“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Martedì, 29 Settembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Saturno Buttò

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Un artista che fa discutere, che provoca reazioni forti e spesso contrastanti e rimane lì a emettere il suo messaggio qualunque esso sia, qualunque sia l’interpretazione che l’osservatore vuole attribuirgli. Il corpo e la bellezza, la trasformazione e il limite che ogni individuo si pone come vincolo all’esplorazione.
Saturno Buttò nasce nel 1957 a Portogruaro e dopo il Liceo Artistico si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia dove si diploma nel 1980.
Pubblica: Ritratti da Saturno: 1989-1992, Opere 1993-1999, Martyrologium (2007), Saturnicore (2013) e Breviarium Humanae Redemptionis (2015).

Scrive nella sua biografia e nel suo sito: “Io ritraggo persone. Mi interesso dell’identità e delle implicazioni psicologiche. Non mi preoccupo della reazione che il pubblico ha davanti alle mie opere. Lavoro per me stesso e un fine catartico non lo escluderei.
Dipingendo cerco qualche cosa che mi emozioni e che soddisfi le mie curiosità: sono attratto da quello che non conosco, spesso dal lato negativo della psicologia umana”, in perfetto accordo con quanto sosteneva Geoffrey Hartman: “La grande arte è sempre scortata dalle sue due oscure sorelle, l'empietà e la pornografia”.
Mentre di lui hanno scritto: “La figura umana, che nella poetica di Saturno Buttò è costantemente rappresentata come sacra, viene indagata nei suoi aspetti di decadenza fisica e psicologica, talora attraverso la presenza di strumenti e apparati medici, che da un lato comunicano il senso del dolore umano e delle afflizioni del corpo, dall'altro tradiscono l'utopistica, più che mai attuale, volontà di sconfiggere la morte e l'ineluttabile condizione di caducità fisica. Così una parata di splendide fanciulle consacrate da un'aura dorata, la stessa delle icone bizantine, brillano di una fisicità pienamente terrena e sensuale, ma sono avvolte da un misterioso fascino demoniaco, come votate in purezza alla distruzione e al disfacimento”.

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Presumo dai tempi delle scuole medie. La cosa che mi piaceva di più era disegnare e dipingere e l'idea era di iscrivermi al Liceo Artistico per continuare e perfezionare quell'esercizio.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Il periodo degli studi a Venezia, nel corso degli anni '70 ha determinato quello che, artisticamente, sono oggi. Comunque, potrei scandire i passaggi fondamentali in tre tappe. Il Liceo Artistico: essenziale per quanto riguarda l'apprendimento della tecnica del disegno classico. Tutto è nato con la passione per lo studio dal vero, prima su calchi in gesso e successivamente con modelli reali. Un “incipit” che ha segnato la mia “visione del mondo”.
La seconda tappa: l'Accademia di Belle Arti. In quel contesto e in quegli anni (dal '75 all'80) si sentiva molto parlare di avanguardia, soprattutto extrapittorica. Sembrava che per fare “Arte” bisognasse abbandonare le tecniche tradizionali per privilegiare l'aspetto “concettuale” documentato da immagini fotografiche e video, cosa che io ho puntualmente fatto. In quegli anni ho realizzato che l'arte, innanzitutto doveva rapportarsi con il presente e con il futuro piuttosto che con “discipline passatiste”. Bisognava porre la questione principalmente sull'idea e non sulla tecnica. Aprirsi!
La terza tappa: subito dopo aver terminato gli studi ho avuto l'intuizione, se così posso dire, di fondere insieme le due esperienze scolastiche. Per una decina d'anni ho sviluppato, da solo nel mio studio, la tecnica dell'olio. In sintesi, un ritorno alla pittura, ma con una attenzione ai contenuti. Nel mio caso i contenuti hanno sempre ruotato intorno alla figura umana, l'unico denominatore comune.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Lo studio della storia dell'arte ti porta inevitabilmente a preferire determinati “modelli” ad altri, per varie ragioni. Tuttavia pittoricamente parlando non li ho mai avuti in senso stretto. Mi sono sempre piaciute tutte le epoche e ognuna ha le proprie eccellenze, ma non ho mai approfondito, tecnicamente parlando, un particolare autore, questo per evitare, per quello che è possibile, di venir comparato ad altri. In termini di “ispirazione” posso senz'altro dire che artisti, non pittori, più o meno contemporanei che hanno contribuito alla mia formazione ci sono; tanto per citare qualche nome: Gina Pane, Joel Peter Witkin, i primi due che mi sono venuti in mente.
Le loro opere sono state una rivelazione quando le ho scoperte. Ed è questo che mi piacerebbe succedesse a chi si trova di fronte alle mie cose: “Immagini Iniziatiche”.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Personalmente trovo tutto un po' confuso e non mi curo di questi dettagli, io penso solo a “fare cose”.
Quello che intuisco però è che il mercato dell'arte è l'arte stessa, nel senso che nel panorama contemporaneo conta lo “status symbol” fine a se stesso. Sostanzialmente una cosa per pochi, quello che si trova al vertice dell'arte contemporanea non vale quasi nulla in quanto oggetto, ma il fatto di pagare follie per questo nulla lo fa assurgere ad opera d'arte. Una vecchia storia, vedi Duchamp, portata all'esasperazione. Del resto non poteva che andare così, visti gli sviluppi del '900. Non giudico il fenomeno, mi limito a dare il mio contributo con quello che faccio secondo i miei canoni di bellezza.  

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Questa è una domanda vaga. Ad ogni modo, non saprei, io mi preoccupo del mio “fare arte” e suggerirei a tutti di concentrarsi sulla qualità del proprio lavoro. Tutto il resto viene da sé, sempre che ci sia una sostanza naturalmente.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
La pala d'altare del Tiziano nella chiesa dei Frari a Venezia. Mi ricorda gli anni degli studi, ci andavo spesso a vederla. è quella che definisco un'opera assoluta!

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Mi è già capitato di dirlo, da un mio punto di vista il posto ideale dove esporre un'opera è un luogo di culto. Non riesco ad immaginare qualcosa di meglio, relativamente alle mie opere, riguardo alla collocazione ideale. Sul perché ci sarebbero molte cose da dire, ma la cosa importante è la capacità evocativa che un determinato contesto genera. Spesso penso alle mie opere come ad un qualcosa che sta tra noi ed altro. Insomma ci vedo molta spiritualità e in definitiva, qualche volta, guardandole, provo la stessa suggestione che mi danno certi capolavori esposti nelle varie chiese: è evidente che l'Assunta di Tiziano citata prima, forse, mi ha condizionato un po'.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
No, se ci limitiamo al nostro territorio!

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
La mancanza di un giusto supporto economico, è evidente.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
In Italia praticamente tutto si può migliorare. Il punto è che dovremmo, anzi dovrebbero, capire che l'unico autentico valore che abbiamo come italiani è l'ARTE! Dunque dare una assoluta priorità al sostentamento e alla divulgazione di quello che innanzitutto è un patrimonio universale dell'umanità e affermare una volta per tutte che siamo i migliori, almeno in questo campo. Sostenere l'arte per migliorare l'Italia.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Il difetto è semplice: troppo spesso la “critica” è governata da interessi personali. Comunque ci sono anche autentici appassionati che lo fanno per vocazione.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Che io lavoro per me stesso e che per questo arrivo anche ad essere egoista e vorrei, inoltre, che chi si ritrovasse di fronte ad una mia opera l'associasse automaticamente al mio nome. Il massimo per un artista, credo.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
“Perché dipingi quello che dipingi?” – Ma perché mi dà piacere!

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Saturno Buttò
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website www.saturnobutto.com
https://www.facebook.com/pages/Saturno-Butto/60953827784

 

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