“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 11 Luglio 2016 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Marco Amore

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Marco Amore è un uomo pragmatico. Il 2015 è stato un anno importate, ha compiuto quarant'anni ed ha compreso che era il momento di fare tutte le cose che non si potevano più rimandare. Così su tela ha dipinto Questo non sono io pensando che la giovinezza era conclusa e iniziava inesorabilmente la seconda fase della vita.

La pittura è il suo modo di evadere, ma per lui è anche uno strumento per rispondere ad esigenze contingenti. Marco Amore fa un uso importante dell'immaginazione, processo cognitivo complesso affatto sganciato dal raziocino. L'immaginazione infatti, svolge un ruolo fondamentale per la capacità inventiva. I più grandi pensatori e scrittori hanno avuto una fervida immaginazione che li ha spinti a ricercare attraverso l'uso della ragione le modalità con le quali è possibile costruire realtà alternative a quelle in cui viviamo. L'immaginazione apre le porte alla possibilità che altri mondi siano realizzabili ed ha in sé una carica rivoluzionaria che ci consente di non arrendersi alla realtà quando essa si rivela svantaggiosa, ostile oppure troppo stretta per le nostre esigenze. Marco Amore ha la capacità di rappresentarsi mentalmente qualcosa che ancora non c'è e  di materializzarlo sulla tela usando la pittura come strumento di bellezza e pace interiore e anche come mezzo per garantire un futuro più solido e sicuro alla sua famiglia. Quindi, pur accentando il parere e le critiche sulle sue opere, pur ascoltando chi lo invita a cambiare stile o genere o soggetti, Marco Amore risponde garbatamente “Questo so fare e questo vendo, quindi questo faccio”.


Quando hai capito di essere un artista?

Un "artista"? Mi è sempre piaciuto disegnare e dipingere ma poi ho intrapreso altri studi. Tutto è successo nel 2007: ho avuto un incidente in moto mentre andavo al lavoro e sono stato costretto a casa tra letto e sedia a rotelle, per molto tempo. Nella fase iniziale ho letto libri poi, un giorno, è arrivata mia moglie con una cassetta di colori e ho iniziato a fare qualcosa con tempere e acrilici giusto per ingannare il tempo. Non ero ancora attivo sui social ma avevo trovato dei siti dove pubblicare i miei lavori e pian pianino iniziarono ad arrivare critiche positive. Mi piaceva mettermi in gioco, ho iniziato alcuni scambi con altri artisti e a seguire persone molto brave che in qualche modo mi hanno stimolato ad andare avanti e talvolta li ho presi come esempio. Ho acquisito la tecnica dell'olio con le nature morte e poi sono passato alle figure e ai ritratti. Non mi ritengo un artista, sono un pittore perché comunque riproduco dal vero, mi piace, sono molto realista, non credo quindi di potermi definire un artista.


Sono molti i tuoi clienti?

Diciamo che ho da lavorare sia vendendo online sia su commissione. Sono partito con alcuni collezionisti privati che hanno creduto in me e poi pian piano ho avuto sempre più richieste, soprattutto all’estero, tanto da dover dire di no a più acquirenti.


Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Ho avuto diverse fasi. Mi piaceva scherzare tentando la via del Surrealismo, ma non avevo quell'inventiva necessaria, le mie sarebbero state brutte copie anzi scopiazzature quindi l'ho abbandonata perché non avrei dato niente di nuovo. Incontrando alcuni artisti viventi mi sono lasciato trasportare dalla pennellata che enfatizza la sensazione fotografica, ma che deve mostrare il difetto che lascia il pennello: si deve sentire la sostanza dell'olio sulla tela, si deve riuscire a toccarne la tridimensionalità. Questa è la mia pittura.
In una delle mie "fasi" approdai al ritratto, ma nessuno di quelli realizzati veniva come quelli che faccio adesso. Suppongo ci sia stato un punto in cui qualcosa è cambiato. Dopo molti anni di nature morte ho riprovato con un ritratto. Sembrava vero. Lo guardavo e non so dire cosa, ma qualcosa era cambiato: tutto era successo ad un tratto. Allora ho capito che potevo fare ritratti, anzi a dire il vero adesso le nature morte mi dicono poco, ma visto che ho molta richiesta le faccio. Lo scorso anno ho partecipato ad una biennale dedicata alle nature morte e ne ho prodotte parecchie. Adesso mi piace dipingere le figure e in particolare figure femminili: mia moglie é la mia modella principale.


Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?

Caravaggio indiscutibilmente per la luce e l'ombra. Caravaggio è il massimo, non esiste pittore che mi ispiri più di lui.


Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?

Il mercato dell'arte...
Ci sono molte sfaccettature, ad esempio: spesso un pittore riceve varie richieste da siti che “promettono” di vendere quadri ma, quando mi accorgo che promuovono di tutto e di più, rinuncio. Se devo pagare una quota per mantenere un sito non ha senso, vendo per conto mio online.
In genere pubblico le opere su Facebook e le vendo a chi ne fa richiesta. In verità ho iniziato vendendo su Ebay entrando in contatto con i primi collezionisti che, a loro volta, mi hanno presentato ad amici e conoscenti.
Secondo me, oggi, per stare sul mercato devi abbassare il prezzo: molti pretendono di usare un coefficiente e se disatteso non vendono e spesso questi artisti hanno le case piene di quadri. Io vendo a prezzi equi, ma i miei quadri "girano" e quindi mi faccio conoscere così. Infine le gallerie: penso che oggi abbia poco senso lasciare quadri in una galleria di una piccola città quando si può avere per vetrina il mondo.


I siti funzionano?

Dipende, quelli che promettono grandi affari forse no −nella mia esperienza ne ho venduto uno su venti − mentre quando pubblico le mie opere sul profilo mi capita che mi arrive una richiesta entro un'ora.
Non sono geloso delle mie opere e, aggiungo, sono convinto di non aver ancora realizzato l'opera della vita.


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?

Una in particolare, fatta nel 2015, ed è per me un'opera importante: Questo non sono io.  Si tratta di un anziano che si guarda allo specchio. Nel 2015 ho compiuto quarant'anni e avevo la consapevolezza di essere nella seconda fase della vita, che non ero più un bambino e all'orizzonte mi sembrava che il tempo non fosse molto e soprattutto non potesse essere migliore di quello trascorso. Mi sono detto “il tempo passa e devi iniziare a fare quello che hai sempre sognato”. Vedi, nella vita siamo soliti rimandare mentre è necessario tener presente che il tempo passa e tu non saremo qui per sempre.


Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?

Un sogno? Vedrei bene le mie opere al Guggenheim di New York e lo ammetto, mi piacerebbe esporre lì, possibilmente sotto le feste di Natale.


Secondo te si può vivere di arte in Italia?

Secondo me sì ma ci vuole coraggio; il coraggio che io ancora non ho.


Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?

Il curatore. Nel senso, finché gli dai tempo e denaro, ti i curatori ti sostengono, facendo conoscere te e le tue opere, la tua poetica visiva; nel momento in cui smetti di foraggiare l'impegno o in cui tal curatore trova un artista che ha più tempo e denaro di te, ecco che molla la presa, ti lascia da parte, ti abbandona. Te lo dico perché è un'esperienza vissuta e rivissuta. Purtroppo non ho tutto il tempo da dedicare alla pittura, almeno non quanto vorrebbe il curatore che, invece, ha un costante e continuo bisogno di opere e, se non gliele dai, ti scarica.
Vale anche per quei galleristi che in gergo noi chiamiamo "affittachiodi".


Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?

La comunicazione tramite social è importante perché si stabiliscono contatti con persone difficilmente raggiungibili in altro modo.


Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?

Il pregio è che comunque il critico, se ha interesse, ti porta alle stelle perché con il suo lavoro mediatico ti trova l'acquirente, ha le conoscenza giuste e ti può presentare a collezionisti importanti sempre e solo se ha un ritorno anche se, naturalmente, ci sono critici e critici.
Poi ci sono i “criticini locali” che si inventano questo mestiere, ti promettono mari e monti e spesso, l'artista giovane e inesperto, ci casca. Però, se non sei bravo, non riuscirai mai ad emergere neppure se hai un critico ad aprirti le porte. Oramai chi compra un'opera di un contemporaneo lo fa solo se è bella e non perché il critico la suggerisce.


Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
(Marco Amore ride prima di rispondere, esita e poi...)
Posso dire che sono una persona molto riservata, non metto le mie foto, alle premiazioni non vado, non mi presento, non mi piace comparire, cerco di far parlare direttamente la mia pittura. Alcuni dicono che le mie opere dicono di me e che siano capaci di raccontarmi. Le mie motivazioni sono due e sono entrambe molto forti e contingenti: la prima è riuscire a estraniarmi, immaginando una realtà come la vorrei; la seconda è cercare una sicurezza economica per affrontare quelle difficoltà con cui la vita, a volte, ci schiaffeggia senza pudore e rara crudeltà.
Molti mi scrivono, muovendomi critiche − “fai troppo questo” “troppo reale” “perché non cambi” − ma io dico: questo piace, questo vendo, questo continuo a fare.


Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
"Cosa vuoi fare da grande?"
Vorrei mollare il mio lavoro e avere il coraggio di dire “vivo d'arte” e riuscire a dedicarmi a questo per tutto il giorno, per il resto della vita.

 

 

 

 



ART 3.0 − AutoRiTratti

Marco Amore
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website www.marcoamore.it
canale Youtude dell'artista
pagina FB dell'artista

 

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