“Chi è l'autore di uno spettacolo teatrale? Secondo me nessuno: a teatro è sempre un terzo magico che parla ed è costituito dalla relazione”

Massimiliano Civica

Venerdì, 14 Dicembre 2018 00:00

La Russia di Doré: parole e immagini senza mezze misure

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Le Edizioni Eris di Torino nascono nel 2009 e a partire dall’anno successivo iniziano a dar vita a piccole autoproduzioni rilegate a mano di poesia e narrativa illustrata per poi approdare a prodotti tipografici distribuiti nelle librerie. “Parole, Immagini, Storie” recita il logo di Eris e in effetti sin dalla prima ora queste contraddistinguono la produzione di qualità della casa editrice che, a partire dal 2014, sfocia nel fumetto che si affianca alle già esistenti collane di narrativa e saggistica sfidando a testa alta sia qualitativamente che culturalmente l’editoria mainstream.

“Ci piace navigare in mari inesplorati, profondi e bui. Per portare a galla quello che altri non vedono. Per questo ci troverete sempre dove meno ve lo aspettate. Non ci prenderete mai!”. Così dichiara orgogliosamente la casa editrice e stavolta riporta alla luce uno degli irrinunciabili capisaldi della storia dell’arte e del fumetto: La storia della Santa Russia (1854) scritta e illustrata da Gustave Doré e tradotta da Galb, pseudonimo di Luciano Guidobaldi.
“Quest’opera dimenticata, uscita in Italia in un’unica edizione nel 1980 e incompleta, viene riproposta nella sua versione integrale, con le 13 tavole finali, le pagine in bicromia originali e un restauro attento delle tavole. L’edizione è arricchita da testi critici per inquadrare l’opera e il lavoro dell’autore”. In quest’opera Doré passa in rassegna una sua versione della storia della Russia dalla fondazione sino all’epoca degli Zar, con una narrazione ironica e visionaria che “mostra regnanti stressati che vengono inevitabilmente decapitati dai loro successori, assurdi tentativi di sottomettere territori abitati solo da belve feroci e una fissazione inspiegabile nei confronti di Costantinopoli che si tramanda di secolo in secolo. Un escursus attraverso l’evoluzione stessa degli usi e dei costumi di un popolo, riccamente accompagnato dalle lamentele dell’autore nei confronti delle scene troppo osé che è costretto a disegnare e censurare, litigando con il proprio editore e chiedendo scusa al proprio lettore”.
Poco dopo la sua uscita l’opera dovette fare i conti con il clima politico del Secondo Impero votato a ricucire i rapporti con con lo Zar dopo la Guerra di Crimea (1853-1856), dunque La storia della Santa Russia si trovò sottoposta alla mannaia della censura, quella stessa censura che vedeva in Madame Bovary (1856) di Gustave Flaubert un oltraggio alla pubblica morale.
Nella postfazione di Guillaume Dégé dell’elegante volume cartonato 21x30 cm, si sottolinea l’impossibilità di limitare l’opera di Doré a una sua personale lettura post Guerra di Crimea “patriottarda e revanscista”, pur particolarmente in auge nella Francia ottocentesca; in questo caso occorre piuttosto vedere nel conflitto di Crimea un pretesto che permette all’autore di dar sfogo a una creatività debordante che ha rivoluzionato quella “nona arte” non ancora del tutto nata: “Gustave Doré ha rivoluzionato ciò che non esisteva. Ed è stata un’impresa notevole” scrive Dégé, “Gustave Doré non inventa il fumetto, realizza un’opera. Ha realizzato l’irrinunciabile, l’irriducibile, l’inossidabile” e per ottenere tale risultato ha fatto ricorso ad ogni mezzo necessario: “Variazioni grafiche, violenze inaudite, ripetizioni, scatologie, sodomia [...] giochi di parole, disegni infantili, caricature, disegni accademici, macchie colorate e avanzi di altri lavori. [...]. Il testo, spesso di una comicità feroce e fondato su luoghi comuni formulati come osservazioni dotte e eufemistiche, è sempre contrapposto a immagini fuori controllo. Senza mezze misure”.
Quella raccontata da Doré è una storia della Russia poco attendibile costruita non su basi verificabili ma a partire da ciò che di quel Paese si conosceva nella Francia ottocentesca e il fine è quello di disorientare il lettore. È, per dirla con le parole di Hélène Carrére d’Eucausse, nella sua prefazione a un’edizione del 1991, una “Russia vista da lontano”, ove “dietro i luoghi comuni si nasconde una piccola parte di verità”. La Russia, pertanto, conferma Dégé, è soltanto un pretesto, un’ambientazione per un’opera di fantasia, di una fantasia però davvero incontenibile. Doré costruisce un racconto “partendo da ciò che si conosce meglio, dalle idee comuni più abusate. Lo stravolgimento avviene grazie all’associazione vertiginosa di effetti che raramente vengono messi a confronto” e tali associazioni grafiche fanno detonare “le convenzioni accettate dai suoi contemporanei, pongono molto seriamente la questione di quale sia il ruolo del lettore, del rapporto testo/immagine, della finzione”.
In coda al volume una nota di Boris Battaglia tratta l’importante questione della traducibilità di un’opera come quella del Doré. “Nel nostro tempo [...] il testo non possiamo più, se mai è stato possibile, considerarlo solo nei termini del suo contenuto semantico ma come costruzione fisicamente strutturata” e nel fumetto la grafica “è il contenuto del testo”, dunque tradurre un fumetto – e l’opera di Doré, sottolinea Battaglia, può dirsi tale – è davvero un’operazione quasi impossibile. “Non tanto per i continui giochi di parole e le invenzioni linguistiche impossibili da rendere in italiano, né per il tessuto di allusioni storiche difficilmente comprensibili dal lettore contemporaneo [...]. Il problema, trattandosi di un fumetto, è un altro. Si tratta di ricreare per il lettore italiano i continui slittamenti tra la decodifica del disegno e l’interferenza esercitata sul testo scritto a cui è chiamato il lettore francese. Slittamento che crea quel cortocircuito da cui scaturisce la risata”.
La traduzione proposta da Eris è quella di Galb, realizzata per l’edizione di Comic Art del 1980, traduzione che secondo Battaglia può dirsi riuscita nel suo miscelare con maestria il rispetto della struttura sintattica e le inevitabili variazioni lessicali. Galb “trovandosi nell’impossibilità di rispettare la lettera del testo se non eludendo i riferimenti grafici e letterari decifrabili dal lettore francese e banalizzando così l’opera, decide di tradire la lettera del testo per restare fedele a quella rete di riferimenti grafici e letterari sostituendoli con soluzioni decifrabili dal lettore italiano”. Al fine di mantenere l’intensità comunicativa del testo originale, il traduttore si trova costretto a sacrificare l’aderenza letterale, restituendo così a chi legge l’intensità comunicativa che in La storia della Santa Russia è data dalla contrapposizione tra testo e immagini.

 

 



Gustave Doré
La storia della Santa Russia

Traduzione di Galb – Luciano Guidobaldi
Eris Edizioni, Torino, 2018
pp. 120

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