“In coscienza, Kàtja, non lo so”.

Anton Pavlovič Čechov

Lunedì, 02 Marzo 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Marco Colella

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“Marco Colella giunge ad una stilizzazione che coniuga la sintesi formale al tripudio del colore stabilendo un’efficace sintonia tra la sua pratica pittorica e quella della grafica del fumetto.

Le sue figurazioni connettono il soggetto allo spazio in una visione caleidoscopica prismatica, sottolineando i contorni, separando geometricamente le zone cromatiche, eppure sortendo l’effetto unificante di un’immagine congrua che non rinuncia ad evocare i volumi nei giochi di luce e d’ombra. I suoi racconti sono frammenti di vita, ritratti di invenzione, madonne oppure briganti, ma nella varietà tematica emerge l’imprinting di un’iconizzazione sua propria, negli occhi grandi e rettangolari come acquari, nelle labbra solide e chiuse, creando un pattern d’espressività che diviene sua sigla” (Roberta Fiorini, Galleria Simultanea Spazi d’Arte, Firenze).

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Ho sempre avuto una grande passione per il disegno e il colore, passione che ho coltivato da autodidatta fino al liceo artistico, dove ho maturato la decisione di intraprendere questo percorso in modo più consapevole, con una chiara visione di quale volevo che fosse la mia strada. Negli anni trascorsi all’Accademia di Belle Arti di Firenze ho approfondito lo stile pittorico che seguo tuttora, concentrandomi sulla pittura ad olio e una componente grafica molto decisa.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Nel 2004 ho frequentato il liceo artistico Leon Battista Alberti di Firenze, dove ho appreso le basi del disegno e l’uso del colore. Un’altra fase importante del mio sviluppo artistico è avvenuta sicuramente durante il corso di fumetto presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze, dove ho approfondito l’uso dello spazio, della prospettiva e la cura per il tratto. Negli anni seguenti, in Accademia, ho elaborato uno stile grafico e pittorico molto personale, in cui sintetizzo queste esperienze.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Trovo ispirazione principalmente da ciò che mi circonda e mi emoziona, in particolare mi affascina l’universo femminile, cui cerco di rendere omaggio nei miei quadri.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Il mercato dell’arte ha subito una notevole evoluzione. Tradizionalmente la legittimazione di un artista avveniva prima ad opera del museo o della critica d'arte e, solo successivamente, da parte del mercato; quindi le azioni degli operatori del mercato dell'arte, collezionisti e gallerie, incidevano esclusivamente sul valore economico delle opere, non sul loro valore artistico intrinseco. Nell'ultimo decennio si è completamente ribaltato questo modus operandi. Tra gli artisti contemporanei già storicizzati, infatti, non ve n’è alcuno che non sia stato consacrato dal mercato e dai collezionisti.
Il mercato dell'arte sta quindi acquisendo la facoltà, ma anche la responsabilità, di determinare quali artisti e quali opere consegnare alla storia dell'arte. Il mercato dell'arte, si sta trasformando sempre più in un vero e proprio mercato d'investimento, quindi, estremizzando il concetto, si potrebbe arrivare, per le opere d’arte più rilevanti, a un nuovo mercato sempre più simile a quello azionario. Per il mercato di più basso profilo, ritengo molto interessante, la nascita di fiere-mercato dedicate ad artisti emergenti e ad opere con un modesto prezzo di vendita, che concedono numerose possibilità a chi si affaccia per la prima volta al collezionismo di arte. Un esempio di tale tipo di evento AffordableArtFair di Milano, fiera di stampo internazionale in cui vengono esposte opere il cui prezzo può variare fino ad un massimo di 5.000 euro.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Mi piacerebbe se nelle città, in particolare nelle città d’arte come la nostra meravigliosa Firenze, ci fossero degli spazi pubblici messi a disposizione degli artisti e dei galleristi. Io sono convinto che, se gli artisti, e in particolare i più giovani, avessero degli spazi in cui dipingere, ritrovarsi e scambiarsi delle idee, sarebbe più facile intraprendere questa fantastica esperienza. Il mio pensiero parte dal presupposto che, se fra due persone, in questo caso artisti, si scambiano una moneta, entrambi rimangono uguali, mentre se si scambiano un’idea, ciascuno dei due se ne andrà via con due idee e sarà indubbiamente più ricco. Poi, se questo “incubatore” fosse posto in posizione strategica, potrebbe diventare un notevole polo di attrazione turistica e valorizzazione degli artisti contemporanei, a condizione che permettesse a ciascuno di poter esporre in un suo spazio le proprie opere.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Considero ogni opera che realizzo come la “più importante”, perché rappresenta una nuova fase del mio percorso.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
In questo particolare momento storico non è molto facile, tuttavia credo che, apportando alcune innovazioni al mercato, la situazione potrebbe migliorare.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Durante il percorso scolastico ed accademico i giovani artisti non vengono introdotti alla gestione dei rapporti con le gallerie d’arte e ad una visione concreta di cosa sia effettivamente questo settore.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Credo sia difficile rispondere in modo generalizzato perché ognuno di noi utilizza modalità e strumenti differenti e molto personali per comunicare una sensazione, un’emozione o un’idea. In sostanza, ognuno tende a conseguire il linguaggio che meglio e più efficacemente gli permette di esprimere le sue emozioni, svolgendo una ricerca sempre più profonda del proprio linguaggio nell’arco di una vita intera. Una volta raggiunto, o quanto meno avvicinatosi a questo obbiettivo, diventa importante restare fedeli alla propria sensibilità e natura.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Vorrei riuscire a trasmettere, a chi osserva le mie opere, le stesse sensazioni che ho avuto nel realizzarle, lasciando al pubblico il piacere di dare una propria interpretazione alle storie e alle situazioni descritte nei miei quadri. Mi piacerebbe che gli accostamenti di colore e la loro luminosità suscitassero vive emozioni nell’osservatore.

 

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Marco Colella
in collaborazione con Accademia dei Sensi
elenco delle foto nelle immagini Carnevale (part.); Incontro (olio su tela); Vendemmia (acrilico su tela), Bicchiere (acrilico su tela)
website http://www.marcocolella.it/

 

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