“Tutti noi riusciamo a vivere solo perché, a un certo punto, ci rifugiamo in una menzogna, una qualsiasi. Lui invece non si è mai rifugiato in un asilo che potesse proteggerlo: è assolutamente incapace di mentire, come è incapace di ubriacarsi. Franz è senza il minimo rifugio, senza un ricovero, perciò è esposto a tutte le cose dalle quali noi siamo al riparo. È un individuo nudo tra individui vestiti”.

Milena su Franz Kafka

Giovedì, 30 Ottobre 2014 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Fabrizio Michelucci

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Fabrizio Michelucci osserva il mondo dal suo splendido studio affacciato sulle colline fiorentine. Lì dove il silenzio, il colore e la natura fanno da sfondo, disegna corpi, volti, situazioni alle quali conferisce tridimensionalità con l'utilizzo di molti materiali: cartapesta, bitume, stoffe. Studia il trasformasi delle cose attraverso il tempo prima ancora che il tempo le sfiori. Le sue opere nascono già segnate. In questo particolare momento si sta rivolgendo ad una rivisitazione del colore proprio perché in realtà, il tempo non riesca a mutare il concetto espresso inizialmente.


Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Alcune brevi riflessioni su chi sono e cosa penso riguardo al mondo dell'arte. Fin da piccolo ho avuto una predisposizione per il mondo dell'arte, mio padre era pittore ed io sono cresciuto respirando odore di colori e diluenti. Ho letto molto sulle varie tecniche e la mia predilezione si è manifestata nel disegno a carboncino, nel rifacimento di classici figurativi, fino a quando negli anni '80 ho collaborato con alcuni stilisti di moda.
La vita mi ha portato a fare altro per diversi anni, poi il desiderio irrefrenabile di esprimere ciò che avevo dentro è diventato preponderante e così, dal 2007 circa, ho deciso di fare questo mestiere.
Riguardo alla parola “artista”, penso che Artista si nasca. Spesso ci si accorge di avere una “sensibilità” spiccata nel recepire i più piccoli particolari delle cose, nell'assimilare sfumature che con lo studio, la sperimentazione ed il continuo confronto sviluppano una coscienza ed una tecnica personali.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Durante la prima mostra personale del 2008 presso la Ken's Gallery , il direttore Walter Bellini, mi ha aiutato a capire quale direzione prendere, poi da lì è stata una continua evoluzione, una  sperimentazione sviluppata molto in fretta, che mi ha portato a partecipare a Fiere ed ad avere esposizioni in gallerie straniere: negli Usa e nei paesi nordici sono molto apprezzato.
Il mio è un genere figurativo, prediligo il ritratto e la figura umana, anche se ho in collezione privata qualche paesaggio semi-astratto. (link alla galleria http://fabriziomichelucci.it/work/new.html)

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato/a e perché?
Mi sono ispirato molto ai modelli classici, i grandi maestri del Rinascimento, poi ho prediletto i maestri del '600 con le loro atmosfere cupe con squarci di luce, le transavanguardie con l'uso di materiali insoliti fino ad arrivare ad una riscoperta del colore manierista. Cerco di perfezionare il mio segno dedicandomi ai particolari, per ottenere un disegno sempre più realista, rovinato poi da un'incursione astratta che anticipi i segni di un tempo che comunque arriverà.


Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Viviamo un momento particolare, in cui chi fa arte fatica a farsi conoscere. Strano a dirsi nell'era di internet, ma un conto è autopromuoversi, diverso è trovare una collaborazione continuativa con  addetti del settore “bravi”.
I limiti spesso sono imposti dai “mercanti” che propongono quasi sempre le stesse figure di artista, non sempre i migliori, non esiste più un progetto a scadenza, ogni evento è oneroso per l'artista e spesso è fine a se stesso, senza una prosecuzione, il successo o meno spesso è dovuto a mera casualità.


Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Esistono molte persone che amano l'arte, ne ho riscontro nelle mie mostre, credo che se tutti ci limitassimo ad un equo ritorno ci potrebbe essere una crescita esponenziale di tale mercato.
In Italia, i critici e gli addetti del settore che contano, tendono a promuovere un tipo di arte che non è più l'ARTE nel senso stretto del termine con cui l'abbiamo considerata fino ad oggi e con la quale siamo cresciuti. Spesso la pittura viene bistrattata, preferendo nuove forme di espressione. Mi consola che nel mondo i musei più visitati siano quelli dove predomina ancora l'ARTE di cui parlavo sopra. 
Ogni occasione deve essere utilizzata per farsi conoscere, la pubblicità è veramente l'anima del commercio. Bisognerebbe tornare al “mecenatismo”, gallerie, enti, grandi fondazioni dovrebbero promuovere pittori e scultori, rivisitando le epoche d'oro e introducendo l'uso di tecniche e materiali non proprio ortodossi.


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Amo molto una mia opera, Surprise, un dipinto di grandi dimensioni che raffigura una donna in espressione di sorpresa, fatta con l'uso di olio smalti carta e lattice di gomma a modellare una veste che scende “casualmente” sul seno, ancora oggi mi provoca una emozione empatica. È stata un'opera che ha fatto parte di un importante periodo della mia arte ovvero il passaggio dalla pittura sola, alla pittura come scultura. Di altri artisti mi  piacciono moltissimo le “sculture” di Pignatelli e i primi dipinti di Samorì, perchè amo la loro ricerca nella sperimentazione.


Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Mi piacerebbe molto esporre a Londra o New York in autunno perché è una stagione che molto si confà ai miei dipinti. In Italia scelgo Milano, anche se trovo che sia una città che si affanna per essere a tutti i costi “trasgressiva”.


Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Da qualche anno questa è diventata la mia professione, con tutti i dubbi del caso. Mi rendo conto che è difficile vivere di arte in Italia, cerco di convincermi che è possibile, alcuni ci riescono, ma sono in pochi: i più fanno fatica.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Trovo che spesso mi manchi l'aiuto degli altri, sopratutto per chi come me è autodidatta, la mancanza di un confronto costruttivo con altri artisti, ognuno è geloso del proprio lavoro.


Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?

Una buona critica è molto importante, un buon critico può decretare il “successo” di un artista, ma tutto deve essere legato ad un progetto a lunga scadenza, deve nascere un “innamoramento” ed una condivisione di intenti; troppo spesso invece sono solo spot mercenari senza alcun seguito. Questo mi rattrista non poco.


Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?

Se dovessi suggerire ai lettori qualcosa per capire la mia arte consiglierei in primo luogo di venire a  “conoscere” le mie opere. Vorrei che potessero dare sfogo alle emozioni e alle sensazioni che la visione di un mio quadro, o di un insieme di quadri, riesce a trasmettere loro. I miei pensieri li trasferisco nelle mie opere e tramite queste, vorrei poter comunicare con il mondo per capire e crescere. Se attraverso questa intervista sarà riuscito a far nascere anche solo un pizzico di curiosità nel lettore, ne sarò felice.

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Fabrizio Michelucci
in collaborazione con FiorGen Onlus, Accademia dei Sensi
elenco opere nelle immagini Lost Soul (olio su tavola, part.); Swan (olio bitume su tela); Reperti di memoria − Surprice (mista su tela); Allegoria (olio, smalti, diluente su tela)
website http://www.fabriziomichelucci.it/

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