“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Martedì, 26 Maggio 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Giovanni Chilleri

Scritto da 

L'immagine fluida nelle sue articolazioni pare che nasca per un travaso da quella che l'ha preceduta e per tanto si rinnova, in un'eco prodigiosa, i movimenti dell'opera che l'ha generata e ne condensa ad un tratto la forma colta nell'attimo della massima maturazione creativa. Per cui vien fatto di pensare che sia impossibile e soprattutto inutile attardarsi a valutare quale delle opere eseguite da Chilleri sia la migliore; in quanto ciascuna esprimendo di volta in volta il meglio o una maggiore completezza della precedente, si rende pedina del rapido progredire di una tecnica già raffinata di suo e di una conquista veloce di traguardi estetici rilevanti. Ma forse è il mio modo personale di esaltarmi agli accenni topici via via individuati in un'opera d'arte, a pormi in sintonia con il rapido evolversi degli intenti dell'autore e a indurmi a sognare situazioni virtuali che nella realtà inventata da Chilleri probabilmente non esistono.

A convincermi che quelle meravigliose articolazioni da me intese come scaturite dalla provocazione di una musica che si insinua a poco a poco e sommessamente nell'anima, fanno parte dell'irraggiungibile ma sempre lusinghevole isola che non c'è e mi sembra che sia utopia anche il parlarne. (Tommaso Paloscia, da Gentile prepotenza di Giovanni Chilleri)

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Al termine degli studi presso l'Istituto d'arte di Porta Romana. Mi sono guardato attorno e ho iniziato a fare piccole sculture influenzato, molto, dalla mostra di Henry Moore a Forte Belvedere. 

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Verso i vent'anni ho iniziato a lavorare come orafo-gioielliere nel laboratorio di mio padre, trasferendo la mia passione per l'arte contemporanea nel gioiello. Negli anni '70 ho creato la prima moneta usata dalla Regione Toscana come dono istituzionale per i personaggi illustri in visita in Toscana. Nel 1972 ho ideato un connubio tra il mosaico fiorentino e la gioielleria mescolando i diamanti con il corallo, lapislazzulo, giada, onice nero e altre pietre dure e semipreziose. Ho chiamato questa collezione Linea Incontro. Il successo della Linea Incontro fu sancito dall'attenzione di alcuni gioiellieri italiani di New York e Los Angeles. Il lavoro si sviluppò bene per molti anni permettendomi di progettare altre linee che arricchirono la Linea Incontro. La crisi economica internazionale del 1990 e lo sviluppo dei Paesi emergenti abbassò il costo delle produzioni introducendo nel mercato copie economiche di molte produzioni italiane. Non potendo più sviluppare la mia energia creativa, iniziarono infatti a chiederci solo produzioni seriali, decisi di rivolgermi nuovamente alla scultura e successivamente alla pittura e ad altre tecniche.


Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
I miei artisti di riferimento sono Henry Moore, Alberto Viani e Hans Arp li ho scelti perchè le loro forme mi davano serenità e mi lasciavano la curiosità del confronto.


Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Il mercato dell'arte è come chiuso in una bottiglia. Ci sono delle persone tra cui politici, critici e commercianti che hanno la possibilità di aprire il tappo per inserire all'interno coloro che avranno successo. Il mercato dell'arredamento invece, offre più opportunità di quello dell'arte, non essendo legato a regole tacitamente condivise.


Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Per Firenze suggerirei una fiera dell'arte contemporanea che porti a confronto gli artisti toscani. Ad esempio alla Strozzina, dove fanno delle belle iniziative, non sono mai invitati artisti toscani, ma vengono spesso scelti gli artisti di un determinato circuito internazionale.


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
L'opera mia è la prima opera realizzata: Coppia sono due elementi di bronzo che si attraggono e si completano nelle forme. Quelle di altri artisti sono moltissime, in particolare ora direi le pitture senesi del '400 come quelle di Simone Martini.


Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Un sogno? Se siamo a sognare allora direi alla Biennale di Arte Moderna di Venezia oppure al Forte Belvedere dove ha esposto negli anni '70 Henry Moore.


Secondo te si può vivere di arte in Italia?
No. Proprio no. Assolutamente no.


Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
L'artista ha bisogno di condividere il suo lavoro e mostrarlo al pubblico perchè questo gli permette di capire la reazione degli altri. Il desiderio irrefrenabile è stato ovviamente colto dai mercanti che riescono a trarre profitti da questa necessità. Prima esistevano degli spazi pubblici a Firenze, ma pare che questi si stiano ulteriormente riducendo trasformandosi in luoghi ad accesso limitato a chi può permettersi di pagare.


Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Un'apertura verso questa disciplina, un'educazione alla visione, una sensibilità da parte di istituzioni locali e governi. Il Comune ha una certa disponibilità ma alla fine le scelte sono spesso dettate da criteri molto discutibili.


Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Un pregio è che il critico sa contestualizzare ed evidenziare punti di forza e di debolezza di un artista basandosi sulla propria cultura generale. Il difetto è che il critico è dentro gli schemi del mercato, quindi, anche qui se paghi hai un critico importante che scrivendo di te aggiunge valore alle tue opere, ma se non hai i mezzi, allora il tuo lavoro non viene  considerato.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Vorrei trasmettere la passione e tutto il lavoro che sta dietro alle mie opere. Molto spesso inizio da una parola o da un sentimento come ad esempio forza, indifferenza, coppia, passione e poi cerco con le forme di sintetizzare il significato che vorrei comunicare.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Come mai faccio l'artista? E risponderei: Perché è più forte di me, infatti quando la gioielleria non mi ha dato più questa possibilità ho dovuto cambiare lavoro.

 

 

 

 




Art 3.0 − AutoRiTratti
Giovanni Chilleri
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website www.giovannichilleri.com

Lascia un commento

Sostieni


Facebook