“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Martedì, 06 Ottobre 2015 00:00

Art 3.0. AutoRiTratto di Fabio Magnasciutti

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“Mi chiamo Fabio Magnasciutti e sono nato a Roma nel 1966. Sono un illustratore e vivo di questo da circa venticinque anni ma, negli ultimi sei o sette, mi dedico costantemente alla satira. Ho pubblicato numerosi libri con la casa editrice Lapis e con altri editori e illustrato diverse campagne per le aziende SARAS, ENEL, API, MONTEDISON e altre.

Tra le mie collaborazioni figurano La Repubblica, l'Unità, Il Fatto Quotidiano, Gli Altri, Linus, Left, Il Manifesto mentre ho curato sigle e animazioni dei programmi Che tempo che fa edizioni 2007 e successive e di Pane quotidiano (RAI 3).
Per il programma AnnoZero edizione 2010-2011 e per Servizio pubblico ho realizzato alcune illustrazioni. Insegno illustrazione editoriale presso lo IED di Roma e nel 2005 ho fondato la scuola di illustrazione Officina B5. Dal 1986 faccio concerti con diverse band, dal 1993 col gruppo Her Pillow (folk/rock), di cui sono fondatore”.

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Direi immediatamente. Da quando ne ho memoria. Diversi problemi fisici, durante l'infanzia, mi hanno lasciato molto tempo libero, trovando compagnia in libri, fogli e colori. Probabilmente mi sono accorto di preferire il mio mondo immaginario a quello che mi circondava.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Difficile dare una risposta. Credo di averli individuati in piccole soddisfazioni personali, come constatare che ciò che stavo disegnando si sovrapponeva a ciò che immaginavo, ed era meraviglioso. Poi qualche riconoscimento, piccoli premi in piccoli concorsi per bambini, lo sprone di alcune persone, gli occhi di chi guardava i miei fogli. Più avanti, poi, l'osservazione, il formarsi di gusti personali, riguardo a fumetti o opere d'arte. Trarre spunto da loro, copiare, cosa che consiglio a tutti coloro che si affacciano a questo mondo. Non è umiliante, è estremamente utile per inseguire uno stile personale.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Da piccolo i grandi classici: per la letteratura Calvino e, soprattutto, Gianni Rodari, al quale credo di dovere la vita. Per il disegno mi sono nutrito di ogni tipo dì fumetto, da quelli cosiddetti dozzinali (ma mai considerati tali) come Geppo, Tiramolla, Cucciolo e Beppe, che hanno grandi firme alle spalle, passando per Asterix e tutta la scuola belga/francese, per la Marvel e la DC e gli immancabili fumetti di avventura: Zagor, Il Comandante Mark, Blek Macigno e tutti gli altri.
Chi però ha avuto un effetto dirompente su di me è stato senz'altro Benito Jacovitti. Lo amo e lo ringrazierò sempre per avermi dato un po' del suo punto di vista disilluso e laterale.
Successivamente il Surrealismo, affascinante in modo così elementare, ma soprattutto gran parte della produzione della Secessione. Schiele è il mio artista preferito. Nel campo dell’illustrazione la lista sarebbe lunghissima, su tutti cito Ferenc Pintér, un artista che ho amato e saccheggiato.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Sono spiacente, non so proprio rispondere a questa domanda. Sono un illustratore e lavoro su commissione. Solo di rado è capitato di esporre degli originali. Non frequento questo mondo e ne ho notizie solo parziali da amici e colleghi.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Ho pubblicato moltissime illustrazioni e vignette, in venticinque anni, dunque non è semplice scegliere. Probabilmente l'uscita de Il vecchio e il bambino, libro illustrato sulla nota canzone di Guccini, è stato un passaggio molto significativo.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Spesso è difficile ma senz'altro possibile io lo faccio, con fortune alterne ma ho sempre vissuto di questo. Inoltre insegno illustrazione presso lo IED di Roma e nella piccola scuola fondata da me, Officina B5.
In qualche modo anche questo è vivere d'arte.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Credo che cercare immediatamente un riscontro economico generi soprattutto frustrazione, a discapito della creatività.
Certamente è importante ma ritengo che si debba saper aspettare che la propria opera rispetti degli standard qualitativi che solo l'esercizio, lo studio e l'osservazione possono fornire.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Imparare ed insegnare che non è materia superflua ma sostanziale, vitale. Senza bellezza si può solo sopravvivere.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Non ho le credenziali per farlo: dovrei adottare dei luoghi comuni che, in quanto tali, non sarebbero credibili.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Il motivo per cui nasce, ciò che spinge una persona ad avere questa urgenza, perché di urgenza si tratta. Quali sono gli stimoli, che coinvolgono tutti i sensi. Osservazione, memoria, evocazione.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
"Perché lo fai?"

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Fabio Magnasciutti
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website https://www.facebook.com/fabio.magnasciutti
            
http://www.fabiomagnasciutti.com/
            
http://fabiomagnasciutti.blogspot.it/

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