"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Lunedì, 12 Ottobre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Luciana Soriato

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Luciana la conosco da tempo immemore, oserei dire da più di venticinque anni e il suo etereo candore è rimasto pressoché immutato da allora. Questa 'Poetessa visiva dell'Anima' (non so come altro potrei definirla) è un'artista profonda che, come Re Mida, riesce a far vibrare di emozione ogni cosa che tocca e che manipola: che sia un foglio di carta, un ramo di un albero o una corda comune. Che sono, guarda caso, proprio alcuni degli oggetti che l'artista usa comunemente nelle sue opere.
Come un'alchimista provetta, Luciana infonde nelle sue opere una sorta di spiritualità sacra che traspare in modo leggero ma pregnante in tutte le sue opere. Potrei parlarvi per delle ore delle 'molteplici anime' che albergano in questo essere minuto, discreto, riservato è pieno di sublime meraviglia che è Luciana. Ma non voglio essere di parte e lascio ai fortunati che riusciranno a conoscerla, il piacere di scoprirla a piccoli passi. Discreti, leggeri ed evanescenti... proprio come è lei” (Pietro Vanessi, vignettista).


Quando ti sei accorta di essere un’artista?

La sensibilità nello sguardo, nello spirito e nel corpo distingue l’artista fin dalla tenera età conducendolo a meditare e vedere altro da sé. Apparentemente la vita sembra simile a quella di altri, ma la ricerca è legata ad un bisogno interiore che necessita di un linguaggio espressivo intenso. Attribuire ad un segno o ad un colore significati ed emozioni consente una crescita vibrazionale ed emotiva che lo porta a concezioni universali.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
I passaggi sono molteplici in quanto la vita è una continua metamorfosi che segna cicli di esperienze. L’istruzione in materia, il contatto con le opere, gli artisti, i collezionisti, i galleristi, i critici hanno permesso un inserimento approfondito nel mio credo. Vivere nell’arte è testimoniare la vita nelle sue sfaccettature. Condividere l’emozione dell’essenza vuol dire seminare e dilatare l’amore puro liberato da superflui involucri. Sintonizzarsi con il mondo significa usare un linguaggio dal sapore di universo. Gli strumenti da me utilizzati e il modo di esprimere l’arte sono diversi a seconda delle necessità ed ispirazione: pittura su tela o altro materiale, fotografia, performance, installazioni con materiali vari. Stimolanti sono le installazioni site-specific in cui interpreto il tema assegnatomi in spazi che si trasformano e assumono il respiro della mia anima. Talvolta l’energia che si sprigiona porta in mondi lontani, in luoghi incontaminati in equilibrio tra realtà e non, come filtro di una nuova e più spirituale dimensione di spazio e tempo.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?
I modelli d’ispirazione sono molti, in primis la natura compresa quella umana, nella sua poetica gloriosa e nel suo tormento. Ci sono artisti del passato e contemporanei che mi hanno permesso il tuffo profondo nel cuore dell’arte come: Yves Klein per la profondità del blue e desiderio di cielo, Anish Kapoor per la primordialità contemporanea, Paul Klee per la poesia pittorica, il tempio greco per lo spazio aureo, Giotto per la sapienza tradotta nei collegamenti pittorici e nello spazio, Caravaggio per la verità dall’umano al divino, Leonardo per lo sfumato verso l’infinito, Michelangelo per la straordinaria tensione, Miles Davis per la sua innovazione controcorrente, Vinicio Capossela per la sua istrionicità musicale-letteraria, i Momix per il sogno artistico nella danza e tanti altri.

Cosa pensi del mercato dell’arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Il mercato dell’arte è una potenza economica che decide il destino di diversi artisti. Mi commuovo quando un collezionista s’innamora di un’opera e la desidera a tal punto da inseguirla ovunque fino a possederla.

Se tu potessi suggerire un’idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Per valorizzare gli artisti contemporanei suggerirei di poter guardare con il cuore le "Vere Opere". Al giorno d’oggi ci si trova davanti ad un grande minestrone dove gli ingredienti vengono confusi. Consiglio ad ogni fruitore di lasciarsi trasportare dall’emozione o dall’intrigo mentale del lavoro in quanto contiene risorsa adrenalinica che fa bene a ciascuno: “la vita nell’arte e nell’arte la vita”. Quando questo accade si è spronati a trovare una giusta collocazione ad ogni singola opera per consentire a tutti parte di quella vibrazione.

Qual è l’opera tua o di altri a cui sei più legata e perché?
L’opera a cui sono legata in modo particolare è una mia installazione dal titolo Trasfigurazione dedicata al passaggio dal Purgatorio al Paradiso di Dante e svolta tra marzo e aprile di quest’anno nella chiesa di Sant'Elena di Verona.
È composta da settantadue libri sospesi nel vuoto, in modo specifico sopra il foro della chiesa (in cui si possono vedere mosaici dell’antica basilica paleocristiana), in modo crescente verso l’altare in cui si trova un’immagine al femminile di un viso beato ma trafitto da spine che esprimono il dolore passato. In basso vi sono altre quattro immagini fotografiche in cui l’argomento umano del dolore viene concepito come trapasso al bene, alla pace, alla luce. Questa installazione è simbolo di un viaggio come trasporto del vissuto e purezza d’animo verso la contemplazione. Gli elementi aperti (libri) interpretati pittoricamente sono sospesi tra cielo e terra e sono cammini di spogliazioni che conducono all’assenza di peso nella direzione della beatitudine. Sono interlocutori di dialoghi, svelano la luce oltre il buio e la pittoricità proietta la coscienza oltre i limiti materialistici. Gli elementi compositivi dell’installazione come purificatori conducono l’esistenza vitale su altri emisferi in nuove dimensioni, scandiscono il tempo del ritmo sacro riconducendolo al cosmo incontaminato. Inoltre sono costellazioni di templi sacri in cui le strutture nel vuoto del silenzio esprimono suoni di presenza-assenza verso l’abbraccio. Il vuoto lascia spazio al pieno e il pieno al vuoto costruendo un arcipelago di stelle in un cielo ideale, nel luogo sacro del cuore.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell’anno?
Non ci sono luoghi preferiti anche se i più ambiti rimangono i musei, ma credo che le opere devono essere esposte soprattutto con dignità per consentire al fruitore di crescere in senso aulico.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Si può vivere come artista se la fortuna ti bacia, ma se non lo fa sei costretto, per mantenerti, a lavorare anche in altri ambiti, rischiando di non essere più considerato “Artista”. Anche se nella storia l’Italia è stata la culla dell’arte, ora sembra la tomba di ogni iniziativa culturale. Se non favorisce e non favorirà nessuna crescita ci troveremo senza futuro e senza sogni. Ogni uomo ha bisogno di trovare il giusto equilibrio e la corretta armonia per respirare l’ossigeno della cultura ed elevare la mente e l’anima. Gli artisti dovrebbero, come in altri Paesi, essere aiutati economicamente dallo Stato a da altri enti in quanto sono risorse di vita.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Nel processo di crescita dell’artista le difficoltà da affrontare sono molte, da quelle interiori a quelle sociali. La carica adrenalinica viene sviluppata all’interno di noi in funzione della creatività e trova la sua collocazione nel rispettivo collettivo. Se ci sono ’momenti morti’ nei rapporti interno-esterno talvolta l’artista si logora anche se crede profondamente in ciò che realizza, non trova il rapporto e il dialogo e si pone dei muri mentali difficili da abbattere. L’arte non è per se stessi ma in rapporto con il mondo.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell’arte?
Tutti i mezzi, non solo quelli specializzati, devono dare la possibilità di coinvolgimento nell’arte utilizzando linguaggi accessibili a tutte le età e persone per creare un mondo migliore.

Puoi indicarmi un pregio e un difetto della critica d’arte?
Quando leggo un buon articolo o un buon libro d’arte mi si risvegliano risorse sopite, sinapsi e vita, accade il contrario quando tante parole rimangono sole.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Parlare della mia arte è parlare di me. Chi osserva ed entra nelle mie opere avverte chi sono e scopre parte anche di se stesso in quanto parte di universo. Nella mia arte principi primordiali si susseguono con pensieri astratti che vanno da Alfa ad Omega con universalità di spazio in cui l’infinito è il vibrare dell’anima e del corpo. Auspico che il pensiero di ciascun fruitore guizzi oltre l’infinito visibile per trovare la libertà verso il sublime. L’emozione viene prima della ragione e la ragione deve ricondurre all’emozione: la spiritualità oltre il nostro emisfero.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un’intervista?
"Qual è il prossimo incontro con le tue opere e dove ci condurranno?"

 




ART 3.0

Luciana Soriato
in collaborazione con Accademia dei Sensi

 

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