“Sii dolce con me. Sii gentile. È breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano”.

Mariangela Gualtieri

Venerdì, 19 Settembre 2014 00:00

Di Greci e Troiani. Rivisitando Shakespeare

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Il Troilo e Cressida di Alessandro Paschitto ha completamente centrato gli obiettivi di una buona riscrittura: originale rispetto all’originale, senza stravolgere il senso di un testo che, come tutti i capolavori, si conserva quanto mai attuale. Un’attualità trasmessa innanzitutto dal linguaggio. Testo scorrevole, immediato, fruibile da tutti. “La scena è a Troia” tuona l’abbietto araldo Tersite all’inizio del dramma, ma di fatto, potrebbe essere ovunque. Ovunque e in ogni epoca, dal momento che guerra e lussuria non passano mai di moda.

Lo spettatore percepisce la rottura spazio-temporale sin dal momento dell’ingresso in platea. Gli attori già presenti sulla scena, pedine morbide, paiono aspettarci, senza di noi nulla può cominciare, siamo parte integrante della rappresentazione, nel segno della buona tradizione elisabettiana. E shakespeariana anche, se ricordiamo le parole di Jacques in As You Like It: “tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne sono soltanto attori”. Complice anche il setting, il Teatro Galleria Toledo, nero, essenziale, intimo. Ben in vista, al centro della scena, i fogli contenenti l’opera campeggiante il titolo Troilo e Cressida in stampatello. Si accende una luce, il buffone Tersite si anima, raccoglie il copione e scandaglia i fogli sulla scena: è lui il narratore, artefice di quella rottura spazio-temporale, colui che interagisce con lo spettatore. Tersite il buffone, o per meglio dire, il fool, tipico personaggio del teatro shakespeariano, il burlone che, proprio per il suo esser creduto folle, è l’unico a potersi concedere di dire la verità. E lo fa ridendo, alla maniera latina più che greca, secondo cuiridentem dicere verum: quid vetat? Appunto, chi crederebbe a un buffone?
Come leggiamo dalle stesse parole di Paschitto nella sua nota drammaturgica: “è il buffone abbietto, Tersite, l’emarginato, la sghignazzante quanto crudele parodia del mondo, che da esso ha deciso di (e)straniarsi, pur tuttavia essendone parte”. Parodia, un termine non casuale. Il dramma di Shakespeare è una tragicommedia, un alternarsi di toni tragici e faceti, tratto ampiamente rispettato da questa versione del Troilo e Cressida. Il linguaggio scandisce il passaggio dal patetico al comico, il pubblico ride più volte e spontaneamente. Molto interessante la scelta di presentare gli attori a torso nudo o vestiti in modo essenziale e di segnare l’alternanza tra lo schieramento troiano e quello acheo attraverso simboli sul corpo impressi con colore rosso. Un attore interpreta uno o due personaggi; particolarmente buona la scelta di affidare il ruolo di Achille e di Paride a una donna, la bella e brava Cecilia Luppoli, che ha saputo ben rendere le fattezze caratteriali dei due eroi. Achille con il suo fare arrogante e prepotente e Paride, con la sua frivolezza, accecato dall’egoismo e dalla lussuria. E dunque Achille/donna ben rispecchia l’ideale del valoroso eroe greco, bello come il sole, di una bellezza, appunto, femminea. Interessante, sebbene non nuova in questo modo di fare teatro, la musica con sonorità elettroniche, altro elemento che contribuisce alla perdita delle coordinate spazio-temporali. Una rappresentazione, dunque, fortemente comunicativa da più registri di linguaggio: musicale, linguistico e del corpo. Nel complesso molto buona la performance recitativa di tutti gli attori, con un appunto soltanto al personaggio di Agamennone, meno convincente degli altri.
Entriamo ora nel vivo della rappresentazione ed analizziamola dal punto di vista dei contenuti. Scrivono Mario Autore ed Eduardo Di Pietro nella nota di regia: “L’argomento e l’ambientazione bellica definiscono uno sfondo irrequieto, che materializza la guerra solo in poche situazioni, circoscritte a scontri aperti tra i personaggi che di eroico conservano solo la reputazione o un obsoleto senso dell’onore. Per il resto, fuori e dentro Troia si parla di conflitto senza che lo si veda [...]. Tanto parlare, ma l’azione si è infiacchita sia tra i Greci, con l’assenza di Achille e l’inettitudine del re, sia tra i Troiani, dove i governanti confrontano le rispettive opinioni, senza essere in grado di prospettare una soluzione che non sia combattere a oltranza. In tali condizioni di sospensione, si rivela con progressiva determinazione per tutti, un unico, preminente senso di inadeguatezza alla vita”. È questo uno dei punti su cui la riscrittura e la regia hanno focalizzato di più l’attenzione: la commistione tra gli aspetti del viver pubblico dei personaggi e quello privato. Le vicende belliche sono inevitabilmente intersecate a quelle sentimentali. Le emozioni, anzi, ne determinano gli sviluppi. Perché l’uomo è eroe di battaglie fuori e dentro di sé. Da questo scenario di inadeguatezza e degrado morale pare salvarsi, inizialmente, soltanto il protagonista, il principe troiano Troilo, interpretato da Mario Autore, che nutre sentimenti puri, quasi infantili, nei confronti della bella, ma esperta civetta Cressida. Vedrà però infranto il suo sogno d’amore dalla cruda e cinica realtà, Cressida gli è infedele, pur avendogli fatto una promessa. “Amore e Guerra” nella letteratura, nel cinema e nella musica sono da sempre due temi strettamente collegati. Il campo dell’amore è spesso paragonato a un campo di battaglia, a partire dal celebre detto: “in amore e in guerra, ogni cosa è lecita”. I sentimenti puri soccombono, il caos del mondo e della guerra ha il sopravvento e se non distrugge, costringe alla resa i buoni sentimenti. Scrivono ancora Mario Autore ed Eduardo Di Pietro riguardo all’impossibilità di scelta e la mancanza di una qualche giustizia, meno che mai divina (gli dèi stanno a guardare e non si curano delle vicende umane) generati dal caos: “Se Troilo soffre ma non muore e Cressida tradisce ma non paga, i riferimenti formali e le aspettative catartiche della messinscena vengono a mancare, resta il disorientamento dell’esistenza”. E allora non sorprende una delle esclamazioni finali del principe Troilo: “Cressida è passata; Troia è la tua volta”.
Il sogno d’amore si è infranto, adesso tocca alla città. Nel finale i personaggi giacciono l’uno sull’altro al centro della scena, soccombono. E allora interviene ancora una volta Tersite a ricordarci la caducità dell’amore, la vanità della guerra. Di questa. Di tutte.

 

 

 

Stazioni d’Emergenza
Troilo e Cressida – Storia tragicomica di eroi e di buffoni
da
William Shakespeare
riscrittura Alessandro Paschitto
regia Mario Autore, Eduardo Di Pietro
con Mario Autore, Annalisa Direttore, Martina Di Leva, Alessandro Paschitto, Michele Iazzetta, Cecilia Lupoli
elaborazioni musicali Mario Autore
tecnico audio Fabrizio Cavaliere
luci Gennaro Monforte
foto di scena Giuseppe Senise
produzione Collettivo LunAzione
Napoli, Teatro Galleria Toledo, 16 settembre 2014
in scena 15 e 16 settembre 2014

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