“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Giovedì, 21 Maggio 2015 00:00

Un anniversario da non dimenticare

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Sull'assito un accocco di indumenti e accessori è l'unico segno di una presenza femminile, orme apparentemente freschissime di una permanenza il cui indice di durata è direttamente proporzionale all'accumulo di scarpe disseminate sul pavimento. Un uomo di spalle è contestualmente impegnato in una scrosciante minzione e in un monologo, la cui aura premonitoria non è attenuata dallo sversamento di liquidi corporei.

Un secondo uomo che risponde al nome di Luigi giace sfatto su di una sedia; è l'immagine di una penosa quotidianità che sembra aver avuto la meglio su di lui. Da una toeletta da camera l'immagine di una donna incorniciata e dall'immutabile sfingeo sorriso, presenzia con la sua assenza allo stato d'avanzamento di una decomposizione sentimentale. È a lei che l'uomo seduto legge una lettera le cui evocazioni romantiche sono sovrastate dal monologo dell'amico che – svuotatosi dalle impellenze organiche – è entrato nello spazio comune di una dolorosa condivisione destinata a durare fino alla fine, in un crescendo di autoalimentazione che condurrà alle conseguenze più estreme.
Gianluca d’Agostino e Antonio Marfella sono i protagonisti di una pièce (scritta e diretta da d'Agostino) che presuppone un intimo affiatamento che va oltre la mera recitazione. I due attori recitano, con la naturalezza della verità, la compenetrazione di un'amicizia che accoglie e unisce le luci e le ombre dell'animo umano.
Nella scansione orizzontale di un giorno, il 17 maggio, in cui il tempo di entrambi si è arenato, vengono disseminati e raccolti i tragici segni di un abbandono che, se affrontato in solitudine, deraglierebbe di certo nella follia. L'amore infranto mostra i segni del suo carnefice (routine, gelosia, trascuratezza), e Luigi, da solo, non riuscirebbe a venire fuori da quel loop di immagini impresse su di un supporto mentale che consente continue visualizzazioni – come l'ultimo film visto e rivisto con l'amata assente – di una storia finita, di cui deliberatamente si ignorano le ambiguità. Il bisturi dell'amico interviene spietato come unico antidoto all'incantesimo in cui si è recluso Luigi, affonda le sue parole sgretolando ogni illusione poetica e creando contrasti umoristici irresistibili, dentro i quali si stemperano i molteplici risvolti psicotici. L'alternanza serrata di battute si svolge con un parallelismo che in un primo tempo sembra non condurre a nessun punto di incontro, l'amante abbandonato si rivolge e ascolta solo sé stesso, mentre l'amico, non riuscendo a vincere l'udito selettivo di chi non vuole ascoltare, si rivolge al pubblico. Il risultato è un'armonia 'inconsapevole' che ha una presa immediata sul pubblico – da subito complice e pronto a recepire i sadici e illuminanti rimbalzi dell'oscuro 'amico' – grazie al rilievo che viene dato ad entrambi gli ingredienti di questa rappresentazione: il pathos drammatico focalizzato su un tempo claustrofobico morto e immobile – molto ben indossato da d'Agostino che si inonda di una crescente umidità emotiva – e lo humour cinico e affilato, esercitato senza pietà da Antonio Marfella, che contestualizzando la tensione drammatica in spazi più ampi ne causa volutamente l'immersione nel ridicolo. Il tragico e il comico sono alternative che in un gioco ben strutturato non si escludono, impegnandosi invece a rafforzarsi a vicenda.
Poi qualcosa accade, la costanza dell'uno e la stanchezza dell'altro improvvisamente si incontrano, e chi non prestava ascolto si è ora raccolto in un silenzio pretornatico che non preannuncia nulla di buono.
Il finale, carico di colpi di scena, chiude il cerchio riconducendo ad un inizio lasciato in sospeso, al quale vengono fornite tutte le chiavi di lettura.

 

 

 

L'anniversario
regia
Gianluca d'Agostino
con Gianluca d’Agostino, Antonio Marfella
aiuto regia Carlo Liccardo
scene e disegno luci Carmine De Mizio
musiche originali Luca Formicola
costumi Federica Del Gaudio
foto di scena Emanuele Di Cesare
lingua italiano
durata 1h 30’
Napoli, Te.Co. – Teatro di Contrabbando, 17 maggio 2015
in scena 16 e 17 maggio 2015

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