“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Giovedì, 16 Ottobre 2014 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Annamaria Maremmi

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Il viaggio di Annamaria Maremmi è definibile come una ricerca continua facente parte – come non dirlo? – del mistero per cui chi di sé dà agli altri, contribuisce a colmare un vuoto. Forse è per questo che ancora una volta, ne accosto l’impegno a una lirica titolata “L’arte” (1):

“Arte
sorreggi
la solitudine
dell’Uomo
e
traccia comete
nel cammino effimero”.


Uno dopo l’altro sfoglio gli oli, gli acrilici, i pastelli, i carboncini della brava artista romana (ma toscana di adozione) ed ecco che viene alla luce un pullulare fluido, quasi ritmico, d’un figurativo concretizzato senza incertezze e privo di eccessi. È il suo mondo incantato, quello dei blu intesi della serenità, della linea sensuale con la forma che si staglia dolce o scura nel giallo luce, o − bianca o tesa nel rosso/desiderio/sacrificio sanguigno, imperiosa conquista con sperimentazioni di tratti bluastri o argentei che si sposano al viola, al marrone bruciato e persino al nero con tocchi chiari pigmentati che svelano l’inesausto incedere della bellezza. C’è, nel tutto, un’ininterrotta necessità d’esprimersi, così – lontana anni luce da deformazioni “alla moda”, Annamaria Maremmi incede con un timbro raccolto e profondo, rivelato da veneri leggiadre e umorali dipinte con elegante sobrietà, come da tematiche giocate su registri vari, diafani a volte, netti in altri casi e situazioni.

Marta Gierut, Il volto e la maschera, poesie e opere, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 2012. Lodovico Gierut (Marzo 2014)

Quando ti sei accorta di voler essere un'artista?
Credo che l’istinto artistico nasca  con noi, dentro di noi: si tratta di prenderne atto e riuscire ad ascoltarlo, lasciandosi andare alle sensazioni che vengono dall’inconscio. Non è facile descrivere il momento in cui se ne prende coscienza o ti prende il desiderio di esprimerlo. Posso dire che per me si è rivelato quando, sin da piccola, guardavo mio padre disegnare “vignette” per i giornali, ascoltavo le parole di uno zio copista agli Uffizi, di una zia professoressa di Storia dell’Arte e mi incantavo trascorrendo il tempo a sfogliare i tanti libri, che avevo in casa, dedicati ai grandi artisti; dai maestri del passato ai classici più recenti. Ed è nato così il desiderio di provare a capire cosa avevo dentro cercando di trasmetterlo concretamente.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Sono sempre stata una “figurativa”, la pittura intesa come rappresentazione di ciò che mi circonda visto ed espresso di volta in volta attraverso gli stati d’animo del momento. Poi è arrivato il tempo delle sfide, che per il mio carattere sono fondamentali. Sfide che hanno richiesto più impegno e studio: in una parola “ricerca”. Ho scelto soggetti più difficili e complessi, sperimentando tecniche aggressive passando dal pennello alla spatola per accentuare le componenti materiche che permettono di dare maggior vitalità e movimento, oltre a valorizzare una particolare ricerca sul modo di rendere al meglio la luce. Ciò che rappresentavo doveva essere vivo, suscitare emozioni immediate, parlare di uno stato d’animo, raccontare quello che ho intorno. A volte sento l’energia e la bellezza della natura, a volte le sensazioni che derivano dall’osservare la solitudine umana e i suoi misteri, ma in entrambi i casi ricerca, ricerca e continua ricerca, volta a scoprire come il disegno ed il colore possano corrispondere gli stati emozionali. Infine, ho provato attraverso il colore, una certa qual forma di astrattismo, ma che meglio si può definire “figurazione astrazionale”.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirata?
Sin da giovanissima, come ho già detto prima, ho avuto l’opportunità  di accostarmi attraverso libri e frequentazioni di musei e gallerie, a tantissime forme di espressione artistica. Sono stata incantata da molte opere  e non potrei sceglierne alcune in modo assoluto. Amo profondamente la modernità di Giotto, il vigore di Michelangelo, la genialità  di Leonardo, le luci di Monet, la molteplice creatività di Picasso, le vibrazioni di Boccioni. Amo il disegno, gli effetti di luci, il movimento e l'immediatezza, la sublimazioni di visioni interiori, sogni e luce.

Cosa pensi del mercato dell'arte?
I tempi e le situazioni sono molto cambiati da quando ho iniziato negli anni '70, come del resto in tutti i settori. Parlo del numero sempre maggiore di coloro che si dedicano ad attività artistiche, di quanto ampio sia il numero di queste espressioni grazie anche ai nuovi mezzi tecnologici che vengono forniti dal progresso informatico e dalla maggior visibilità. Però, se da una parte questo ha portato a una certa facilitazione nel farsi conoscere e riconoscere, dall'altra c'è il rischio di un'inflazione che disorienti il fruitore. Inoltre, mi si permetta di dirlo, ci sono forse troppi operatori del settore “diffusione” e “critica” che gravitano attorno agli artisti, senza peraltro aiutare l’artista stesso a trovare sbocchi per il suo lavoro.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Purtroppo risulta evidente oggi che per affermarsi occorrono notevoli disponibilità economiche e conoscenze. I mezzi oggi a disposizione danno notevoli opportunità: diffusione, pubblicazioni del settore e anche bravi professionisti che offrono luoghi dove proporre il lavoro artistico, ma il problema resta la gestione del tutto. Le possibilità di farsi conoscere non mancano, forse manca una più attenta selezione in base alle capacità espressive e alla validità reale degli artisti. Forse gli esperti del settore dovrebbero operare scelte più selettive.

Qual è l'opera a cui sei più legata e perché?
Le rappresentazioni dei cavalli, il mio soggetto preferito, Il cavallo è portatore di vita, ebbro di mistero. Ognuno l'ha affrontato alla propria maniera: penso a quelli rossastri di Aligi Sassu, o a quelli di Marino Marini, ai più moderni di Franz Marc e persino all’intensità di quelli di Felice Carena. I cavalli sono il mito, la tradizione... ma soprattutto impeto, desiderio e generosità.

Se potessi scegliere dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Sono nata a Roma, vivo a Firenze, ma la Francia mi ha sempre affascinato. Amo particolarmente Saint Paul de Vence per la sua atmosfera.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Penso di sì e, dall'Italia però, si deve guardare oltre.

Quali difficoltà incontra un'artista?
La mancanza di quelli che un tempo erano i 'veri' Galleristi/Mercanti. Coloro che apprezzavano un artista e pensavano fosse il caso di seguirlo e stimolarlo nella sua espressività, per proporlo a fruitori o ad enti preposti alla diffusione. Oggi ci sono sicuramente più eventi e iniziative che coinvolgono gli artisti, ma i curatori non hanno poi la capacità di seguire e valorizzare nel tempo gli artisti che seguono. Sembra quasi che oggi la merce siano gli artisti e non le loro opere.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Tante sono le associazioni nate per unire gli artisti e diventare luogo di scambio di esperienze e di nuove tendenze. Ce ne sono di centenarie e di nuovissime e tutte hanno l'obiettivo di uscire da un ghetto, di sfondare il soffitto di cristallo. Sarebbe importante realizzare mostre che coinvolgano non solo il pubblico “tradizionale”, ma anche tutte quelle persone che hanno maggior difficoltà ad avvicinarsi all'arte. C'è una certa diffidenza o timore nell'entrare in Galleria salvo in occasione di eventi ad ampio respiro.

Che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Cos'è l'Arte?

 

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Annamaria Maremmi
in collaborazione con FiorGen Onlus, Accademia dei Sensi
elenco opere nelle immagini Corsa verso il buio (olio su tela, 2014); Soffio di vento (olio su tela, 2012); Esaltazione di libertà (olio su tela, 2012); Slancio (olio su tela, 2014); Allegoria del mistero (olio su tela, n.d.)

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