“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Mercoledì, 21 Ottobre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Giuliana Bacciu

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Giuliana Bacciu nasce nel 1960 a Brunella, un piccolo paese della costa nord orientale della Sardegna. Già dalla primissima infanzia dimostra una spiccata curiosità verso qualsiasi forma d'arte e una naturale inclinazione verso il disegno e la pittura. Dopo aver conseguito gli studi della scuola dell'obbligo, intraprende gli studi artistici, iscrivendosi all'Istituto Statale d'Arte nella sezione di ceramica, materiale che sperimenterà anche in seguito per suo diletto personale. Lo studio della storia dell'arte influenzerà successivamente i suoi orientamenti artistici.
Dopo il diploma consegue la laurea in materie letterarie con indirizzo archeologico-artistico. Nei ritagli di tempo tra gli studi e il lavoro stagionale si dedica al disegno e alla pittura, e più tardi alla poesia, alle fiabe e alla narrazione scritta.


Quando ti sei accorta di voler essere un’artista?
Devo precisare che non mi reputo un’artista, ma semplicemente una persona ricca di curiosità e con una fantasia abbastanza vivace. A prescindere da questa precisazione sulla definizione, non c’è stato un momento particolare di presa di coscienza di un'indole creativa o artistica che dir si voglia, era da sempre insita in me una grande curiosità e la voglia di sperimentare, sono stati poi gli altri, maestre e parenti, a rilevare questa mia personalità poliedrica e creativa.
Da piccola utilizzavo qualsiasi materiale che potesse essere plasmabile o che si prestasse ad elaborazione creativa (carta, legno, tessuti, argilla, vetro, cotone, lana, fettuccia, farina, colla) e mi sbizzarrivo con la fantasia, ma soprattutto avevo una grande attenzione alla riproduzione grafica di tutto ciò che mi stava intorno, e in questo ero facilitata dalla dimestichezza naturale che avevo con il disegno.
Già dalla primissima infanzia mi piaceva ricopiare le figure di animali, di persone, oggetti, piante e quant’altro e oltre che sui fogli di quaderno, disegnavo sui marciapiedi, sui piazzali, sulla terra e sulle pareti interne di casa mia. Utilizzavo qualsiasi materiale che potesse lasciare un segno, non solo penne e matite ma anche rami, gessetti, pezzi di carbone e cocci di ceramica.
Alle elementari aspettavo con entusiasmo il giorno in cui dovevamo raffigurare col disegno le poesie: era bellissimo quel momento e realizzavo dei disegni molto particolareggiati. Avevo già da allora la capacità di cogliere la tridimensionalità degli oggetti e già chiaro il concetto della prospettiva.
Questa mia grande passione per il disegno è stata successivamente integrata e arricchita con lo studio. Dopo la scuola dell'obbligo mi sono iscritta all'Istituto d'Arte di Sassari nella sezione ceramica, conseguendo il diploma. Successivamente mi sono iscritta al Magistero in "Materie Letterarie con indirizzo archeologico-artistico" dove ho discusso la tesi di laurea in Storia dell'Arte, sulla scultura a Sassari tra '800 e '900.
Nonostante gli studi relativi alla storia dell'arte, nell'approccio materiale alla pittura mi reputo un'autodidatta in quanto è stato antecedente a questi ed è avvenuto in maniera del tutto istintiva e senza aver ricevuto lezioni. Fu all'età di dodici-quattordici anni – prima di allora mi dilettavo soltanto col disegno a matita e coloravo con pastelli e tempere – dopo aver acquistato da un catalogo una valigetta di colori ad olio, che iniziai a dipingere a olio su tela. I temi trattati erano diversi, dalla raffigurazione dei sogni che mi avevano colpito in modo particolare, alle rappresentazioni che riguardavano problematiche sociali, diseguaglianze economiche, considerazioni sulla religione. Erano dipinti concettualmete non molto elaborati, erano dettati dalla mia mente di adolescente che si poneva con un atteggiamento critico nei confronti di ciò che vedeva nella società. Quindi a modo mio rappresentavo tramite la pittura una forma di protesta contro diseguaglianze economiche e sociali. In un dipinto avevo raffigurato una signora elegante con al guinzaglio un cagnolino, che passeggiava rimanendo indifferente al bambino africano col ventre gonfio dalla fame, in un altro ancora avevo raffigurato Gesù sulla croce, con accanto un segnale stradale che indicava "lavori in corso", nella mia mente adolescenziale quei disegni, rappresentavano una presa di coscienza della fragilità della fede. Raffigurai anche temi di violenza sulle donne, ma oltre questi temi particolari dipingevo per lo più paesaggi.
Mi piaceva molto dipingere all'aria aperta per cui mi recavo sulle colline e dipingevo scorci del mio paese.
Attualmente, dipingo paesaggi, personaggi, fiori e un tema che mi affascina molto è quello legato alla rappresentazione di usi e costumi della mia terra, per cui ricorrono le raffigurazioni di ragazze in costume tradizionale, rituali religiosi, scene campestri. Un'altra cosa ancora che mi commuove è realizzare ritratti, a matita, di persone a me care: figlio, nipoti e parenti.
Riallaciandomi alla domanda e concludendo, non c'è stato un momento o un preciso intento di assumere il ruolo dell'artista, ho fortemente amato la pittura e ho voluto semplicemente dipingere, disegnare e fare una ricerca in questo senso per mio piacere personale.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
La prima fase del mio percorso "artistico" è stata del tutto libera da condizionamenti di qualsiasi genere, infatti, quando si inizia a studiare la Storia dell'Arte, le varie correnti artistiche, le varie tematiche, le varie tecniche e gli innumerevoli artisti, verso i quali quasi inevitabilmente si creano delle simpatie artistiche da cui attingere, il rischio di lasciarsi “cambiare” è fortissimo.
Infatti, nella fase successiva, quando ho iniziato ad approfondire la mia passione con lo studio, i miei lavori hanno subito le influenze di alcune correnti artistiche, le tecniche e le tematiche, il trasporto verso alcuni artisti.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?
Ho avuto una grande attenzione per la pittura in generale, ma per un certo periodo sono stata attratta dalla pittura rinascimentale e da alcuni artisti delle cui opere ho intrapreso un accurato studio. Ho osservato e analizzato le campiture cromatiche e la prospettiva: area delle opere di Leonardo da Vinci, le velature delle carni nelle opere di Tiziano e altro ancora
Più tardi ho avuto un grandissimo trasporto per l'Impressionismo francese. Osservavo con estrema attenzione soprattutto le opere di Monet; aiutandomi con una lente, cercavo di individuare le sovrapposizioni di colore e le singole pennellate, mi affascinava tantissimo il suo intento di rendere con immediatezza la sensazione visiva, la sua ricerca per ottenere la trasparenza e il luccichio dell'acqua, il soggetto delle ninfee, lo studio sugli effetti di luce con il suo mutare sugli oggetti nelle varie ore del giorno. Per tanto tempo ho attinto dalle sue opere.
Attualmente posso dire di essere in continua evoluzione "artistica" e sto proseguendo nella ricerca e nella sperimentazione.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?

Non sono molto informata sul mercato dell'arte, ma in base alle mie considerazioni personali, credo che siano in pochi a gestirlo, critici d'arte, galleristi, direttori di musei, editori d'arte, organizzatori di fiere e di Biennali e per quanto assurdo possa sembrare, il ruolo dell'artista, alle volte può essere un ruolo secondario, in quanto non deve fare altro che sperare che le sue opere vengano apprezzate o che vengano prese a cuore da questi personaggi che hanno il compito di decidere chi inserire nel mercato. Quando questo avviene il critico d'arte, in modo particolare, riesce con l'abilità oratoria ad esaltare un artista e dare, alle opere, un valore e un contenuto anche quando non sempre valore e contenuto ci sono. Ovviamente tutto questo è riferito non a quegli artisti le cui opere sono definibili capolavori da chiunque, anche dal profano che non ha i mezzi culturali e il suo giudizio si basa soltanto sulla sensibilità e sulla emotività; è riferito invece a quegli "artisti" il cui operato è di incerta collocazione artistica.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Sarebbe una gran bella cosa se gli enti regionali e le isituzioni locali si impegnassero maggiormente nel promuovere e incentivare la divulgazione dell'arte, concedendo spazi espositivi gratuitamente per dar modo anche all'artista squattrinato di far conoscere la sua arte.
Un'altra cosa ancora che proporrei è quella di ripristinare e aumentare i fondi stanziati per l'arte e la cultura, per poter promuovere le gare di pittura, le estemporanee e ai vincitori concedere la possibilità di un soggiorno artistico-culturale presso qualche scuola d'arte, oltre i confini territoriali nazionali.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legata e perché?

Riguardo ad artisti importanti ci sarebbero tante opere a me care appartenenti ad artisti distanti tra loro dal punto di vista cronologico, tecnico, tematico e a tal proposito mi piace nominare Monet, Pedretti, Faccincani.
Per quanto riguarda le mie opere, benché nulla abbiano d'importante, sono molto legata a un quadro che feci all'età di diciassette anni circa, che raffigurava uno scorcio del mio paese.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Io credo che qualsiasi spazio espositivo, in qualsiasi regione, in qualsiasi luogo d'Italia o del mondo e in qualsiasi momento vada bene purché io riesca a dare all'osservatore, delle belle opere da ammirare e riesca a suscitare qualche sia pur piccola emozione.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Purtroppo la crisi economica che stiamo vivendo attualmente in Italia, ha avuto ripercussioni negative in tutti i settori ed anche nel settore dell'arte. La gente vive la triste realtà degli stipendi esigui e ancor di più vive con l'incertezza del lavoro precario e la costante paura della disoccupazione, e in questo clima è facile capire che chi investe i propri soldi, dia la priorità ai beni di prima necessità e in tal senso investire in arte sarebbe superfluo e non indispensabile.
Dietro la spinta di queste considerazione ritengo che, attualmente, in Italia non si possa vivere di arte e se ciò avviene è un privilegio riservato a pochi.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?

La difficoltà principale che trova un artista che voglia affermarsi e diffondere la propria arte è legata alle spese economiche che si devono sostenere per poter esporre in galleria, senza avere la certezza di vendere. È un rischio non facile da affrontare, da chi non ha grandi disponibilità economiche.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?

Il pregio è che a una buona critica, si riconosce il merito di aver un notevole ruolo nel dare rilevanza a un'opera, perché ne specifica i contenuti e ne esalta le qualità.
Il difetto è che la critica deve essere costruttiva e non distruttiva, cioè deve insegnare a migliorare fornendo le indicazioni, senza però distruggere la personalità dell'artista.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?

Quando dipingo provo una piacevole sensazione di benessere interiore che va al di là dei riscontri economici e commerciali, penso sempre che la mia pittura deve essere come una poesia, in cui i versi si assemblano secondo i criteri metrici della musicalità e delle assonanze, col presupposto di evocare emozioni, così concepisco la pittura: un abbinamento cromatico e un'armonia di forme che si giustappongono per creare poesia; una poesia d'immagine e di emozioni. Questo è ciò che provo e che mi piacerebbe suscitare in chi osserva i miei dipinti.

 

 

 

 


Art 3.0 − AutoRiTratti

Giuliana Bacciu
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website pagina Facebook di Giuliana Bacciu

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