“Che diamine, se sapessi chi è Godot non credete che l'avrei detto nell'opera?”

Samuel Beckett (ai critici)

Giovedì, 18 Settembre 2014 00:00

ART 3.0: AutoRiTratto di Enrico Carniani

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Enrico Carniani, inizia la sua attività nel ’68 e viene premiato per la prima volta a Napoli nel 1972 partecipando ad un concorso dal tema “Arte Sacra” dove presenta un elaborato ancora di tipo figurativo in un periodo di grande tensione sia politica che sociale per l’Italia.

Dal ’74 si rivolge all’astrattismo geometrico che è rimasto il suo grande amore. Fino ad oggi ha partecipato a otto personali a Firenze, Milano e Roma e ad oltre cento collettive in Italia e all’estero prendendo parte anche a Fiere e Biennali d’Arte. Ha collaborato per la realizzazione progettuale di carri allegorici e le sue opere sono presenti in quindici pinacoteche italiane.

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
Non credo che si decida di essere artisti ma artisti si nasce. Mio nonno, Umberto Bargellini (1884-1956) era professore di pittura e decorazione affreschista di scuola ottocentista. Per me bambino, è stata una figura affascinante. Lo seguivo quando si recava in Veneto, in particolare a Verona e a Venezia; durante quei soggiorni lo aiutavo a preparare i cartoni per gli affreschi sacri. In particolare io ero addetto a bucare i cartoni per lo spolvero. Per chi non è del mestiere mi spiego meglio: quando si realizza un affresco come prima cosa un muratore viene a preparare la parete con uno strato di malta. Ovviamente la parete non viene ricoperta a settori in base alle esigenze dell’artista.  Infatti lo strato di malta deve essere ancora umido quando l’artista appoggia sopra il cartone forato e lo tampona con polvere di carboncino appunto lo spolvero. Questa esperienza era bellissima anche per lo splendore delle città come Venezia, Verona, Trieste che presentavano paesaggi molto diversi da quelli toscani.
Quando si trasferì a Firenze, per me divenne più facile seguirlo in particolare  quando ritraeva gli scorci della città. In genere era piuttosto silenzioso e schivo, ma io mi accucciavo alle sue spalle e lo osservavo per ore e ore. Mia madre, accortasi della mia passione per l’arte, chiese a mio nonno di insegnarmi ma egli rispose: “Non posso insegnargli niente, dipenderà tutto dalla sua natura”.
Un’altra cosa indimenticabile erano le serate passate alle Giubbe Rosse, lo storico caffè fiorentino di Piazza della Repubblica, dove gli artisti di quel periodo si trovavano per conversare. Molti di loro lasciavano pensieri e disegni sui tovagliati. Le discussioni si risolvevano, di fatto, in spiegazioni schizzate sul tavolo: chi metteva una riga, chi indicava una prospettiva o contestava un punto di vista e tutto restava su quelle splendide tovaglie che, spero tanto, i gestori abbiano conservato.

Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Non ho fatto studi d’arte, ma ho sempre disegnato paesaggi e nature morte con poco trasporto verso il figurativo, ero piuttosto attratto dalle nuove tendenze. Alla fine degli anni ’60 passando per più anni l’estate all’Isola d’Elba dal cugino di mia madre, Silvano Bozzolini (1911-1998) pittore ed incisore astrattista, rimasi colpito dai suoi lavori e parlando e mostrando quello che realizzavo, mi disse che “Astratto e figurativo sono solo parole, l’importante è dipingere come piace e dove porta la fantasia”. Così nel ’74 abbandonai definitivamente il figurativo.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Sicuramente Bozzolini l’ho seguito molto da vicino però ero attratto da Nativi, Veronesi, Radici, Depero, Fontana. Mi piaceva il loro stare nelle linee, il loro modo di intendere il colore e di abbracciare lo spazio.

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Nel mercato dell’arte ci sono due realtà: l’élite delle vere gallerie e dei veri mercanti che pur avendo grandi potenzialità sono spesso inavvicinabili e il sottobosco dei dispensatori di illusioni che vendono galleriette, premiuncoli, pubblicazioni e critiche. Questo è un grande limite di onestà intellettuale.
Le promesse più grandiose vengono spesso proprio dal sottobosco, come sirene che cantano melodie ipnotiche, ma che restano solo un miraggio il più delle volte.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Secondo me, per aiutare gli artisti a conoscere i propri limiti e a misurarsi con il pubblico qualificato e non, riterrei un’opera meritoria, poter cancellare definitivamente questo “sottobosco” culturale che si è moltiplicato nutrendosi delle illusioni di molti di noi a scapito anche dei veri artisti.
Ci vorrebbe un’onesta selezione per agevolare i meritevoli, ma considerato che si espone in galleria dietro compenso economico, in pratica affittando lo spazio della galleria, quello che auspico è pura utopia.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Firenze, mia città natale e che mi ha ospitato fino al 1995, è la più completa e meravigliosa opera d’arte. Naturalmente sono molto legato a tutti i miei quadri e in particolare alle prime opere perché sono state fonti di grandi emozioni legate all’arte. 

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Per esporre sceglierei Firenze in qualsiasi periodo, ma in una sala dove fosse presente un pianoforte a coda per far accompagnare dalla musica di mio nipote la visione delle opere. 

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Trovo che non ci siano adeguati ambienti per veicolare in modo gratuito e disinteressato l’arte contemporanea. Forse anche gli assessorati preposti in luoghi tempio dell’arte, non si preoccupano a sufficienza di valorizzare questa crescita che permetterebbe anche un passaggio di testimone attraverso gli occhi dei più giovani. Sicuramente vivere in un luogo come Firenze è di notevole aiuto.

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
L’attuale Critica, quella appunto con la C maiuscola, dovrebbe avere il pregio di combattere la disonestà intellettuale, gli interessi personali e politici, gli pseudo colleghi critici, valorizzando chi ha veramente un talento da esprimere.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Mi piacerebbe se potessi mostrare tutto il mio lavoro a chiunque lo desideri. Forse questa opportunità sta arrivando grazie alle nuove tecnologie con le  quali le generazioni future saranno sicuramente avvantaggiate. Poter mettere in rete le foto delle opere non è certamente come vederle dal vivo, ma sicuramente, da tutto il mondo con un semplice click, ci si può fare un’idea ed eventualmente approfondire la conoscenza di un artista. Purtroppo, essendo la mia pittura tridimensionale, il web 2.0 è ancora insufficiente perché già nelle foto risulta particolarmente difficile rendere la complessità delle linee.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un'intervista?
Posso dire quello che non vorrei mi fosse mai chiesto: Il Significato e il Messaggio delle mie opere.

 

 




ART 3.0 − AutoRiTratti
Enrico Carniani
in collaborazione con FiorGen Onlus, Accademia dei Sensi
elenco opere nelle immagini Capacità di futuro (polimaterico acrilico con cartone ondulato); Evoluzione (polimaterico acrilico su tela con filo, sughero, feltro e cartone ondulato con struttura distaccata in legno e alluminio); Riflessione (polimaterico acrilico su tela con filo, feltro e cartone ondulato); Brescia 28 maggio 1974 (olio su tela); Riciclare per riutilizzare (composizione con legno, vetro, carta e cartone, tessuto, pneumatico, materie plastiche, lattine)
website http://www.enricocarniani.com/

 

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