“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Lunedì, 02 Novembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Isabella Bianchini

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Isabella dipinge da sempre: su muro, tela, cartone e tavole.
Isabella Bianchini nata a Roma il 26 novembre del 1956 è figlia d’Arte, sua madre, Liliana Mariotti, era pittrice attiva negli anni '70. Isabella, dopo il liceo Artistico di Roma a via Ripetta, frequenta la bottega di restauro di Everardo Pavia a via Margutta, lavora ai disegni per tessuti a Como nello studio Farkas e nella grafica pubblicitaria con Mario Puzo a Roma. Frequenta il corso di tromp l’oeil con Roberto Lucifero e quello di restauro, tenuto da Marco Pepoli e Gian Luigi Colalucci. Realizza grandi dipinti murali in Italia e negli Stati Uniti (in New Jersey e Florida) restando attiva nel restauro fino al 2013.
“Nelle mie opere desidero comunicare la grande passione per il disegno e per l’eros, da cui scaturisce l’opera con i colori. Amo fare ritratti dal vivo: corpi nudi, paesaggi e sogni, utilizzando spesso colori acrilici, seppia, carboncino e grafite. Li trasferisco sulle mie superfici: muri, legno, carta o tela per far uscire fuori quelle figure che ho nella mente e che devo far vivere per placare la mia necessità di espressione, plasmando la materia con tutta la mia energia”.
Di lei scrive Paolo Nuti, artista: “Ciò che mi incanta, nelle sue opere, è la loro eccezionale freschezza, questa leggera spontaneità che dà l’impressione che ogni linea si crei istantaneamente e che il disegno si compia sotto i nostri occhi. La  sua grande capacità sta nel cogliere “il capriccio al volo…”; dico che si tratta di una facoltà molto bella perché io sono uno di quelli che si aspettano molto (tutto, forse) dai messaggi dell’inconscio”.


Quando ti sei accorta di voler essere un’artista?

Sono figlia d’arte, quando avevo circa sei anni ho chiesto a mia madre pittrice  se potevo aiutarla mentre stava dipingendo in giardino, lei senza smettere di lavorare mi ha dato una foglia staccata da una pianta e mi ha detto “preparami questo verde”; poco dopo arrivai col mio piatto pieno di colore e lei lasciò cadere la foglia dentro: era esattamente quello che avevo preparato. Mi sorrise dicendo: “Brava Isabella, sei proprio mia figlia: un’artista!”.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Ho frequentato il liceo artistico a Roma dove ho avuto per insegnanti dei veri artisti che mi hanno molto apprezzata: Enrico Benaglia, Paolo Marras e Guido Righetti, ma ho sempre sentito la necessità di migliorarmi per poter realizzare un lavoro perfetto, per questo ho fatto delle esperienze lavorative di grafica a Roma e di disegni per tessuti a Como, quando si lavorava a mano e non c’erano i computer. Ho continuato con i trompe l’oeil ed i finti marmi per finire nel restauro dei dipinti murali, pratica che mi ha molto appassionato. Ho lavorato anche negli U.S.A., in Florida e New Jersey, a dei grandi dipinti murali, attraverso i quali ho avuto modo di affinare la mia tecnica.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?
Sì, mi sono avvicinata ai dipinti dei grandi maestri: Caravaggio, Chagall, Munch, Schiele, Manara, poi contemplando i capolavori nelle chiese, sulle cupole e nelle volte, lavorando ai restauri, sugli affreschi del 1600 sui dipinti lignei e sugli angeli in marmo degli altari. Ho provato l’emozione delle tecnica portata all’estremo, così ho sentito la necessità di creare i miei dipinti prendendo  come modelli questi grandi artisti; in particolare ho amato Michelangelo per i suoi nudi scolpiti che non posso dimenticare in quanto sono dentro di me animati da quei meravigliosi movimenti plastici, oggi amo la leggerezza di Matisse.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Onestamente: dopo l’esperienza di mia madre, che negli anni ‘70 a Roma ha partecipato a mostre con delle esposizioni importanti, anche personali, con grande dispendio di denaro ma pochi risultati, non ho mai voluto affrontare questo mondo che penso sia guidato dal caso e dalla fortuna, nei casi migliori: i miei lavori li vendo direttamente a chi li apprezza.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Credo che in questo settore manchi  la vera committenza che permette un impegno serio volto al raggiungimento di un obiettivo: questo stimolo non può certo essere sostituito dal “premietto” creato ad hoc per incensare assessori o persone raccomandate.
Se ci fossero veri mecenati pronti a  sponsorizzare dei concorsi liberi e gratuiti, aperti a tutti e senza secondi fini, si assisterebbe ad una vera rivoluzione: infatti ci sono talenti eccellenti, assolutamente sconosciuti. Esiste un grande fermento tra gli artisti, molti di loro accetterebbero la presenza di un ente di tutela dell’arte italiana contemporanea, che garantisca competenza e trasparenza.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
L’acrobata di Matisse. Per quanto mi riguarda amo tutte le mie opere: sono parti di me che lascio a chi riesce a cogliere la mia essenza.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Sarebbe molto bello poter esporre sempre e ovunque, in modo libero, come gli artisti che dipingono su i muri delle case per le vie e all’aperto, facendo sì che l’arte non debba più mendicare l'attenzione che merita.
Magari sarebbe splendido creare un salone permanente delle arti con manifestazioni a tema che coinvolgano artisti giovani e meno giovani come me.  

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Non si vive di arte in Italia, si sopravvive.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un’artista?
Le maggiori difficoltà sono di tipo economico: l’artista, infatti, si scontra con critici e organizzatori a volte di basso livello, che impediscono il naturale sviluppo degli animi creativi per assoggettarli al profitto.
Questi individui spesso speculano su persone sprovvedute, desiderose di mettersi in mostra anche quando non hanno effettive capacità artistiche.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Il rapporto tra scuola d’arte e mondo del lavoro è nullo. Gli insegnanti spesso non creano un collegamento tra l’arte e la realtà circostante. Manca la cultura dell’apprendistato e l’umiltà della bottega dell’arte. Era proprio in queste botteghe, grazie all’esperienza, all’autorevolezza e alla professionalità del Maestro, che si forgiava l’artista. Inoltre andrebbe comunicato l’artista in modo nuovo e non solo come icona di trasgressione e di sregolatezza.
 
Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Il pregio della critica, quando onesta, è quello di migliorare il percorso dell’artista indicandogli possibili strade per il raggiungimento della sua forma espressiva. Il difetto sta nella costatazione che, questo tipo di critica, è rara.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Desidero comunicare la mia grande passione per il disegno; questa passione che non si placa mai e da cui scaturisce l’opera. Lupi solitari, noi artisti che sperimentiamo i confini tra intelletto e istinto grazie all'eros, nella danza tra vita e morte che genera il flusso creativo.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Chiedimi se sono felice: ”Sì, sempre mentre dipingo” ti risponderei.

 

 

 

 


ART 3.0 − AutoRiTratto 3.0
Isabella Bianchini
in colaborazione con Accademia dei Sensi
elenco titoli opere nelle immagini  Donna blu (part.); Buongiorno già te ne vai; Lo schiaffo; Donne optical; Buongiorno amore

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