“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Lunedì, 07 Settembre 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Vincenzo Morlotti

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Nasce a Vedano Olona il 28 agosto 1949, dopo un breve periodo si trasferisce a Gemonio.
A soli quattordici anni collabora con lo scultore Egidio Casarotti alla realizzazione di altorilievi per la Chiesa parrocchiale di Laveno. Il Maestro, complice del giovane, gli trasmette un’impronta significativa che più tardi emergerà nei lavori di scultura e nella tridimensionalità delle forme nelle tele dell’artista.

Il fratello maggiore Romano lo sostiene e lo esorta nel proseguo della sua opera, con lui soggiorna in Olanda, ammirando e studiando le opere dei maestri olandesi e fiamminghi. Nel 1970 si diploma al Liceo Artistico di Busto Arsizio, nello stesso anno frequenta un corso di discipline pittoriche avanzate presso l’Istituto d’Arte 'Cimabue' di Milano, l’anno successivo si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera dove si laurea nel 1974. In quegli anni di intenso studio e ricerca, (caratterizzati dagl’insegnamenti di professori quali: Raffaele De Grada per la storia dell’Arte; Pietro Diana per tecnica d’incisione e anatomia artistica; Luigi Veronesi per lo studio della cronologia) frequenta e lavora nello studio di Domenico Purificato. Dal 1974 al 1976 fa parte del 'Centro di documentazione Arte' di Gianfranco Maffina di Varese. Nel 1982 a Roma in Campidoglio gli viene assegnato il premio 'Leader Europeo dell’Arte' per il trittico Funerale di un Eroe dedicato alle vittime del terrorismo, che insanguinò il Paese in quei terribili anni, (oggi esposto nella Casa Militare per Veterani e Reduci delle guerre Nazionali di Turate – Como). Nel 1996 lascia il 'Circolo degli Artisti' di Varese di cui era socio e in solitudine prosegue nella ricerca e nella sperimentazione. Nel 2012 riceve dal Municipio di Cittiglio una targa di Beneremenza di cittadino e artista. Numerose le personali e collettive in cui ha partecipato. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero. Ha insegnato Educazione Artistica presso l’Istituto Comprensivo di Caravate, oggi si dedica completamente alla ricerca espressiva e cromatica.

Quando ti sei accorto di essere un artista?
Respirando l’aria di casa. Mio cugino Ennio Morlotti è riconosciuto come uno dei massimi pittori dell’Astrattismo italiano. Mio padre dipingeva, mia madre avrebbe voluto frequentare delle scuole d’arte, i miei fratelli hanno sempre condiviso tale passione. L’arte in generale è sempre stato un affettuoso tarlo di famiglia. Prima di Ennio, ho avuto un antenato scultore che venne esiliato in Francia, dopo le cinque giornate di Milano.


Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Nasco come scultore, la tridimensionalità delle forme mi ha accompagnato in tutti questi lunghi anni di lavoro. A dieci anni frequentavo lo studio dello scultore Egidio Casarotti, autore degli altorilievi della Chiesa di Laveno Mombello. Lo adoravo e con lui ho iniziato le prime sperimentazioni di modellato ascoltando i suoi suggerimenti e aiutandolo nel modellare. Poi ho proseguito con Antonio Ferrari eccellente scultore allievo di Francesco Messina. A Laveno, dove abitavo in gioventù, si creavano le famose ceramiche famose nel mondo. Non avrei potuto trovare un ambiente più stimolante, anche perchè qui potevo incontrare personaggi come Biancini Giò Ponti, Antonia Campi e persino Lucio Fontana, pensi che proprio Fontana mi incoraggiava benevolo.  


Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Ho sempre convissuto l’eterna dicotomia tra presente e passato, tra civiltà e progresso. Amo costruirmi delle problematiche perché vivo una vita di problematiche e ho sempre cercato quindi di bilanciare lo strappo esistenziale che questo conflitto mi creava. La mia esperienza e il mio lavoro sono una sperimentazione continua, a volte  stancante ma sempre vigile. L’amore per il passato, per il presente e per il “futuribile” mi stimola e al tempo stesso mi arricchisce.


Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Il mercato dell’arte attuale non mi sembra “sincero” per tanti motivi. Vengono agevolati alcuni autori a discapito di altri, almeno in Italia, però, per quanto mi riguarda ho avuto le mie soddisfazioni all’estero. Ho sempre scelto la libertà e mi sono espresso senza accettare i condizionamenti imposti dalle leggi del mercato. Sono stato insegnante di arte nelle medie e avendo l’indipendenza economica ho continuato la mia “esternazione creativa” in piena autonomia. Insegnare mi ha permesso di vivere un presente inoltre affrontare le problematiche dei giovani mi impegnava a dare risposte concrete e a volte di formulare ipotesi future.

 
Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Credo che l’arte sia un patrimonio di tutti; gli artisti dovrebbero scendere nelle piazze e non rinchiudersi solo in spazi coercitivi per il piacere di pochi.


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Noi non possiamo dimenticare il passato. La nostra cultura e le nostre tradizioni devono continuare. Sarebbe la fine della società se noi rinunciassimo alle nostre tradizioni, perderemmo inesorabilmente la nostra identità. Vorrei essere nato nel Rinascimento per affettività, perché intimamente mi sento operoso, ma desidero lavorare con tempi cadenzati, meno stressanti di quelli che impone la modernità. Nel passato l’artista era meno condizionato dall’incalzare inesorabile del tempo. Ho opere mie che sono importanti per definire certi percorsi pittorici, uno è il grande trittico a olio Funerale di un Eroe, creato negli anni Ottanta che per me è stato un periodo di impegno pittorico volto alla lotta sociale contro il terrorismo, la corruzione e la violenza. Segui quel percorso per diversi anni. Un altro quadro per me storico è quello che sigla l’inizio di un nuovo viaggio pittorico estremamente creativo e produttivo: Notturno in cementeria. Rappresenta una svolta nuova e di grandi soddisfazioni espositive. Un viaggio nell’archeologia industriale o naturalismo industriale dove ho raffigurato macchine tecnologiche, animali e natura in un equilibrio armonico di un Eden utopico. Ringrazio l’amico Enrico Bai e lo scultore Sangregorio che apprezzarono quell’atmosfera surreale e fantastica. Furono loro che mi convinsero a proseguire, infatti l’anno dopo nel 1993 realizzai, su commissione, un grande olio su tela, Notturno alla Mascioni, destinato alla centrale termoelettrica della ditta Mascioni di Cuvio a Varese, il cui catalogo venne realizzato da Debora Ferrari. Successivamente esposi al Museo Salvini di Cocquio Trevisago una serie di ”fabbriche”, con catalogo recensito da Raffaele De Grada.
Seguirono altre mostre alla Colacem di Gubbio, alla cementeria Colacem di Caravate Varese e al Museo Internazionale Design Ceramico a Laveno Mombello con catalogo di Romano Morlotti. In quel periodo curai anche una esposizione di otto grandi quadri dedicati al Liberty della birreria Poretti nella mostra 'Arte, industria e Belle Epoque' nel 2014. Nella mia vasta produzione artistica iniziata negli anni sessanta, non dimentico la parentesi dedicata alla pittura Sacra. Iniziai negli anni '80 sempre con un grande trittico a olio, Apocalissi al Calvario che si trova nella Chiesa di Voldomino a Luino Varese. Venne portato nella chiesa di Kintynku in Tanzania l’opera Gesù con i bambini che faceva parte della collezione privata del Cardinal Ernesto Civardi. A Gemonio si trovano due grandi oli: una Natività e una Deposizione mentre a Mombello di Laveno una Resurrezione di Lazzaro. Questo per dire che il Sacro è una tematica che ho sempre amato.
Dal 2013 ad oggi ho seguito nuove intuizioni pasando dai paesaggi, ai circensi per arrivare fino alle ludopatie dove propongo giocatori d’azzardo. Certamente chiamarmi ”Morlotti” è stata una sfida importante che ha generato in me un desiderio di rivalsa interiore scatenando una produzione complessa e vasta in molte direzioni.


Se tu potessi scegliere, dove vorresti esporre e in quale periodo dell'anno?
Certamente preferirei luoghi di archeologia industriale o luoghi sacri, magari in concomitanza di celebrazioni o eventi storici. Queste circostanze mi hanno dato grandi  soddisfazioni personali e notevole riscontro di pubblico. Non disdegnerei, però, altri luoghi interessanti.


Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Come ho scritto, l’insegnamento mi ha permesso autonomia economica, non sono mai sceso a compromessi da bottega, ho sempre lavorato senza condizionamenti esterni, in piena libertà creativa.


Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
A volte capita di imbattersi in personaggi ambigui e spesso ne ho pagato le conseguenze, ma le considero esperienza di vita. Bisogna avere fiducia nel prossimo altrimenti ci si chiude a se stessi e agli altri. Occorre però considerare gli alti costi di certe esposizioni, serve quindi trovare e convincere eventuali sponsor a collaborare. Un artista vero può pagare eventualmente con opere proprie, ma se così non accade, tutto si complica.


Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Gli artisti non commerciali dovrebbero avere la possibilità di essere considerati e valorizzati come gli altri. Penso che la possibilità nuova offerta dal web permetta agli artisti di farsi conoscere a un pubblico più vasto e multi etnico. L’Arte è un patrimonio dell’umanità.


Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Quando la critica è costruttiva in genere riesce a sviscerare il contenuto autentico che l’artista propone, riconoscendone le qualità positive, senza passare dai condizionamenti politici o sociali. Oggi però la critica segue più le mode effimere che una propria etica.


Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
La grande dedizione spassionata e sincera nella ricerca espressiva intesa come continua ricerca culturale, nella proposta creativa di tematiche sociali e non, riconoscendomi l’impegno continuo e incondizionato.


Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Mi capita ogni tanto di leggere poesie ed allora: "Come mai questa vena letteraria?" Risponderei così: il mio poeta preferito è Giacomo Leopardi e per me la poesia è una necessità di vita, la poesia è immagine. Se un quadro non esprime poesia diventa arido, inespressivo, solo una tela imbrattata.

 

 

 

 

 


ART − AutoRiTratti
Vincenzo Morlotti
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website www.morlottivincenzo.it
www.facebook.com/morlotti.vincenzo

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