“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Lunedì, 28 Dicembre 2015 00:00

Art. 3.0: AutoRiTratto di Salvo Tesauro

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Salvo Tesauro, così si racconta a Il Pickwick: “Mi chiamo Salvo Tesauro, sono nato a Palermo nel marzo del ‘53. Mio padre proveniva dalla bottega d'arte ed era un ottimo restauratore e pittore; purtroppo, la sua generazione aveva vissuto la tragedia della guerra e quindi la prima preoccupazione fu quella di trovare un lavoro stabile per dare sicurezza alla famiglia: erano tempi difficili per tutti. Il fratello di mio padre, Totò, era un promettente scultore, ma non tornò mai dalla guerra. Per quanto riguarda me, pur avendo mostrato una spiccata attitudine per l'arte, dovevo trovare un lavoro sicuro e così fui indirizzato verso qualcosa di più pratico: istituto tecnico e facoltà di matematica che scelsi avendo una certa predisposizione per questa disciplina.

Da bambino osservavo mio padre dipingere, preferiva l'acquerello e la tempera, era un maestro del colore e io assorbivo tutto e copiavo di tutto, dai fumetti ai lavori dei maestri e così ho capito che quello era il mio vero mondo, il mio modo di essere e di comunicare. Naturalmente ho seguito la routine di tutti quelli che vogliono intraprendere questo mestiere: mostre collettive e personali in Italia e all'estero, collaborazioni con galleristi, pubblicazioni su giornali e riviste specializzate. Ho capito, nella maturità, che la cosa più importante è lavorare molto, lontano da logiche di mercato e da richieste particolari; capita spesso che un gallerista ti chieda un prodotto che magari fa parte del tuo bagaglio, che piace al pubblico e che ha ottime potenzialità di vendita. In fondo un pittore è un artigiano, uno che sa usare pennelli e colori, ma cos'è un artista? Forse è un bravissimo artigiano con la 'testa' di un poeta, di un narratore, di un filosofo. Mi piace molto la poesia e parto sempre da quest'ultima o ci rientro dopo la realizzazione di un quadro, sono interessato ad alcuni concetti filosofici e per questo amo la Metafisica e pittori come De Chirico”.

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Non mi sono mai accorto di essere o di volere essere un artista, ma mi chiamano Maestro, forse perché ho una certa età. Di certo, non ho mai concepito la pittura come esibizione di bravura fine a se stessa, ma come mezzo di comunicazione, di espressione; ciò premesso, penso che un pittore debba avere delle solide basi.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
La mia evoluzione artistica non ha passaggi fondamentali, ma una lenta progressione che va di pari passo con la mia maturazione intellettuale. Non seguo correnti, non frequento salotti artistici, anche se credo nelle contaminazioni e trovo che il nostro presente affondi solide radici nel passato. L'evoluzione artistica è una stratificazione come il titolo di alcuni dei miei lavori.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Amo molto gli impressionisti, i surrealisti e i metafisici, oltre ai tanti grandi maestri del passato; sono troppi i pittori che mi piacciono: Morandi, Carrà, Monet, Klimt.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Il mercato dell'arte è una brutta bestia e le sue potenzialità sono pari ai suoi limiti; è tutto in mano ai mercanti che fanno bene il loro lavoro curando soprattutto i propri interessi, in un momento veramente difficile per tutti. Quando c'è crisi soffrono le fasce medio-basse, mentre i grandi collezionisti continuano ad investire e spesso non sanno neanche in che cosa, ma sanno che quello che hanno acquistato costa molto e quindi vale. In passato ho lavorato assiduamente con alcuni galleristi-mercanti e ho capito come funziona questo mondo ma, a parte tutto, il condizionamento commerciale è molto elevato e pericoloso.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Questa è una bella domanda: oggi è tutto molto volatile e molto veloce. Non credo che esistano delle ricette sicure, forse l'artista dovrebbe avere anche delle capacità imprenditoriali e soldi da investire per promuovere se stesso, ma questa è pura utopia e quindi, il più delle volte non se ne fa niente. Le gallerie, anche quelle importanti, che si rivolgono ad un certo tipo di collezionismo, dovrebbero far capire che il vero investimento è sul talento e dovrebbero incentivare i giovani, rischiando con loro.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Guernica di Picasso, realizzato in seguito al bombardamento aereo dell'omonima città durante la guerra civile spagnola, perché è un dipinto di forte denuncia e di opposizione verso i regimi totalitari.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Potrei citare alcune gallerie prestigiose e sarebbe una cosa scontata, ma se debbo far volare la fantasia, allora dico nell'anfiteatro di Leptis Magna, con una serie di quadri appropriati, prima che qualcuno pensi di distruggerlo.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Uno su mille ce la fa!

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Nel processo di crescita di un giovane talento occorrono dei buoni maestri disposti a trasmettere il mestiere e i principi base. Per il resto, in generale, le difficoltà sono quasi esclusivamente economiche. Se non trovi un gallerista serio ed onesto che crede in te e che, soprattutto, rischia con te, è tutto molto difficile.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
I canali di comunicazione sono tanti e tutti molto veloci e validi, siamo in piena era informatica. Il problema è questo: chi li usa o li sa usare, come li usa e perché li usa.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Il pregio della critica è nella lettura, nell'interpretazione di un'opera d'arte attraverso un bagaglio culturale specifico. Tutto ciò dà la possibilità ad un vasto pubblico di leggere e addirittura “entrare” nell'opera d'arte stessa. Il difetto della critica è il protagonismo, il senso di onnipotenza e l'avidità; naturalmente ci sono anche molti critici seri e competenti.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Penso che i miei quadri esprimano molto bene la mia personalità, il mio modo di essere e di vedere le cose, di entrare nel presente o di perdermi nel passato, il mio amore per la poesia e per la narrazione. A questo riguardo infatti alcune volte sento l'esigenza di accompagnare i miei dipinti con commenti o versi e ciò per rendere più agevole la comunicazione e dare una mia chiave di lettura che non deve necessariamente coincidere con quella dello spettatore.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Chiedetemi che cos'è per me un artista?... ho già risposto?... mi pare di si!

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Salvo Tesauro
in collaborazione con
Accademia dei Sensi
Elenco opere nelle immagini: Saudade; I cavalieri del vento; Donne di fiori; Adolescenza; Il naufragio della speranza; Metamorfosi; Isole; Mondi perduti; Monte Pellegrino
sito web Pagina Facebook dell'artista

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