“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Giovedì, 17 Novembre 2016 00:00

Intervista a Teatrino Giullare

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A quattrocento anni dalla scomparsa del più celebre drammaturgo inglese Scene da Romeo e Giulietta, un percorso sulle parole di Shakespeare è un progetto che vuole celebrarlo coinvolgendo la città di Bologna: si snoda in teatri, biblioteche, musei, scuole e luoghi inattesi e simbolici della città e attraverso un ricco percorso di spettacoli, incontri, installazioni, laboratori e azioni a cura di Elena Di Gioia, Associazione Liberty e Teatrino Giullare.

Numerosissimi gli artisti e gli studiosi che hanno preso parte al progetto che, coinvolgendo luoghi d’azione culturale variegatissimi, crea un cammino all’interno dell’area metropolitana toccando luoghi che vanno oltre la dimensione teatrale, per coinvolgere un pubblico sempre più ampio e renderlo partecipe del percorso di conoscenza dell’opera in assoluto più famosa di Shakespeare, per tornare infine nella sua casa, il teatro, in cui prese vita l’opera shakespeariana.
Noi abbiamo avuto il piacere di intervistare Giulia Dall’Ongaro e Enrico Deotti ideatori del progetto e fondatori di Teatrino Giullare, realtà bolognese che ha come costante della propria ricerca teatrale la commistione delle arti, l'esplorazione dell’espressività tramite il limite fisico ed una originalità che l’ha portato, dal 1996 ad oggi, a realizzare allestimenti teatrali, installazioni mostre e laboratori in tutta Italia e in trentatré Paesi del mondo. Per le loro versioni originali dei grandi testi della drammaturgia contemporanea – Samuel Beckett, Thomas Bernhard, Harold Pinter, Giuliano Scabia e ancora tanti altri – combinate a un instancabile attivismo culturale sul territorio nazionale sono stati protagonisti delle stagioni teatrali italiane ricevendo numerosi premi tra cui i più prestigiosi sono stati il Premio Speciale Ubu nel 2006 e nello stesso anno il Premio Nazionale della Critica.

Il progetto è partito il 25 ottobre nella Torre degli Asinelli con La Torre di Romeo e Giulietta installazione sonora all’interno del più celebre simbolo di Bologna che propone la versione registrata da Carmelo Bene e dalla compagnia nel 1976. Parlateci dell’iniziativa: perché la vetta della città per cominciare e perché Carmelo Bene?
La Torre di Romeo e Giulietta è un'installazione sonora all’interno della Torre degli Asinelli che rimanda ad un evento fortemente simbolico e entrato nell’immaginario di Bologna quando Carmelo Bene, a un anno dalla strage di Bologna, recitò Dante dalla terrazza della stessa Torre. Per questa installazione la voce si spande invece all’interno della Torre e si ascolta nel vuoto della platea verticale più nota della città. L’esperienza è risultata di altro gradimento, ogni sera abbiamo avuto il tutto esaurito probabilmente perché anche l’ambientazione medievale ha creato una suggestione particolare. Dal simbolico centro di Bologna il progetto si espande poi in teatri, biblioteche, musei, scuole dell'area metropolitana con un sentiero di spettacoli, incontri, installazioni, laboratori in un raggio di collaborazioni tra varie realtà culturali della città. L’ultimo è stato la proiezione del film L'orizzonte dipinto di Guido Salvini, il primo film italiano sul teatro, girato nel ’41 e scoperto poi da Gerardo Guccini e Michele Canosa del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna: è stato molto eccitante seguire la carrellata dei grandi del teatro, quelli che il teatro l’anno fatto come Ermete Zacconi, Memo Benassi, Irma Gramatica, Paolo Stoppa e tantissimi altri! 

L’area metropolitana di Bologna comprende un pubblico molto variegato, in che modo lo affrontate? Quali sono i vostri “metodi” di diversificazione del pubblico?  
L'occasione di un progetto sul più celebre testo shakespeariano ci ha permesso di elaborare un programma molto diversificato che coinvolge un pubblico ampio presentando azioni performative, affrontando questioni di traduzione, drammaturgiche, attoriali perfino scientifiche attraverso incontri pubblici ma anche con laboratori per studenti di ogni ordine e grado, dalle scuole elementari, alle medie, ai licei fino all'Università. I progetti nelle scuole sono iniziati nel febbraio 2016 e si concluderanno questo novembre. Il testo è ricchissimo sotto tanti aspetti: proprio in questi giorni per esempio si svolge il laboratorio per insegnanti Romeo e Giulietta e la scienza a cura della Fondazione Golinelli che tratterà i temi dell’astronomia, della chimica, della botanica presenti nell’opera.

Quanto il comune di Bologna, città teatrale in una regione “teatralissima”, ha contribuito alla realizzazione del progetto e qual è il vostro ruolo nel panorama teatrale bolognese?
Fin dalla prima presentazione del progetto, che festeggia il centenario shakespeariano ed anche il ventennale della nostra compagnia, è stato manifestato un particolare interesse che si è concretizzato in un sostegno e nella concessione della torre per l'inaugurazione del programma. Noi di Teatrino Giullare siamo una compagnia indipendente di produzione e abbiamo mantenuto sempre un doppio rapporto con la scena: prima di tutto siamo una compagnia di giro, siamo stati su tutto il territorio nazionale e all’estero; con la città di Bologna il rapporto è stato costruito col tempo, sia con i teatri che con le associazioni culturali che ora abbiamo coinvolto nel progetto con l’intento di allargare il pubblico e non limitarci a quello prettamente teatrale. Oltre al Comune il grande partner che ha permesso la realizzazione di tutto è stata la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Il 22 e il 23 dicembre all’Arena del Sole andrete in scena con Romeo e Giulietta con il testo nella versione Q1 tradotto e portato alla luce da Silvia Bigliazzi. In che modo questo rappresenta una novità nel contesto contemporaneo?
Per la prima volta in Italia Romeo e Giulietta viene allestito a partire dal testo del Primo In-Quarto, Q1 (1597), ora tradotto da Silvia Bigliazzi, (Università di Verona e già traduttrice di Romeo e Giulietta Q2 per Einaudi). Esistono, infatti, sostanzialmente due versioni di Romeo e Giulietta: quella che i filologi chiamano Q2 ovvero la versione comunemente conosciuta, stampata e messa in scena; e una versione antecedente denominata Q1, normalmente trascurata, ma che, secondo recenti studi, è presumibilmente quella che andò in scena ai tempi di Shakespeare, allestita dalla sua stessa compagnia. L'occasione quindi è quella di far conoscere al pubblico italiano anche la versione del Primo In-Quarto di Romeo e Giulietta, la prima storica pubblicazione (1597) della celebre opera contenente annotazioni per gli attori, didascalie, tagli e intere scene che si differenziano dalla versione comunemente conosciuta di Romeo e Giulietta, Q2. Questa versione ci permette di lavorare meglio perché sostanzialmente più breve, l’azione è più serrata e, soprattutto, è l’occasione per scoprire i veri intenti dell’autore se resta vera l’ipotesi che questo copione sia il più vicino alla messa in scena originale.

Come vi approcciate al testo Q1, il cosiddetto “Copione di Shakespeare”, in senso registico per la sua messa in scena?
Ci sembra molto interessante lavorare sul testo considerandolo fisicamente un vero e proprio copione, quindi passibile di tutte quelle azioni che in genere si fanno sui copioni, dallo studio approfondito di alcuni passaggi, alla sottolineatura di alcune caratteristiche, dall'esasperazione del doubling all'esaltazione delle parti epiche, fino al suo utilizzo materiale in scena. Stiamo cercando di realizzare un allestimento insolito in cui l'azione concentrata e la metateatralità accentuata diano forza alle parole tentando di raggiungere un ascolto particolare.

Teatrino Giullare festeggia quest’anno il suo ventennale di attività. Raccontateci come nasce e quali sono i progetti futuri.
La nostra compagnia è nata con un particolare interesse alla drammaturgia e alla ricerca sugli artifici scenici ed ha debuttato proprio all'interno del Corso di Drammaturgia di Giuliano Scabia al Dams di Bologna. Il percorso artistico si è poi sviluppato attraverso una serie di produzioni particolarmente centrate sulla drammaturgia contemporanea che ci hanno condotto a presentare i nostri lavori in numerose tournée internazionali. Un paio di produzioni ci hanno lanciati molto bene all’estero e questo ha rappresentato una grande possibilità per il nostro percorso perché abbiamo iniziato ad approcciarci con culture diverse. Nel 2006 poi vi fu la svolta: il nostro adattamento di Finale di partita vinse il Premio Speciale Ubu e il Premio Nazionale della Critica facendoci dirottare nuovamente sul teatro di parola con numerose tournée italiane; riscoperta la drammaturgia contemporanea, abbiamo continuato in quella direzione sempre cercando nuove soluzioni, sempre tentando di rispecchiare la realtà senza riprodurla, provando ad essere in scena più umani degli umani, convinti che la realtà profonda sia sempre mascherata.

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