“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Sabato, 15 Marzo 2014 00:00

Fiori d'amore e sofferenza

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Paolo Coletta ha chiuso il ciclo L'armonia perduta, dedicato allo scrittore Raffaele La Capria, rielaborando sottoforma di musical teatrale l’opera Fiori Giapponesi, un testo composto da cinquantacinque “raccontini” di tessuto abbastanza complesso.
Di orientale, come sembrerebbe da una veloce lettura del titolo, non compare nulla, ma vi sono vicende di vissuti plurimi in cui amore, sofferenza, dolore si fronteggiano alla ricerca di un apparente equilibrio vitale.

La scelta della forma musical è abbastanza interessante, anche se comporta più problematiche di messa in scena, dato che si parte da un testo letterario che già di per sé non è facile da rendere in forma di teatro. Ma il giovane regista napoletano ha scelto attori dalle voci cantanti per fare omaggio, a chiusura di ciclo, a questa bella produzione dello Stabile napoletano.
Le scene sono varie e parallele ispirandosi, infatti, ad alcuni dei racconti contenuti nel libro: dodici per l’esattezza a fronte dei cinquantacinque totali, per essere riproposti in forma di piccole tragi-commedie sull’amore, l’adolescenza, il dolore, la caducità della vita, la ricerca dell’armonia e della felicità e sullo sfondo, come fosse l’immagine personificata di un brutto sogno vissuto interioremente, gli 'anni di piombo' durante i quali i Fiori vennero scritti.
L’allestimento è molto complesso e parte dalla riproposizione di dinamiche familiari di coppia tra le tre mura di un salone di casa, allestito al centro del palco. Il retroscena invece è un sipario che, aprendosi, permette l’ingresso di vari personaggi, tra cui un essere prodigioso che rappresenta appunto la pesantezza della Storia, della Guerra e della Sofferenza attraverso la metafora dei fiori giapponesi.
Scene di incomprensione familiare si legano alla rappresentazione dello sbocciare d’amore di due adolescenti che fanno in modo di rimanere chiusi all’interno dell’edificio dei “Grandi magazzini”, lì dove, contemporaneamente, avviene lo scatafascio di una famiglia.
Gli amanti si sbizzarriscono tra cibi, vestiti, ampi spazi, e provano l’esperienza della convivenza per un weekend in modo da mettere alla prova la forza del loro amore.
Intanto una moglie, sentitasi tradita, rincorre il marito per dirgli che non si sente amata, che i sentimenti devono essere messi in pratica, dimostrati, concretizzati nelle azioni, altrimenti non vengono coltivati. Gli attori e le attrici si alternano, allora, in canti, danze e discorsi, e le musiche sono malinconiche, comiche, i suoni si differenziano, dando sempre concretezza alla vicenda.
Il tema fondante, che il regista ha voluto erigere a filone narrativo della sua opera, è quello delle relazioni, della famiglia, dei sentimenti. L’urlo alla verità, alla sincerità, al vero amore e all’equilibrio è molto avvincente, laddove l’equilibrio e l’armonia della storia rivelano, invece, quasi il contrario.
La forma del musical è interessante e, credo, permetta al pubblico un rapporto più diretto con gli attori e la vicenda, anche se elimina gran parte del pathos naturale che dovrebbe scaturire dal vedere un corpo in scena che si muove, ed una voce che espone qualcosa. Potrebbe, questa forma, anche far pensare ad un’opera più leggera anche se, ovviamente, non superficiale.
Ma qui entra in gioco il gusto teatrale di ogni singolo spettatore.

 

 

 

L’armonia perduta
Fiori giapponesi
liberamente ispirato a Fiori giapponesi
di
Raffaele La Capria
musica e regia 
Paolo Coletta
con Mario Autore, Daniela Fiorentino, Massimiliano Foà, Mercedes Martini
scene Luigi Ferrigno
costumi  Zaira de Vincentiis
disegno luci  Gigi Saccomandi
foto di scena Fabio Donato
produzione Teatro Stabile di Napoli
durata 50’
Napoli, Sala del Ridotto del Mercadante, 13 marzo 2014
in scena dall'11 al 16 marzo 2014

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