“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 13 Giugno 2016 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Elena Calabresi

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Elena Calabresi è nata a Cagliari. Nutre una grande passione per tutto ciò che è creativo e, in particolar modo, per il disegno e la pittura. Fin da piccola amava disegnare prima con i pastelli e gli acquerelli, immersa in un mondo tutto suo senza percepire altre sensazioni se non una grande serenità ed un grande benessere: emozioni che mi confida provare ancora oggi, ogni volta che usa i colori.

Ha sempre dipinto per se stessa, come spinta ed attratta innanzitutto da un bisogno intimo e, dunque, senza alcuna velleità o necessità di affermarsi nel mercato dell’arte, senza seguire condizionamenti o mode momentanee, ma concentrandosi su ciò che per lei genera bellezza e partecipazione emotiva: dal paesaggio alla natura morta, dalle marine ai ritratti.
Attualmente ha intrapreso un nuovo percorso verso la pittura astratta che trova divertente.
Il suo maestro, Sergio Contu, scrive di lei: “Un carattere forte e deciso è ciò che contraddistingue Elena Calabresi nei suoi lavori. Si esprime infatti con tratti decisi e colori accesi. La sua tavolozza piena di contrasti e luci si evidenzia nei suoi paesaggi pieni di sole e nelle nature morte con luci interne, molto decise. Nell’evolvere del suo lavoro si rafforza sempre più questa sua tendenza naturale aiutata da una determinazione e un amore sincero per la pittura”.


Quando ti sei accorta di voler essere un'artista?
Non ho mai pensato di voler essere un'artista: l'unica mia consapevolezza è che amo dipingere ciò che mi emoziona. Disegnare e dipingere fanno parte del mio modo d'essere e sono un esigenza così come lo è respirare. Probabilmente è qualcosa di innato, che appartiene al mio DNA, mi viene da dire, essendo nipote e figlia di scultori del legno.
Ho continuato la tradizione di famiglia dedicandomi alla pittura.


Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Premetto che un artista deve essere in continua evoluzione senza mai considerarsi arrivato, ma deve continuare a migliorare se stesso con esercizio e tenacia.
Sicuramente per me che non ho fatto studi artistici sono state fondamentali le lezioni del maestro Sergio Contu che ha accelerato la mia evoluzione artistica insegnandomi le tecniche necessarie che, da semplice autodidatta, avrei forse raggiunto in tempi molto più lunghi.


Hai dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?
Più che essermi ispirata a dei modelli ho riprodotto molte copie d'autore dei grandi maestri del passato perché lo ritengo un ottimo esercizio per imparare e perfezionarsi. Tra i miei preferiti c'è quasi inevitabilmente Caravaggio: perché è stato un innovatore, perché i suoi dipinti trasmettono una forza dovuta ai colori forti e intensi e ai contrasti netti, radicali e reali, tra l'ombra e la luce.


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legata e perché?
Difficile dire a quale opera sia più legata poiché le amo tutte o quasi ed infatti mi è molto difficile cederle o venderle. In genere provo una passione particolare per l'ultima che sto realizzando ma, col temp,o capisco che con alcune ho o sento un vincolo più stretto. Opere di altri? Non saprei, anche se non dimentico l'unicità dell'emozione provocatami dal La Vergine delle rocce: già il solo pensiero d'essere al cospetto di un dipinto di Leonardo da Vinci mi ha sconvolto emotivamente, fino alle lacrime.


Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Non vorrei apparire immodesta o presuntuosa e sono la prima a sorriderne ma − poiché, in qualche modo, mi chiedi di sognare − lo faccio in grande ed allora ti rispondo che, più che esporre in una galleria, troverei meraviglioso esporre i miei quadri in un museo: non in vendita, sia chiaro, ma soltanto offerti alla vista di chiunque ami aggirarsi in questi luoghi. Ma, l'ho detto, non è che un sogno, adesso fatto ad occhi aperti.


Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Penso proprio di no: il mercato ristagna e la pittura è vista più che altro come un piacevole passatempo e, dunque, raramente si comprende che dietro la realizzazione di un'opera ci sono anni di impegno, di studio, di sofferenza e ci sono delusioni, fallimenti e nuovi tentativi e − perché no − denaro speso in materiali d'uso e lezioni per arrivare ad ottenere risultati soddisfacenti. No, dunque, è davvero molto difficile: credo capiti soltanto a pochi.


Nel processo di crescita o di affermazione quali sono le maggiori difficoltà che più spesso incontra un artista?
Nel mio caso una grossa difficoltà è data dal fatto di  vivere in un’isola per cui spesso si è costretti a rinunciare a molte proposte interessanti. Inoltre non è semplice discernere tra le varie occasioni quelle che tendono a promuovere la qualità e quelle che sono create solo per fare cassa. Fortunatamente coi nuovi mezzi e le nuove modalità di comunicazione − che ritengo un'ottima vetrina − si ha la possibilità di mostrare i propri lavori, in completa autonomia, ad un pubblico ampio, interessato, formato.


Puoi indicarci un pregio o un difetto della critica d'arte?
Lo stesso discorso che si fa per i galleristi. La critica serve all'artista per veder valorizzato il suo lavoro: una buona critica, infatti, dà sicurezza e prestigio all'artista. A sua volta l’artista serve al critico per poter svolgere il suo lavoro che altrimenti non avrebbe ragion d'essere. La nota negativa è che spesso, pur di far cassa, si vedono "celebrare" opere o intere carriere di artisti mediocri a discapito dell'arte più vera, più meritevole.

 

 



ART 3.0 − AutoRiTratti

Elena Calabresi
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website pagina FB

 

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