“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Lunedì, 23 Novembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Cici Egidio Peis

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I suoi dipinti sono l’amore viscerale per la Sardegna: per la sua terra, per le viscere della sua terra, le miniere. Ama quei dipinti perché valorizzano la forza e l’orgoglio di un popolo che soffre, che lotta e che resiste, da sempre.

Emanuela Torri, critica d’arte scrive: “I quadri di Cici Egidio Peis sono una piccola camera delle meraviglie che racchiude sogno, sguardi, scene di vita quotidiana, storie sentite e storie vissute. Opere d’arte e soggetti naturali sembrano le quinte di un teatro animato da uomini e donne che ci invitano a cogliere, anche per un solo attimo, l’emozione dentro il loro sguardo. Le immagini delle opere costituiscono i vari tasselli di una narrazione vitale con il potere di toccare e arricchire la sensibilità di chi le incontra.
Il potere immaginale di Cici Egidio Peis è quello che attraverso l’arte e le tradizioni si possano affinare l’attitudine a interpretare il mondo che ci circonda, la voglia di esprimersi, di capire gli altri, in altri termini la meraviglia dell’arte, della natura e della storia locale.
Colori terrigni emergono da tele capaci di rivelarci l’attaccamenti a una terra di straordinaria bellezza. Visioni letterarie scorrono sulle opere, si lasciano cogliere e catturare da sguardi dal sapore effimero, si ritirano tra i linguaggi visivi di un artista che con la sua umanità riesce a trasmetterci il suo grande amore per la pittura. L’artista si riprende il suo sogno, il mito e le sue immagini, ritorna alle origini e ci invita a un cambio di prospettiva. Le opere articolano passato e futuro, unione tra carne e vista, terreno e decadenza, vulnerabilità e forza. La dimensione artistica permette grande spazio all’immaginazione di sguardi, di contatti fugaci, di intimità voluta e altrettanto volutamente negata”.
Cici Egidio Peis − in collaborazione con la Fondazione Renzo Laconi, l’Associazione 'Sassetti Cultura-L’Isola d’Arte di Milano' − ha realizzato una rassegna antologica intitolata La mia Sardegna.

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Non so se sono un artista e non lo dirò certo io, so però con precisione di essere un pittore autodidatta convinto e appassionato, da sempre.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Ho iniziato a dipingere coi colori a olio sin da bambino, lo facevo sulle piastrelle bianche da cucina, sempre stimolato da mia sorella Iride, scrittrice.
Via via sono passato alle tele affascinato dalle creazioni di tanti pittori; erano soprattutto le immagini che mi attraevano e che copiavo, cercando di capire la tecnica e le miscele dei colori. Ero e sono un estimatore delle tele di Renato Guttuso che dipingeva la sua Sicilia, è stato lui ad avvicinarmi ad una pittura rappresentativa della mia terra, la Sardegna.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Sono nato in una cittadina mineraria, ho respirato l’aria di quella cultura, vedendo e vivendo la fatica, la determinazione e la voglia di riscossa di queste straordinarie persone che mi hanno segnato dal punto di vista emozionale ed artistico. Credo che la mia svolta artistica sia nata con la convinzione che la Sardegna  racchiuda bellezze, storia e tradizioni che andavano raccontate, non solo con gli scritti ma anche coi colori. Io lo faccio con i colori.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Ho un approccio positivo su tutto, quindi anche sul mercato dell’arte, conosco l’importanza di avere conoscenze nel settore per cogliere opportunità per farsi conoscere ed apprezzare.
I limiti sono spesso dovuti ai costi da sostenere per mostre e per concorsi e chi vive in Sardegna ha anche maggiori difficoltà per entrambe. C’è poi il fatto che chi dipinge spesso deve affidarsi a curatori di cui non conosce l’affidabilità. Le potenzialità del settore sono innumerevoli e il web è un facilitatore, si possono raggiungere persone lontane che considerano il tuo lavoro importante e degno di essere valorizzato, come avete scelto di fare voi con questa iniziativa nuova e lodevole. Per tornare al tema devo dire che ho esposto con continuità in diverse città del continente e sempre con riscontro positivo.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Non ho suggerimenti da dare. Pochi riescono a vivere dipingendo e anche i talenti hanno difficoltà o tardano ad affermarsi per le ristrettezze economiche o per gli alti costi reclamati dalle gallerie il cui pregio è quello di richiamare una cerchia di amanti dell’arte per le varie esposizioni.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Le mie opere le amo praticamente tutte anche se ad alcune sono particolarmente legato: quelle le tengo per me, mentre le altre le ho cedute e le cedo. Conservo con passione una serie di dipinti a olio su cartoncino sul tema della miniera, non li ho mai ceduti e mai li cederò.
Mi è capitato spesso di portarli in mostra, ma mai con spirito commerciale e ricordo che, una volta, regalai un dipinto a un vecchio minatore che mi disse una frase che mi commesse: “Mi riconosco nella tua opera”.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Esporrei in qualsiasi luogo e in qualsiasi periodo.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Credo di no, l’arte in Italia non è abbastanza valorizzata e manca, proprio qui, il retroterra culturale. Ho potuto verificare personalmente, in diverse mie esposizioni, che i visitatori, parlo dei giovanissimi, spesso sono stranieri, gli italiani sono rari: questo è un segnale importante e secondo me indica chi ha la cultura dell’arte e chi no. Forse la scuola ha bisogno di darsi una svegliata.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra o può incontrare un artista?
Sono un autodidatta, quindi è facile per me dire che per chi ha la passione, seguire corsi di studio aiuterebbe tanto nel processo di crescita. A un maestro che insegna non si dovrebbe rinunciare mai. Ci sono comunque colleghi che hanno frequentato i vari Istituti Artistici, che lamentano di aver modificato la propria inclinazione e spontaneità per seguire gli indirizzi che i propri insegnanti hanno imposto loro.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Come già detto credo che sia un fatto culturale, le scuole dovrebbero dare molto di più per predisporre i ragazzi alla pratica e allo studio dell’arte, solo così si crea massa critica interessante e interessata.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Parlare di critica d’arte si rischia di scivolare in un campo pericoloso. Io non ho mai pagato nessuno per una recensione al mio lavoro artistico, ma so che molti lo fanno. Non c’è dubbio che se e quando scrivono alcuni critici importanti o alla moda, la vita (e la carriera) per un pittore può cambiare.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Mi sono raccontato diverse volte e mi sento appagato quando, chi osserva i miei dipinti, riconosce che ciò che faccio ce l’ho dentro.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Nessuna in particolare: di solito chi mi intervista ha già compreso ciò che faccio.

 

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Cici Egidio Peis
in collaborazione con Accademia dei Sensi
elenco opere nelle immagini Mare di Sardegna (part.); Mamuthone e Issohadore de Mamujada; Barore s'innennadore; Pescatore; Pastore barbaricino; Minatore al carrello; Su cicciobaiu

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