“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Lunedì, 03 Novembre 2014 00:00

Art 3.0: AutoRiTratto di Giovanna Sparapani

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“… Il dominio dei graffitari si estende, progressivamente e tentacolarmente sui muri sbertucciati e le muraglie bigie di centro e periferia: una realtà in continuo e frenetico mutamento, tra frammenti abbozzati e opere più o meno compiute. Un linguaggio particolare, un codice particolare – che non a caso contempla formule ricorrenti misteriose e occulte, o intellegibili ai soli iniziati alla cabbala dell’arte di strada.

Andare a coglierli, e fare di questi frammenti ulteriori frammenti, cocci di cocci, è stata l’intuizione di Giovanna Sparapani. Colori sgargianti, armonie e contrasti imprevedibili, e ancora dècollages di manifesti decrepiti sul rosso fiammeggiante delle buche per le lettere: la pelle corrugata della città, tra arte e degrado, in un colto e studiato elenco di curiose deformità…”. (Francesco Dei – 2006)

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Mi sono laureata in Storia della Critica d’Arte all’Università degli Studi di Firenze con la Professoressa Mina Gregori. Ho insegnato Storia dell’Arte in alcuni licei fiorentini, coltivando in parallelo la passione per la fotografia per la quale sono stati per me fondamentali gli insegnamenti di Paolo Bacherini e, attualmente, di Lucia Baldini.

Hai  dei modelli a cui ti sei ispirata e perché?
Anche se mi esprimo con la fotografia, i miei principali modelli appartengono al mondo della pittura: la Pop Art, Lucio Fontana e, soprattutto, Alberto Burri con i suoi cretti, le sue rughe. Perché? Perchè di cretti, rughe, muffe è carica la vita dell’uomo, insieme anche a tanti sgargianti colori. Agli inizi della mia attività fotografica sono andata a cercare i sopracitati elementi sui muri urbani invasi da fantasmagorici graffiti per arrivare ad un’attenta ricerca sulle cassette postali costellate di adesivi strappati, messaggi oscuri, pennellate casuali tanto per lasciare un segno.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Esiste mercato quasi esclusivamente per i grandi nomi visti come sicuro investimento; si trascura invece tutto il resto che può, senza dubbio, riservare sorprese interessanti. In sostanza, si ama poco l’arte, non ci si lascia colpire ed emozionare.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Qualche ragionato investimento da parte degli enti pubblici, anche solo per pubblicizzare, valorizzare e talvolta coordinare gli eventi  artistici e culturali che rendono più ricco il tessuto di una città e ovviamente di una nazione.
Il periodo degli sponsor mi pare in via di esaurimento, ma questa pista non va ancora del tutto abbandonata. Cercherei anche di mettere in atto una rete tra gallerie private, associazioni culturali, con convegni, discussioni, mostre itineranti.
Anche la reintroduzione dell’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole superiori di ogni ordine e grado sarebbe molto formativo.
Ritengo altrettanto utile avere un occhio attento anche alla pratica delle arti e non solo alla teoria.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
In estrema sintesi, farei riferimento al mio ultimo lavoro dal titolo Marine inesistenti, suggestioni marine dal fascino misterioso, realizzate con accostamenti di muri ed assi colorati che costituiscono la mia tematica preferita. La mia opera si incentra infatti soprattutto sul colore e sui particolari che tendono a condurci su terreni inesplorati, verso una decisa astrazione. L’uso frequente del teleobiettivo  mi permette di entrare dentro alle più variegate textures evidenziandone le più sottili differenze.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
In un padiglione spoglio, con le pareti bianche anche scrostate ed i soli faretti ad illuminare le foto in modo che non si creino fastidiosi riflessi. Periodo autunnale e primaverile.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Assolutamente NO, salvo che per pochissimi fortunati.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un’artista?
Talmente tante che è un po’ complicato elencarle. Mi soffermerei però sulla quasi scomparsa dei "mercanti d’arte", figure importantissime nei tempi passati anche per operare delle scelte e delle selezioni efficaci. I galleristi, oggi, si limitano per lo più ad affittare i loro spazi, non dico proprio al migliore offerente, ma quasi.
I collezionisti, senza la figura-guida di esperti mercanti d’arte, si trovano spaesati di fronte a tantissime proposte, spesso di scarsa qualità ed evitano di acquistare. La crisi economica, fa il resto.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Maggiore selezione degli artisti validi ai quali offrire visibilità sul web ed anche attraverso esposizioni, concorsi, fiere, aste anche di beneficenza. Le istituzioni, sempre a corto di denari, potrebbero offrire i loro spazi, pubblicizzandoli in modo accorto.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Spesso la critica d’arte si riempie di copiose parole che non servono alla promozione vera di un artista, ma solo a procurare un po’ di gratificazione momentanea. Come dicevo sopra, manca del tutto l’aggancio con il mercato dell’arte.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Il mio modo di fare fotografia è dettato dal desiderio di viaggiare su uno stretto confine tra grafica e pittura, con risultati che approdano ad una visione per lo più informale ed astratta. Il colore è la base dei miei lavori, ma attualmente mi sto cimentando con soddisfazione anche sul bianco/nero inseguendo tematiche contemporanee riguardanti le periferie urbane. Un’altra peculiarità è la serialità dei miei lavori, pensati per essere raggruppati e non esposti singolarmente. Riesco così a creare delle opere di grandi dimensioni, variabili ed adattabili a vari spazi.
“ … lo sguardo selettivo di Giovanna si rivolge ad un repertorio della realtà non naturalistico bensì di sapore urbano posandosi su soggetti che appaiono aver già subito contaminazioni, segnati dal tempo giacchè il loro spazio è la strada. Muri, porte, cortecce d’alberi o intonaci consumati e corrosi, ma anche statue, cassette postali o graffiti. La sua percezione ne cattura l’impatto cromatico, l’effetto metamorfico della materia, quello grafico delle crepe, dei buchi, delle grinze del tempo che, al pari delle scritte o di frammenti figurali, diventano 'segni'. L’artista interviene dunque a sovrapporre ai suoi reperti originari la propria ulteriore contaminazione interpretativa, attribuendogli nuove valenze espressive, senza distorsioni o trucchi, semmai stratificando, ingigantendo, isolando e sempre con grande politezza di immagine, secondo un processo prima di de contestualizzazione e poi di risignificazione, non solo estetica, ma anche metaforica”. Così scrive Roberta Fiorini, in Donne dell’arte in Toscana 2013, Masso delle Fate Edizioni.
Per completare il discorso sulla mia opera, segnalo numerosi pannelli fotografici dedicati alla rilettura di capolavori scultorei di epoche antiche: ad esempio gruppi manieristici come il Ratto delle Sabine del Giambologna, il Ratto di Polissena di Pio Fedi o il Monumento a Niccolò Demidoff di Lorenzo Bartolini: rilettura ottenuta con tagli particolari, talvolta estremi, oppure con sovrapposizioni di scritte contemporanee che rimandano alle pubblicità luminose delle grandi metropoli; un tentativo di incontro, quindi, tra illustre passato e prepotente attualità.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista
?
Perché dedichi la tua vita all’arte?

 

 

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Giovanna Sparapani
in collaborazione con FiorGen Onlus, Accademia dei Sensi
elenco opere nelle immagini Occhio in azzurro; Ratto delle Sabine; Crepa in giallo; Marina inesistente 3; Marina inestistente 2
webstite http://www.giovannasparapani.it/

 

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