"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Lunedì, 05 Gennaio 2015 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Marylu Melo

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Un’artista elegante, sofisticata, poco interessata agli eventi mondani mentre, invece, mostra grande attenzione verso l’umanità disagiata. Dalle sue origini attinge il colore e l’amore per la scoperta. Non è contagiata dal classicismo ma guarda oltre, osserva il cosmo e cerca di intuire quello che un giorno sarà evidente ma che per adesso non lo è affatto.

La sua pittura è astratta: fatta di punti, di linee, di quadrati che si rincorrono. Figure che rappresentano le fondamenta della conoscenza in un percorso interiore complesso che, difficilmente, viene definito o imprigionato in forme eloquenti o già conosciute.
Il pennello segue un pensiero a volte ritmato, a volte turbinoso, a volte capace di ispirare sciabolate di colore o di dar vita a un mosaico celeste.


Quando ti sei accorta di voler essere un artista?
Dal 1997 al 2001 ho vissuto in Canada, a Toronto, per seguire gli studi dei miei figli. In quel periodo ebbi modo di conoscere la modernità e l'armonica diversità etnica di quel Paese. Subito dopo, e per un lungo periodo, andai ad abitare in Europa: potei così vivere l'appassionante cultura artistica del Vecchio Mondo.
Penso che la contrapposizione culturale di questi due Mondi, oltre a quella ben diversa del mio paese − il Brasile − abbiano fatto sorgere in me una sensibilità artistica ed il desiderio di esprimerla attraverso la pittura.


Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?

Non vi sono stati veri e propri passaggi modificativi della mia espressione pittorica. Non avendo un'unica forma rappresentativa, mi esprimo sempre secondo il sentire del momento. Il mio stile artistico è l'astrattismo, che realizzo istintivamente. Infatti, la mia pittura, riflette la necessità di esprimermi con assoluta libertà, con forme e metodi diversi; su tela, tavole in legno e cartoncino anche molto grandi (dai due ai quattro metri); utilizzando sia la pittura acrilica che materiali variegati. Da quando ho cominciato a vivere in Italia − a Firenze − ho subito il fascino di questa città, grande culla dell'Arte e ciò ha determinato un'ulteriore evoluzione delle forme rappresentative pur senza variare il mio stile astratto, informale ed istintivo.


Hai dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?

Sono un'artista autodidatta, non ho avuto alcuna formazione accademica, il mio indirizzo di studio era ben diverso. La mia formazione artistica non nasce come impulso conseguente e condizionato dallo studio di grandi maestri, ma nasce istintivamente dalla necessità di esprimere la mia sensibilità artistica in modo assolutamente libero e spontaneo.


Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?

Il mercato dell'arte, in Europa, subisce eccessivamente l'influenza delle correnti artistiche del passato. Solo nel Nord-Europa sono apprezzate le forme innovative e contemporanee. Mi si dice che, nell'ultimo cinquantennio, il mercato artistico sia entrato in crisi e penso che ciò sia dovuto a una diminuita sensibilità e cultura artistica in ambito scolastico. Questo ha determinato davvero una crisi economica del mercato, crisi maggiormente evidente per gli artisti emergenti.


Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?

L'Unione Europea dovrebbe promuovere gli artisti emergenti, dando loro la possibilità di fare conoscere le loro opere in grandi manifestazioni. Quindi, tutti gli stati europei dovrebbero promuovere gratuitamente la divulgazione delle forme d'arte e degli artisti informali; il pubblico sarebbe così sensibilizzato ad apprezzare l'arte contemporanea, anche investendovi per arredare le proprie abitazioni.


Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legata e perché?
Sono legata a tutte le mie opere: sono come figli unici, cui voler in maniera identica.


Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?

Le città dove desidererei esporre, in particolare, sono New York e Berlino. Sarei felice di proporre i miei lavori nel Museum of Modern Art (MoMa) di New York, che ritengo sia tra le migliori vetrine dell'arte astratta contemporanea, di una bellezza e di una importanza uniche al mondo. Il pubblico di quella città, apprezza liberamente ed istintivamente, senza condizionamenti storici, le nuove forme d'arte. Quanto all'Europa, mi piacerebbe esporre a Berlino (all'interno del Kulturforum, o in altre Gallerie d'Arte contemporanea), essendo la città più ricettiva della espressione pittorica cui appartengo.
Per entrambe le collocazioni, penso che potrebbe essere valido tutto l'anno, con esclusione del periodo invernale.


Secondo te si può vivere di arte in Italia?

Assolutamente no.


Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?

La prepotenza, l'indifferenza e la minima considerazione verso la maggior parte degli artisti emergenti, da parte di molte Gallerie d'Arte, nonostante ci siano giovani artisti che, davvero, hanno molto talento. Accade addirittura che  rifiutino di vedere il loro lavoro, dichiarando −in maniera più o meno esplicita − di voler rappresentare solo pittori affermati e famosi.


Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?

Aumentare la divulgazione dell'arte con ogni forma di comunicazione, creando curiosità nel pubblico, nonché facendo più partecipi gli artisti emergenti.


Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?

Qualunque critica, positiva o negativa, è molto importante per un pittore: aiuta, accompagna, apre nuovi orizzonti.


Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?

Desidererei che i lettori conoscessero il mio lavoro. Attraverso di esso conoscerebbero il mio modo di comunicare le sensazioni che provo dipingendo.


Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?

A dire il vero, nessuna domanda particolare, perché il mio lavoro risponde −da solo − a qualunque domanda.

 

 

 

 

 

ART 3.0 − Auto RiTratti
Marylu Melo
in collaborazione con Accademia dei Sensi
website https://www.facebook.com/pages/GALLERIA-DI-ART-MARYLU-MELO/203127693097686

 

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