“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Lunedì, 16 Maggio 2016 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Cristina Seravalli

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Dal 1996 Cristina Seravalli ha lavorato come animatrice, sceneggiatrice e direttore artistico. Nel 1998 ha fondato, insieme ad altri soci, la casa di produzione Stranemani, da cui è uscita nel 2007. Dal 2008 si è dedicata alla produzione artistica personale. Nel 2009 ha iniziato a studiare affresco con il maestro Vico Calabrò. Per vivere gestisce un Art Hotel nel centro di Firenze.

Cristina è una persona molto sensibile, che sembra attraversare il mondo in punta di piedi e, in questo silenzio discreto con cui si rapporta alla natura e agli altri esseri, mostra la propensione ad un ascolto continuo. Tra le sue opere Quantoon mi ha particolarmente incuriosita poiché spiegare la meccanica quantistica ai bambini è sicuramente un'impresa ardua che solo un filosofo, quale lei è, poteva accettare come sfida. Sull'arte antica dice: “Lavoravano sapendo che non avrebbero visto l'opera finita. Come chi pianta il seme di un albero per fare ombra alle generazioni future; noi questo non siamo più in grado di farlo”.

Quando ti sei accorta di voler essere un'artista?
Veramente non me ne sono mai accorta ma le cose − anche quelle non cercate − semplicemente accadono perché forse devono andare così; come si dice? “È destino”. Alle elementari non sapevo decidermi se voler fare la scrittrice o la pittrice, che per me comprendeva un ampio e vario insieme di cose e poi da adulta, quasi per caso, mi sono ritrovata a fare entrambe le cose: a scrivere, nello specifico sceneggiature, e a disegnare cartoni animati. La pittura vera e propria, e se vogliamo, l'arte, è arrivata dopo.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Fondamentale è stato frequentare una scuola di fumetti, anche se stavo cercando un corso di illustrazione. Se ci ripenso devo dire che come scuola non è stata eccellente ma mi ha introdotta nel mondo dell'animazione.
Disegnare cartoni animati non la considero un'attività artistica, anche se è creativa, però mi ha dato solide basi di disegno e per la resa del movimento. È stato solo successivamente − e per motivi inizialmente pratici, dovendo decorare un intero hotel − che ho iniziato a dipingere e a fare sculture di piccole dimensioni, sculturine insomma. In hotel ho avuto modo di conoscere un pittore che mi ha motivata a dipingere, dicendomi semplicemente “Vai” ed io ho iniziato, dipingendo  sempre per me stessa: allora non avevo alcuna velleità di mercato e solo progressivamente ho cominciato anche a vendere le mie opere.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?
Credo di avere modelli del tutto inconsci, però posso avere degli artisti che mi piacciono molto come Van Gogh (per l'uso dei colori) e Modigliani (per le figure umane). Ancora: mi piace Chagall per i temi fantastici, è un pittore nel quale mi ritrovo. Naturalmente non mi rifaccio a loro creando opere che sono esclusivamente figurative e che rispecchiano le cose che mi piacciono: le persone, in particolare; difficilmente infatti ritraggo paesaggi.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Il "mercato dell'arte", per la mia esperienza, non è che un settore selezionato dell'arte contemporanea, cioè quella concettuale o arte astratta, tanto è vero che ormai l'espressione "arte contemporanea" è diventata sinonimo di "arte astratta". I limiti che ne derivano risiedono nel fatto che il valore di mercato venga preso come metro di valutazione o espressione diretta del valore artistico. Inoltre, grandi e/o serie gallerie d'arte possono e riescono ancora a lanciare, promuovere e sostenere  nel tempo gli  artisti ma nel caso di gallerie − mi permetta di definirle "ridicole" − queste sfruttano gli autori, strutturando il proprio guadagno con il denaro che gli artisti stessi sono disposti ad impiegare per esporre e, quindi, senza realmente investire su di loro.
Ne derivano, dunque, un problema di sfruttamento economico e una questione ancora più dannosa perché, non essendo interessati ad avere opere di qualità, queste gallerie "a pagamento" accettano tutto ciò che garantisce loro profitto, senza operare alcuna selezione. Il risultato è culturalmente devastante.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Una cosa interessante che ho visto in Polonia: chiamano artisti da tutto il mondo, offrono loro vitto e alloggio e in cambio si fanno decorare parti tristi o trascurate di una città, che così torna a vivere e risplendere di bellezza. Considerare l'arte come funzione pubblica sarebbe doveroso: l'arte è nata così e penso perciò che dovrebbe essere al servizio della società.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
È l'opera (non pittorica o scultorea ma architettonica) che tutti i giorni  vedo dal mio studio: la cupola del Brunelleschi.  Un'opera imponente, che supera il contingente facendosi eterna. Brunelleschi e gli uomini del suo tempo riuscivano a pensare ad opere di dimensioni tali da essere destinate ad andare oltre loro stessi. Lavoravano sapendo che non avrebbero visto l'opera finita: come chi pianta il seme di un albero per fare ombra alle generazioni future. Noi non siamo più in grado di farlo: non solo come singoli ma neanche in quanto collettività, istituzioni o amministratori della res publica.

Ci parli di Quantoon?
Quantoon è un cartone animato didattico e la considero sicuramente anche un'opera creativa e di questo ne sono consapevole, anche riflettendo sul modo in cui è nata. A dieci anni dalla fine degli esami universitari non mi ero ancora laureata, mi mancava la tesi e avevo ormai lasciato perdere e dunque mi sono trovata − nuovamente, nella mia vita  − con le spalle al muro, anche per ulteriori ragioni personali. In quel momento e in quella condizione la mia relatrice mi ha costretta a riprendere in mano gli studi ed a laurearmi. Io avevo una tesi sul “Principio di causalità nella meccanica quantistica” ma quando la mia relatrice (Maria Luisa Dalla Chiara: una donna straordinaria, eccellente filosofa della scienza) è venuta a sapere che per dieci anni  avevo creato cartoni animati (e nonostante avesse superato i sessant'anni anni: il che dà idea della sua freschezza di pensiero) non ha esitato a dirmi: “Bene Cristina, cambiamo la tesi e fai un cartone animato!”.
Ero nel panico.
I concetti della meccanica quantistica hanno la peculiarità di non essere rappresentabili intuitivamente per loro stessa natura. Per dirne una: come illustrare un elettrone che non è né una particella né un'onda? Si trattava di una sfida non da poco che mi ha indotto a cercare soluzioni molto creative. Sono partita con uno scarabocchio e mi sono fermata lì perché rappresentava bene secondo me l'indeterminazione quantistica.
Ho studiato a lungo la teoria quantistica ed ho trattato l'argomento come se avessi dovuto preparare un lungometraggio. Ho scritto la sceneggiatura come una storia, ho individuato i protagonisti, i personaggi più importanti, che mi è venuto spontaneo individuarli nel gatto di Schoedinger, che ho chiamato Felix, e in un'anonima particella.
Infine, il nome: Quantoon viene dalla fusione tra quantum mechanics e cartoon animation. Così è nata  la storia del gatto che si trova mezzo vivo e mezzo morto e che vorrebbe capire come uscire da questa sua stramba situazione o perlomeno capire se essere vivo o essere morto.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Questa è una domanda che trovo difficile: in genere espongo nel mio albergo e lo uso come galleria. Nel fare arte sto bene da sola e non ho bisogno di occhi esterni e spettatori anche se, finita un'opera, mi piace mostrarla. Il "dove" non è importante e non lo è neppure il "quando".

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
No.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un'artista?
Per me la difficoltà maggiore è avere il coraggio di esprimersi liberamente. Non è banale perché alla fine ti accorgi di quante sovrastrutture ti legano a dei modelli che magari non sono i tuoi. Avere il coraggio di lasciar uscire il cattivo gusto che è in noi per scoprire poi che abbiamo generato qualcosa di bello. Questo cattivo gusto non è − sia chiaro − un vero cattivo gusto ma è quello che noi temiamo che sia cattivo gusto, ovvero la paura di non riuscire a far bene una cosa aderendo a parametri stabiliti da altri.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Può essere migliorata la gestione pubblica dei musei che ultimamente è in mano ai privati, secondo il modello per cui l'arte viene considerata un mezzo che deve produrre profitto mentre invece è un patrimonio collettivo che deve generare cultura, creatività e bellezza per la collettività. Questo è il vero guadagno: che l'accumulo di denaro venga perseguito in altro modo.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
No, non posso, perché non conosco a fondo la situazione. So di critici pagati per fare delle recensioni positive in occasione di mostre o di presentazioni di artisti ma questo aspetto svilisce la critica d'arte − e la critica in quanto tale − che invece dovrebbe servire per accompagnare noi tutti alla comprensione di un'opera e dell'arte in generale. Certo, capisco che anche i critici devono guadagnare...

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Mi piacerebbe far sapere a tutti (bella pretesa!) che chiunque può creare. So che può sembrare un concetto banale  ma sono convinta di questo: tutti siamo in grado di produrre ed esprimere il nostro mondoc, che avvenga con una matita, con un pennello o una tastiera. Si tratta solo di guardarsi davvero intorno e di guardarsi davvero dentro.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Non so proprio come rispondere...

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Cristina Seravalli
elenco opere nelle immagini
Altrove (acrilico, spatola); Luogo comune (acrilico, spatola); Tre dottori. Grillo (acrilico, spatola); Disegno da sola (acrilico, spatola); Viaggio in bici (acrilico, spatola); Cane solo (acrilico, spatola)
in copertina
Quantoon
in collaborazione con
Accademia dei Sensi
website
sito web dell'artista

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