"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Lunedì, 12 Gennaio 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Giovanna Ugolini

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Giovanna Ugolini è nata a Firenze nel 1940. Nella stessa città lavora da oltre quarant'anni anni usando le teniche del disegno, dei collages, dell’incisione, del batik, dell’olio e dell’acrilico.

Stefano De Rosa scrive di lei “Il suo non è uno studio come s’intende nel sentire comune. Non ci sono macchie di colore né si respira l’odore tipico degli atelier. È invece un appartamento ben tenuto, nel quale si coglie subito l’aria di famiglia, il peso dei ricordi, lo strascico delle memorie care e necessarie. La pittura dell’artista è tutto questo. È ordine apparente in un caos di turbini emotivi, è disposizione all’introspezione e ricerca espressiva. La pittura si è integrata con i ritmi della vita e con le sue crude esigenze, nulla le è rimasto estraneo; il dolore, lo sguardo al mutare delle stagioni, la gioia che torna a reclamare il suo spazio, il richiamo della poesia, il ricordo di maestri antichi e moderni. Ciò che dipinge non rimanda a un valore tonale, non è un mero pretesto pittorico; non vale per l’uso della luce o per altri lemmi dei quali può giovarsi un dizionario vario e aggiornato, ma vive di un significato che va cercato nelle ragioni intime del suo animo”.
E, ancora, Manfredi Lombardi scrive: “C’è in particolare nelle figure, quel tanto di inquietante che corrisponde all’esistere ma che spesso è censurato da quella fuorviante 'cultura' dell’apparenza umana che non ha mai digerito né Viani né Otto Dix, né Rosai né Schiele dei quali Giovanna è cosciente nel suo spregiudicato indagare. L’urgenza di esprimersi nasce in lei come in tante donne del nostro tempo nella necesità di motivare la sua vita, forse troppo a lungo ed esclusivamente spesa in un destino biologico che non risolve gli interrogativi dell’esistenza. Da qui la sua energia, la sua autentica testimonianza”.

Quando ti sei accorta di voler essere un'artista?
Dal mio fare e dal mio riconoscermi in esso. La naturalezza e la semplicità dell’essere quello che si fa; è la fusione con l’opera che dice il pensiero in una comunicazione “altra” che ci fa essere dentro le cose e diversi nell’interpretazione.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Per me è essenziale la ricerca. Una mia caratteristica è essermi dedicata a diversissimi temi mantenendo per la gran parte la professionalità pittorica e del disegno, passando poi a collages e tecniche miste, ma mantenendo la curiosità della sperimentazione sulle forme pittoriche. Sulle mie opere Giuliano Serafini ha scritto: “Il motivo conduttore dello stile diventa così prova di una collimazione tra fattore estetico ed etico, quasi le fosse inconcepibile procedere nella vita e nell’arte su due percorsi paralleli. Di qui questa pittura sviluppatasi immune di richiami che non siano quelli di un’ostinata necessità di comunicare per immagini, che si tratti di natura morta, figura, paesaggio o interno. Ed è proprio questa urgenza irresistibile che ha permesso alla Ugolini di non stabilire priorità, né parzialità, tra i soggetti del suo catalogo quotidiano quello che in definitiva costituisce il nucleo della sua mitologia privata e dunque di raggiungere quella unitaria cifra stilistica”.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?
Non ho cercato specificatamente dei modelli a cui ispirarmi, ma naturalmente il mio fare è intriso d’espressionismo e mi riconosco particolarmente in quello tedesco e olandese.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Oggi il mercato dell’arte segue circuiti che esulano molte volte dal valore dell’artista. Ho nostalgia dei galleristi d’un tempo che cercavano e valorizzavano i talenti dando loro visibilità.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?

Una immensa Galleria divisa per tendenze dove gli artisti potessero rivolgersi e trovare competenza e accoglienza e dove ci fosse rispetto del loro lavoro. Oggi sono favoriti quelli che hanno la possibilità di pagare gli affitti e chi scrive per loro e non mi sembra che questo sia la giusta misura delle valutazioni.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Fra i vari temi che ho trattato è il tema dell’assenza quello che mi è in questo momento congeniale. Assenza di valori, assenza di persone, assenza di riferimenti, assenza di motivazioni. L’ho espresso in diverse tele con figure vuote, sedie con paglia, cestini da lavoro che diventano draghi, cuscini senza corpi.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?

Vorrei esporre all’Accademia di Piazza San Marco, o alla Galleria Pananti. O Falsetti a Firenze se ancora possibile, oppure qualsiasi qualificato luogo anche fuori Firenze.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?

Per mia esperienza è molto difficile se l’artista è persona riservata e poco incline a compromessi. Chi attende di essere riconosciuto, ha difficoltà di inserimento.
Il valore sta nel suo lavoro che dovrebbe essere scoperto e promosso, non tutti hanno la qualità imprenditoriale che occorre per vendere il proprio lavoro.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?

Le difficoltà sono quelle di diventare veicolo di guadagno per chi si interessa del mondo dell’Arte. Invitato a pagare affitti, critici, giornali, per una visibilità poco costruttiva. Il processo di crescita esula da questo e dovrebbe essere potenziato da fonti altre  che abbiano fede nel  buon lavoro.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
L’Arte deve divenire “Cultura Commestibile” (prendo a prestito una testata di un giornale fiorentino) e non essere considerata una cosa che non si mangia e quindi di poco valore.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Il difetto è quello di farsi pagare dagli stessi artisti e il pregio sarebbe quello di essere voce autorevole e pulita per il riconoscimento del lavoro dell’Artista.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Vorrei che i lettori conoscessero quello che sono attraverso le mie opere e comprendessero il percorso sofferto.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Possibilmente poche domande: ho delle difficoltà di parola...

 

 

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Giovanna Ugolini
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website http://www.giovannaugolini.it/

 

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