"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Martedì, 02 Aprile 2019 00:00

“Il coro di Babele”: un racconto fatto di tante storie

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Chi di noi, giovani migranti italiani, può ancora dire di riconoscersi oggi in una sola bandiera, in quella tricolore? Verde, bianco, rosso. Chi di noi, giovani, può ancora credere vivamente che il futuro sia molto diverso dal presente? Chi di noi, migranti, può ancora fare differenze tra il compaesano e lo straniero? Chi di noi, italiani, non conosce ancora Babele?

Babele è la meta di tutte le migrazioni, è la somma di tutte le città del mondo, ed è nata dalla mente di sei protagonisti del nostro tempo: giovani migranti italiani che a Babele ci vivono e che, raccontando la sua storia, raccontano la loro.Il coro di Babele è il prodotto intelligente di un laboratorio teatrale curato da Claudio Zappalà, drammaturgo e regista emergente, sull’esercizio della narrazione. Il risultato è uno spettacolo corale dal ritmo vertiginoso in cui le storie di cinque voci differenti si intrecciano per diventare un racconto comune che si arricchisce di suggestioni, contaminato dal sentire del gruppo. Chiara Buzzone, Federica D’Amore, Totò Galati, Roberta Giordano, Pierre Jacquemin, valigia in mano, si alternano in brevi monologhi rivolgendosi direttamente al pubblico a cui gli altri prendono parte diventando via via il contesto esterno del racconto, “gli altri” appunto. Se c’è una cosa che lo spettacolo riesce a trasmettere, infatti, è un certo senso di disagio che segna molti aspetti della condizione di giovane migrante: la qualità delle relazioni, la disponibilità di spazio proprio, la gestione del tempo, la nostalgia di casa, l’illusione di indipendenza. La valigia che questi si portano dietro è il contenitore, essenziale e prezioso, dei loro sogni e delle loro paure. Testimone di una staffetta senza tregua, viene “assunta” dal corridore come una nuova responsabilità.
Il coro di Babele affronta un argomento comprensibile e condivisibile da una generazione sempre più estesa che non si può di fatto riconoscere più in uno status sociale in base all’età anagrafica e che non può riconoscersi in una sola bandiera. E lo fa con garbo senza la pretesa di sapere se sia “giusto” partire o restare, sfruttando l’ironia, la comicità anche, così come il patetismo e la rabbia.
Quindi Babele... Babele coi pregi e i difetti di ogni città: con le sue strade trafficate, Babele con le sue piazze enormi, gli alti palazzi, i bar affollati, gli ascensori bloccati, le scrivanie piccole, i letti scomodi; Babele meta di speranze, con i suoi musei, i cinema, i teatri, le fontane, i parchi, il mare, lo spazio per sognare, quello per correre, quello per restare.
L’immediatezza del messaggio deriva anche dalla posa assunta dagli attori (frontale al pubblico) e dall’uso di una lingua teatrale franca e asciutta. Altro elemento di forza è poi la presenza dei cinque performer: sono un gruppo eterogeneo e compatto in cui ognuno pare venir fuori da un mondo diverso ma che, una volta catapultato sul palcoscenico, ritrova se stesso in una “forma” familiare e famigliare. I cinque corpi in scena sono chiaramente fedeli a una sintassi ben strutturata: la schiera, il cerchio, la scacchiera, il triangolo sono solo alcune delle soluzioni adottate dal gruppo in fase di laboratorio per trovare coesione.
Zappalà e gli interpreti si sono costituiti nella Compagnia Barbe à Papa Teatro, nata a Palermo nel 2018, al centro delle migrazioni del Mediterraneo, e hanno debuttato con Il coro di Babele nel contesto del Premio nazionale giovani realtà del teatro 2018 − Accademia Nico Pepe, ricevendo una menzione speciale. Dopo il debutto palermitano, lo spettacolo sarà a breve in scena al Teatro di Pergine (TN) e ancora alla Cavallerizza Irreale di Torino e allo spazio Lume di Milano.

 

 

 

 

 

Il coro di Babele
testo e regia Claudio Zappalà
con Chiara Buzzone, Federica D’Amore, Totò Galati, Roberta Giordano, Pierre Jacquemin
luci Claudia Borgia
produzione Barbe à Papa Teatro
realizzato con il contributo di Residenza artisti nei territori “Hotspot − Stato d’emergenza”, Reggio Calabria, Mibact, Regione Calabria
Palermo, T.M.O. − Teatro Mediterraneo Occupato, 21 febbraio 2019 (anteprima)
in scena 15 e 16 marzo 2019

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