“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Martedì, 26 Gennaio 2016 00:00

Vincenzo Manna investe su "Inverno" di Jon Fosse

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Molte storie possono iniziare nel parco di qualsiasi città all’alba di un rigido inverno. L’alchimia tra le più improbabili anime affini può manifestarsi così, casualmente, inciampando l’una nell’altra sull’asfalto gelato. Inverno del drammaturgo norvegese Jon Fosse racconta uno di questi infiniti, possibili incontri: l’Uomo e la Donna, lui impiegato sposato e con famiglia a carico, lei angelicata prostituta; diversi ma entrambi soli, si trovano a condividere lo stesso angolo di mondo, nello stesso momento, e finiscono per legarsi in un gioco di seduzione tormentoso che si consuma alternativamente nel tepore di una camera d’hotel e nel desolato esterno urbano.

Fosse sfrutta trame e personaggi comuni, adotta una lingua scarna, minimale, facendo affiorare l’insoddisfazione dell’uomo del suo (nostro) tempo.
Dalla casualità dell’incontro parte Inverno con la regia di Vincenzo Manna visto sul palcoscenico del Teatro Libero di Palermo nel mite gennaio teatrale palermitano. E così, mite, risulta pure questo spettacolo nato da un progetto del regista insieme all’attrice Anna Paola Vellaccio e prodotto da Florian Metateatro (PE) in collaborazione con ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio) e RIC-Festival 2014 di Rieti. Tuttavia qui l’Uomo e la Donna sono diventati due donne: una ragazza stordita dall’alcool, sconcia nei gesti, mal vestita (Flaminia Cuzzoli) e un’anonima donna in cappotto (Anna Paola Vellaccio).
Forse perché è un testo poco rappresentato, forse perché Manna fa un’operazione di spostamento di gender rispetto al protagonista maschile di Fosse, forse per tali ragioni Vincenzo Manna si è guadagnato un discreto successo della critica con questa pièce che però, a distanza di qualche tempo dalla prima nazionale non pare arricchita di nuova verve. A partire dalla scarsa cura dei costumi – che sempre fa perdere di credibilità anche al resto – arrivando alla cifra stilistica del parlato, passando per le soluzioni coreografiche e marionettistiche di cui lo spettacolo è pieno, non vi è dettaglio davvero rilevante. Se, infatti, il tradimento dell’originale è sempre ben accetto, e anche auspicato, nel teatro contemporaneo, è vero pure che può “permetterselo” solo l’artista capace di trasfigurare l’opera in un gesto sorprendente. Manna tradisce Fosse accelerando il ritmo del dialogo e riempiendo di parole quei silenzi che tanto senso davano al confronto sentimentale. Le oscenità erotiche sono docilmente ridotte a pezzi coreografati soltanto allusivi alla fornicazione che, invece, rappresenta l’unica via d’uscita alla claustrofobia del discorso, momento di liberazione dalle limitazioni verbali di un idioma sincopato, asettico. E così, togliendo molto dell’atmosfera originale, mancando di alternativa genialità, quello che resta di Inverno di Vincenzo Manna è l’aggressività del linguaggio che senza contesto non può essere apprezzato come si vorrebbe.
Nota di merito alla performance di Anna Paola Vellaccio: saggiamente sull’orlo dell’eccesso, rende vera la trasformazione del suo personaggio da comune moglie e madre a perduta guerriera, ossessionata dall’amante sconosciuta, divenuta presto lo scopo della propria vita. Non sempre credibile, invece, Flaminia Cuzzoli nella sua ingenua candidezza – velata appena di mistero – che lei traduce in smorfia.

 

 

 

Inverno
di
Jon Fosse
un progetto di Vincenzo Manna, Anna Paola Vellaccio
traduzione Graziella Perin
adattamento e regia Vincenzo Manna
con Anna Paola Vellaccio, Flaminia Cuzzoli
assistente alla regia Andrea Vellotti
disegno luci Javier Delle Monache
costumi e oggetti di scena Cassepipe Compagnia
produzione Florian Metateatro
in collaborazione con ATCL (Associazione Teatrale Comuni del Lazio), RIC-Festival 2014
con il sostegno di MiBACT, Regione Abruzzo, Comune di Pescara
lingua italiano
durata 1h
Palermo, Teatro Libero, 21 gennaio 2016
in scena 21 e 22 gennaio 2016 

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