pp. 109

 

 

 

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