“Piovve tanto forte che tutti i porci diventarono puliti e tutti gli uomini sporchi”

Georg Christoph Lichtenberg

Lunedì, 15 Giugno 2015 12:31

ART 3.0: AutoRiTratto di Pietro Vanessi

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"Una notevole autoironia avvicina Pv ai grandi. Sul rapporto tra i due sessi riesce ad essere sarcastico nei confronti di un certo femminismo e spietato nei confronti degli uomini tutti. Insomma, che dire, godetevi queste gocce di saggezza. Magari non tutte in una volta, perché sono davvero un concentrato di intelligenza e irriverenza e andrebbero lasciate sedimentare un po' di tempo prima di poter dire: Beh, questa l'ho capita" (Claudio Bisio).

"Tutti i pensieri, belli, brutti, corretti o scorretti, dolci o prevaricatori, violenti, egoisti, feroci e spudorati ce li ha tutti lui, il cervello. O meglio, il cervello di Pietro vanessi. Cioè… il nostro" (Milo Manara).
"Io non so se PV faccia satira. So però che in qualunque settore decida di mettere il naso – rapporti sentimentali, religione, politica –, con le sue vignette sintetizza storture e paradossi che riconosciamo subito come veri, ma di cui non sempre ci eravamo accorti. Io ho tre sue vignette appese a una parete. E non c’ è nessuno che guardandole non dica “E’ proprio così”. Ridendo, è ovvio" (Susanna Schimperna).
"PV riesce a stilare un bigino di metafisica partendo dagli organi e dagli argomenti più fisici che esistano. Dietro le battute secche ed essenziali che inchiodano ogni vignetta si aprono, qua e là, abissi da vertigine" (Raul Montanari)
E dopo quello che dicono di lui (e prima di poter ascoltare le sue parole leggendole nell'intervista che segue) potete osservare la mano di Pietro Vanessi mentre crea la vignetta per l'associazione culturale 'Accademia dei Sensi'.


Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Parlare di me e della mia “Arte” ma… l’Arte per me è un’altra cosa. Le mie sono semplici vignette satiriche anche se sul “semplice” ci sarebbe da star qui a discutere per ore. Perché c’è vignetta e vignetta. E le mie parlano di Morte, di filosofia Zen, di sesso, di Dio e di argomenti “filosofici” che raramente si trovano in questa “forma pseudo-artistica”. Mi occupo anche di società e di politica ma sempre con meno entusiasmo. Ma andiamo per ordine e provo a rispondere.
Non mi reputo un vero “Artista”. Per me l’arte è qualcosa di più alto e nobile. E questa “cosa” l’ho percepita consciamente già a quattordici-quindici anni. Solo che il mio percorso è stato lento e lungo… per anni ho quasi rimosso questa mia “vocina interiore” per dedicarmi ad altro.


Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
La prima mostra fatta a diciannove anni, nel mio paese e la lettera con cui il settimanale Cuore mi aveva preso tra lo staff dei collaboratori (1991).


Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Beh sì: il grande Quino in primis, poi Altan, Reiser, Edika e tanti altri.


Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Conosco poco il mercato dell’Arte e ancora adesso mi sfugge spesso il gap tra ciò che vedo in termini oggettivi e le quotazioni di certe opere che, da profano, ritengo sproporzionate e assurde.


Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?

Lavorare sodo e perseguire una propria strada senza farsi distrarre dalle mille tentazioni che questo mondo ormai multitasking ti porta a fare. Ah, dimenticavo: trovarsi un bravo agente che oggi come oggi è imprescindibile… per non prendere fregature colossali!


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?

Non ho un’opera precisa ma… forse un personaggio sì: L’Idiota Zen. Una sorta di mistico-bischero che un po’ ci fa e un po’ ci è, che filosofeggia in maniera stralunata e non convenzionale sulle grandi domande esistenziali che ci poniamo tutti. È il personaggio che sento un po’ più vicino, in questo momento… e chissà che non mi trasformi come lui tra qualche anno.


Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Vorrei esporre dove so di poter contare su molte persone che si incuriosiscono delle mie cose. Quindi non sono un “fanatico” delle Gallerie convenzionali. Mi piacerebbe esporre anche in una chiesa sconsacrata o nel loft al 21° piano di qualche grattacielo di Manhattan.
Non è la sacralità del posto in sé o il fatto che ci sia esposta una targhetta “Art Gallery” che mi fa appassionare ad un posto, insomma. A pensarci bene, anche una grotta, se non fosse troppo umida, la vedrei bene come location per una mostra dell’Idiota Zen.


Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Credo di sì, anche se sicuramente “facile” non è. Esiste qualcosa di “facile” ormai in Italia, a parte le probabilità di ricevere una multa a casa per qualche infrazione misteriosa che a noi sfugge?


Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
La diffidenza degli editori, la difficoltà di sedersi semplicemente ad un tavolo e riuscire a “rubare” venti minuti di tempo ad un gallerista per parlare di quello che fai, riuscendo a farglielo vedere. Riuscire a strappare un appuntamento ormai è diventata un’Arte sopraffina. Solo col dentista riesci ad ottenere un appuntamento alla prima telefonata e nel giro di pochi minuti.
Ah, i misteri della Vita…


Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Se potessi davvero contribuire a migliorare qualcosa, abolirei quella patina di snobbismo che ogni artista (e/o gallerista) ha. Tutti quei cerimoniali “fighetti” sempre uguali a se stessi, quegli atteggiamenti atti a incutere una sorta di referenzialità che ormai suonano come cose retoriche e infinitamente noiose e datate.
L’Arte dovrebbe uscire dalle gallerie ed entrare più tra la gente: abbattere certe “caste” elitarie e parlare più un linguaggio facile e abbordabile.

 

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Il pregio è che staresti ore ad ascoltare certi critici d’arte parlare di un quadro o di un autore (su Rai 5 ci sono delle bellissime trasmissioni dedicate proprio a questo). Il difetto è che spesso il linguaggio adottato è talmente astruso e complesso che non capisci più se sei tu ad essere idiota o quello che parla.


Gli umoristi come te sono in genere persone tristi o allegre?
Dipende se uno fa satira per divertimento (suo e di chi lo legge) o per esprimere una qualche forma di disagio interiore che tenta “goffamente” di esorcizzare con la scusa della “risata”. Io mi trovo a percorrere una strada che sta ai confini  tra i due e quindi soffro di bipolarità e a sbalzi di umore continui… ma necessari. In genere chi "sta bene" ed è una persona “felicemente risolta” non fa arte, né letteratura né nulla di artistico. Fateci caso…


Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Di me “poco”, non sono uno che ha una vita così rocambolesca e avventurosa, degna di essere raccontata. Del mio lavoro, invece (la parola Arte mi mette soggezione) suggerisco di andare sul mio sito www.unavignettadipv.it e di dare un’occhiata alle cose che faccio. Fare l’imbonitore o le televendite non è il mio forte: suggerisco sempre di guardare coi propri occhi e che ognuno tragga da sé le sue conclusioni. Oppure di leggere i miei libri finora usciti che trovate tranquillamente su Amazon, digitando il mio nome e cognome.


Cos’altro fa un vignettista poi, a parte disegnare?
Io nella fattispecie mi occupo di comunicazione e insegno. Insegno allo IED di Roma 'Art Direction' e ultimamente ho messo in piedi in Corso di Satira, per sfatare il mito che la satira sia una cosa “sciocca” e senza spessore.

 

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Cosa volevi dire con quella battuta là? Dio esiste e se sì, perché lo hai immaginato Donna (DIA) e piena di vizi come il bere e il fumo? Perché hai dato voce e personalità al membro maschile? Qual è il motivo per cui torni ciclicamente a parlare dell’aldilà col personaggio della Morte Nasona? Perché affronti spesso il tema dell’incomunicabilità delle coppie È vero che sei tra gli autori più condiviso (e copiato) su Facebook?
Ops… mi avevi chiesto una domanda e basta, giusto?

 

 

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Pietro Vanessi
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website www.unavignettadipv.it
            www.facebook.com/pietrovanessi

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