“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui prati di Caprara sono stati indubbiamente i più belli della mia vita”

Pier Paolo Pasolini

Mercoledì, 10 Maggio 2017 00:00

Il costoso onomastico del Teatro Eliseo

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Alla fine del gennaio 2017 il senatore del Partito Democratico Bruno Astorre, nel pieno della discussione parlamentare in atto, aggiunge un emendamento alla Legge di conversione del Decreto Milleproroghe: vi è scritto che “per l'anno 2017 una quota di risorse” può “essere destinata, nel limite massimo di 4 milioni di euro, in favore del teatro Eliseo, in occasione del centenario della sua fondazione”. Il Fatto Quotidiano nota la “lesta quanto inosservata mossa legislativa” (29 gennaio 2017), sottolinea la bizzarra pratica di favore, provoca uno scandalo momentaneo, costringe a fare marcia indietro: via l'emendamento, neanche un euro per l'Eliseo.

Il 15 marzo Luca Barbareschi dà vita a quella che – forse e ad oggi – è la sua migliore interpretazione attorale: convocata una conferenza stampa, s'espone in proscenio denunciando il disinteresse istituzionale per l'Eliseo; tromboneggia Barbareschi facendo tuonare alta la voce, facendo risuonare chiari i suoi numeri: l'Eliseo – spiega – costa ottomila euro al giorno, anche quando resta fermo; per una stagione occorrono quattro milioni mentre dal botteghino – ci fosse pure il tutto esaurito in platea – non ne viene che meno della metà; “ci ho rimesso già cinque milioni di euro miei per ridare vita a questo teatro” aggiunge distendendo il braccio nell'aria, “un teatro che è pubblico-privato” (formula mai sentita, frutto evidentemente dell'improvvisazione istrionesca) “e che senza l'apporto dello Stato non potrà rimanere in piedi”. Poi, dopo aver affermato che “tutto il teatro italiano” è a suo favore, prima denuncia l'insensibilità comunale (“non sanno che cosa sia l'Eliseo”, la cui “chiusura sarebbe un colpo mortale per una città imbarbarita, sporca, abbandonata, con un sindaco assente”), poi compie un appello ministeriale, traducendo la richiesta d'elargizione in un atto di responsabilità che gli è dovuto: “Non posso imporre al ministro Franceschini un amore per il teatro che non ha. Posso riportarlo alle sue responsabilità di ministro: chiudere l'Eliseo, più antico del Piccolo di Milano”, dichiara Barbareschi guardando un po' l'uditorio un po' nel vuoto, “è dare una coltellata mortale alla cultura, alla storia del Teatro, a Roma, al Paese intero”. Pausa.
Badate intanto quale perfetta costruzione retorica: il riferimento al Piccolo di Milano anticipa alcuni temi e dunque rafforza la successiva parte dell'(auto)perorazione. Barbareschi infatti – dopo aver confessato, come in un a-parte shakespeariano, d'aver sentito più volte il Ministero e di aver ottenuto la certezza del contributo pubblico (“mi erano stati promessi 4 milioni ma non sono mai arrivati”) – allude allo spreco di risorse pubbliche (esempio: le fondazioni lirico-sinfoniche, che sono “macchine che macinano soldi per riempire voragini politiche”) e fa riferimento a certe discriminanti sperequazioni di sostegno (i 13 milioni dati proprio al Piccolo di Milano), poi puntella i suoi argomenti usando l'antipartitismo tanto di moda (lui, che è stato membro di AN, PDL, FLI, Gruppo Misto): “Il problema risiede proprio in questo: siamo amministrati da politici che non conoscono niente della vita di un teatro” (come non dargli ragione) “perché non lo frequentano e badano solo a sistemare i propri amici” (come non dargli ancora ragione). Il finale? Orgoglio e commozione, prima di lasciare a chi ascolta il senso di un futuro in penombra, indecifrabile: “Qui all'Eliseo c'è gente preparata e questo teatro in due anni ha triplicato l'affluenza, è pieno e funziona. Noi siamo belli ma non siamo politici”. Applausi da una parte del pubblico, poi: “Proseguirò fino alla fine di questa stagione per rispetto alle compagnie, che verranno saldate; poi cala il sipario, pur avendo progettato spettacoli importanti per la celebrazione del prossimo centenario”.
Nel mese di aprile – non più nel decreto Milleproroghe (modificabile) ma nella manovra correttiva (blindata dalla fiducia) e in Gazzetta Ufficiale, all'articolo 22 comma 8, leggiamo che “In favore del teatro di rilevante interesse culturale Teatro Eliseo, per spese ordinarie e straordinarie, al fine di garantire la continuità delle sue attività in occasione del centenario della sua fondazione è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2017”.


Eliseo. Un secolo di teatro
è una bella pubblicazione di quarantaquattro pagine che accompagna (e i cui contenuti vengono ripresi in) un numero di Hystrio. La copertina – su fondo nero e palcoscenico stilizzato in argento – propone un fool con in mano due calici e il numero 100. Alla stesura vi collaborano alcune tra le più importanti firme della critica italiana: Maurizio Giammusso e Paolo Emilio Poesio, Renzo Tian e Aggeo Savioli, Antonio Audino e Maria Grazia Gregori, Claudia Cannella e Ugo Ronfani. La prima frase che vi si legge è a pagina 3: “Il Teatro Eliseo compie cento anni, un secolo da quando si inaugurò uno spazio teatrale all'aperto, nel giardino del grande Palazzo Rospignosi. Fu battezzato Arena Nazionale, dal nome della via sulla quale affacciava”.
Eliseo. Un secolo di teatro è una bella pubblicazione datata 2000: l'anno del già festeggiato centenario del Teatro Eliseo. Vi si ripercorre il ripetuto cambio di nome (Teatro Apollo nel 1910, Teatro Cines nel 1912, Teatro Eliseo nel 1918, dopo un apposito concorso pubblico, e Teatro degli Italiani nel 1923, di nuovo Teatro Eliseo); le modifiche strutturali (la muratura del 1910, il tetto del 1911, il fallito progetto del 1914, la ristrutturazione del 1937 che, in sei mesi, trasforma l'arena in una sala da 1300 posti); le opere di passaggio (il varietà, la proiezione di Quo Vadis?, l'arrivo di Mistiguette, la bomba-sexy del Moulin Rouge ma anche La cena delle beffe di Sem Benelli, Emma Gramatica e Totò, che vi debutta con Trick Track ovvero il vergine folle).
In Eliseo. Cento anni di teatro leggiamo articoli dedicati a Visconti, Pirandello e i De Filippo alternati a foto in bianconero e interviste: “Cento anni di un teatro, che coincidono oltretutto con il 2000” – afferma Scaparro, allora direttore, a pagina 30 – “si festeggiano facendo teatro” mentre a pagina 35 Gianni Letta, presidente del 'Comitato Amici dell'Eliseo per il Centenario', cita Goethe (“un vecchio è sempre un Re Lear”) e ribadisce più volte che l'Eliseo ha proprio “cento anni” e che “la celebrazione” serve non tanto a “rievocarne il passato quanto per riproporne l'impegno culturale e civile”.
Dunque non vi sono dubbi: l'Eliseo il suo centenario lo ha già festeggiato diciassette anni fa.
Non doveste fidarvi di questa pubblicazione vi basterà dare un'occhiata a Eliseo 2000, catalogo di cinquantadue pagine della mostra che per quattro mesi nell'Eliseo ha esposto “materiale documentario, fotografico e video raccolto da Luana Nisi e curato da Daniela Spisa”: se ne trovano copie presso la Biblioteca dell'Attore del Teatro Stabile di Genova e presso la Biblioteca dello Stabile di Torino. Non doveste fidarvi ancora vi basterà consultare il sito del MiBACT, lì dove è scritto che “il Teatro Eliseo sorge nel 1900, come teatro all'aperto”. Non doveste fidarvi ulteriormente vi basti sapere che è per festeggiare il centenario che proprio nel 2000 l'Eliseo inaugura il sito internet (lo ricorda Rugiada Cogotti in Internet e il teatro, Schena Editore, 2007, p. 147), che la stagione 2000/2001 si apre con un'opera di De Filippo (regia di Luca De Filippo; coproduzione Eliseo/Elledieffe) per unire “il centenario del Teatro Eliseo e quello della nascita di Eduardo”, che il 22 settembre avviene la “festa di compleanno del caro amico Teatro Eliseo” nella “storica Casa degli attori di via Nazionale”: presenziano l'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato, il sindaco Rutelli, Bertinotti e l'immancabile Gianni Letta; s'alternano al microfono alcuni tra coloro che hanno recitato all'Eliseo facendone la storia: da Giorgio Albertazzi a Luca De Filippo, da Gabriele Lavia a Carlo Giuffrè, da Umberto Orsini a Valeria Moriconi, Rossella Falk, Massimo Ranieri, Corrado Pani. Nicola Piovani esegue un intervento musicale, il gran galà viene trasmesso in diretta su Radio 3 (la conduzione è di Corrado Augias), vengono offerti in anteprima estratti da uno speciale per Rai 2 di Palcoscenico – intitolato Eliseo, cento anni di teatro – curato da Piero Maccarinelli.
Insomma: il centenario che è la ragione ufficiale indicata nell'emendamento del senatore Astorre, che viene ribadita più volte a voce da Barbareschi in conferenza stampa e che è presente nel comma posto all'articolo della manovra correttiva non ha alcun fondamento urbanistico, storico e teatrale (devono saperlo bene all'Eliseo se nella sezione “La Storia” del loro sito fanno cominciare le vicende del teatro dal 1900, anno dal quale “centinaia di attori, registi, personaggi e spettatori emozionati hanno popolato le sale del teatro Eliseo” salvo proporre più in basso un grafico a tappe e ad hoc che parte dal 1918). Conseguenze? Al massimo nel 2018 l'Eliseo festeggerà non il centenario della nascita ma quello della denominazione attuale: non il compleanno, cioè, ma l'onomastico.


Nel pomeriggio del 15 marzo 2017, poche ore dopo la conferenza stampa di cui sopra, a Luca Barbareschi risponde l'Ufficio Stampa del MiBACT. Si tratta, di fatto, di una nota con cui Franceschini elude – o smentisce – la promessa di 4 milioni cui ha accennato lo stesso Barbareschi: “Il sostegno alla prosa” è chiarito “avviene tramite l'approvazione di progetti triennali da parte di una commissione consultiva indipendente composta da esperti e di criteri oggettivi attraverso un sistema comparativo tra soggetti appartenenti a categorie omogenee su tutto il territorio nazionale”. Insomma: i soldi possono arrivare solo tramite il famigerato e (mal)funzionante decreto che ha riformulato i criteri di spesa del FUS (il Nastasi/Franceschini, per intenderci).
Leggendo il comunicato del MiBACT colpiscono due passaggi più opachi, meramente accennati. Il primo: “Nel 2015, primo anno del triennio, la gestione del teatro Eliseo afferente alla Casanova srl ha riaperto il teatro solo il 29 settembre, potendo esibire quindi una programmazione e un calendario molto più breve di quello degli altri analoghi organismi”. Il secondo: “Nel 2016 il contributo è stato incrementato” e “nello stesso anno sono state erogate risorse pari a 250.000 euro per il progetto Generazioni”: “si tratta”, precisa il Ministero, “dello stanziamento in assoluto più consistente fra i tredici progetti approvati nel 2016”.
Questi due passaggi smentiscono Luca Barbareschi: fin dalla sua riapertura – anzi: ancor prima della sua riapertura – il Teatro Eliseo ha goduto di un evidente favoritismo istituzionale e politico: nonostante la Casanova srl di Barbareschi pare abbia firmato il contratto di locazione solo il 12 marzo 2015 più di un mese prima il Ministero aveva reputato interlocutore credibile l'Eliseo e nonostante il teatro in precedenza fosse chiuso e dunque non potesse presentare storicità recente né dati passati a sostegno della propria candidatura (ma solo un progetto autocertificato “più breve di quello di altri analoghi organismi”) è stato nominato TRIC, Teatro di Rilevante Interesse Nazionale: come lo Stabile di Genova, l'Elfo o il Parenti di Milano, il Metastasio di Prato, il Teatro di Sardegna; “meglio” dello Stabile di Bolzano, del Bellini di Napoli, del Koreja di Lecce (valutati da Commissione e Ministro come Centro di Produzione).
Si trattò, allora, di un atto “di fiducia alla proposta culturale ed artistica del teatro” come dichiara ancora il Ministero nella sua nota: già, ma una fiducia data in nome di che?


Detto dei fatti restano a questo punto le domande: mi limito ad alcune.
Appurato che il centenario/2018 dell'Eliseo è una scusa irricevibile con cui motivare un sostegno ad theatrum – somiglia a una presa in giro pubblica quest'aiuto concesso a un privato – e che, per citare la relazione redatta della Commissione Prosa, “le motivazioni e le modalità” di ogni sostegno pubblico “devono essere chiare, trasparenti e soggette a controllo e verifica”, è possibile sapere quali ragioni effettive sono alla base dello stanziamento dei 2 milioni? La storicità? Esistono teatri più antichi. Le avversità economiche, lo stato di condizione emergenziale, l'impossibilità di continuare la propria attività? Il paese teatrale è un insieme di sale grandi, medie e piccole in difficoltà di bilancio o di cassa. Cosa fa preferire l'Eliseo a tutti gli altri?
Ancora: è possibile comprendere il processo valutativo che ha fatto dell'Eliseo un TRIC? Quale “identità, coerenza e proposta” ha reso la Casanova srl nel 2015 un soggetto richiedente ammissibile e che parere ha espresso in merito la Commissione Prosa? Sulla base della valutazione di quale attività è avvenuta la nomina dell'Eliseo a TRIC? È stata analizzata l'effettiva capacità di gestione amministrativa, i criteri di spesa esposti in sede progettuale e la sostenibilità di una stagione annuale che oggi sappiamo “costa 4 milioni di euro l'anno”? E il sostegno ministeriale adesso previsto non smentisce il decreto del 2015 che – giova ricordarlo – non teneva conto di “argomenti come la questione occupazionale o la storicità”? E negli ultimi due anni sono state operate dal Ministero operazioni specifiche di monitoraggio, verifica e controllo?
Infine. Chi ha redatto e proposto il finanziamento di 2 milioni nella manovra correttiva? E come è possibile che nessun politico né alcun artista che ha preso parte ai festeggiamenti del 2000 abbia sentito il dovere morale di far notare pubblicamente che il centenario dell'Eliseo era stato già celebrato?

 

P.S. L'opera di Eduardo De Filippo che inaugurò la stagione 2000/2001 dell'Eliseo fu L'arte della commedia. In essa si parla di “crisi del teatro”, di “milioni e milioni che se ne vanno in fumo”, di “male intenzionati” e di una “confusione” che “viene creata a bella posta” e che, “fatta passare per crisi teatrale, diventa la cartella di rendita nelle mani dei confusionari”. Non vorremmo – scherzo del destino, meraviglia di un'arte capace di smascherare il reale – che lo spettacolo con cui si festeggiava il centenario d'allora servisse a dire del (presunto) centenario che si vuole di nuovo festeggiare domani.

 

 

 

 

 

Le foto facenti riferimento alla conferenza stampa di Luca Barbareschi sono di © Agenzia Dire, AGF, LaPresse, Cecilia Fabiano/Ag. Toiati. L'immagine murale con la scritta "Non posso vivere senza Teatro Eliseo" è la locandina della stagione 2014/2015 del medesimo teatro. La foto di scena de L'arte della commedia è tratta da Defilippo.it

 

 

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C.Re.Sco., Salvataggio straordinario del Teatro Eliseo. Comunicato Stampa
Thomas Makinson, Soccorso rosso a Barbareschi il nero (Il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2017)

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