"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Lunedì, 27 Luglio 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Massimo Cantini

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Massimo Cantini è nato a Pontassieve nel 1946: ha quindi vissuto gli anni postbellici della ricostruzione, respirato l'aria nuova che soffiava prepotentemente dal resto d'Europa. Infatti, anche Cantini, come altri giovani artisti fiorentini, nei primi anni Settanta cominciò a gravitare alla Galleria Inquadrature (nel 1973 fece parte, con la Galleria, del gruppo "Come pittura"). Poi, nel 1979, insieme agli artisti Del Testa, Fusi, Nigiani, firmò il manifesto Foto di gruppo, presentato da Pier Carlo Santini. Il suo lavoro si è collocato fin dall'inizio entro la tematica del rapporto tra l'immagine derivata dalla natura e il rigore compositivo, l'incasellatura geometrica che non lascia scampo.

La figura è spesso "accolta" o forse, quasi "inserita" in un paesaggio memore degli scorci "ideali" del Manierismo. Cantini non cerca di suscitare l'emozione, ma punta all'effetto straniante, che replica il disagio dei nostri tempi, in cui tutto guarda e niente si può toccare. Affinando la propria tecnica e le tematiche, Cantini ha intrapreso un nutrito percorso espositivo in Italia e all'estero (Parigi, S. Genis Laval, Biarritz, Waterbury USA, Damasco e Vienna): decine di mostre, allestite in spazi pubblici e privati, a Firenze, Pontassieve, Prato, Arezzo, Montevarchi, La Spezia, Massa, Grosseto, Perugia, Roma, Catanzaro, Cagliari, Como, Modena, Mantova, Napoli, Palermo, Brescia.
Nel 1981 Renzo Biasion lo ha segnalato nel Catalogo Bolaffi. Nel 1987 viene scelto per illustrare la campagna pubblicitaria Ray-Ban. Ha realizzato, nel 2002, una cartella litografica commissionata dal Credito Cooperativo di Pontassieve. Cinque anni dopo ha dipinto il Palio di Torrita di Siena, e il Comune di Pontassieve ha acquistato due grandi dipinti, adesso posti nella Sala Consiliare del Comune stesso.
È presente nel volume Storia dell'arte italiana del '900 a cura di Giorgio Di Genova.
Nel 2013 è stato insignito, dal Lions Club Valle della Sieve, del prestigioso riconoscimento Melvin Jones Fellow (Filippo Lotti, 50 pittori toscani per 50 cantanti toscani, 2010).

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Durante gli studi all’Istituto d’Arte di Porta Romana di Firenze, in pieni anni Sessanta, quando iniziai ad esporre le mie prime opere.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Durante la metà degli anni ’70 avviai un percorso improntato al taglio netto col passato. Le opere giovanili mostrano l'inizio, poi sviluppato nel tempo e culminato nel decennio successivo con quei modelli e stilemi fotografici (definiti “iperrealisti” da molti critici) che ho conservato fino ad oggi nella mia pittura.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Sono sempre stato affascinato dal potere del fotografo, da me inteso come l’architetto dell’immagine, colui che progetta attraverso lo strumento ottico. In fondo credo che le mie opere siano questo: la messa a fuoco di un ordine scenico preordinato, di una verità incontrovertibile, ma nel contempo costruita, e sempre dettata da obblighi scenografici nei quali non è possibile rinunciare all’equilibrio.
Primi e secondi piani, pochi oggetti che cristallizzo in contesti spesso panoramici e outdoor, ognuno con un proprio spazio e ruolo: come attori che concorrono alla causa di un significato.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Innegabilmente tutti i fenomeni legati alla globalizzazione dell’economia e della cultura hanno avuto un ruolo predominante nei grandi mutamenti a cui abbiamo assistito, ma certe dinamiche non sono mai cambiate, e forse la potenzialità del mercato dell’arte è anche il suo stesso limite: quello stesso potere che innalza un artista o lo degrada.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Probabilmente comincerei da un centro espositivo permanente,  idoneo a nobilitare e promuovere l’arte contemporanea in ogni sua forma.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
La deltaplanista: un mio dipinto realizzato negli anni Ottanta per il premio 'Arte Sport'. L'opera venne esposta in Palazzo Strozzi.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
A Firenze, nel periodo di Natale.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
L’aspetto tecnico, che nel mio linguaggio è rigoroso e sta alla base di ogni mia opera. E anche le fasi consolidate durante la creazione del dipinto: l’imprescindibile bozzetto iniziale che assume le vesti di un progetto preliminare, il disegno finale su tela e la realizzazione pittorica definitiva.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Il significato dei simboli e delle immagini che da sempre campeggiano nei miei quadri: probabilmente il tentativo del messaggio è l’evidenza più netta ed immediata che traspare agli osservatori della mia pittura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Massimo Cantini
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website
https://www.facebook.com/massimo.cantini.79
              www.massimocantini.it

 

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