“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Mercoledì, 20 Agosto 2014 17:52

ART 3.0: AutoRiTratto di Roberto Braida

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Autodidatta, fin da ragazzo si dimostra portato per le discipline artistiche e nonostante la scomparsa prematura del padre, non perde di vista il suo primario obiettivo: continuare a dipingere per ricercare una propria dimensione artistica.
Pittore/Disegnatore/Pittore figurativo con accenni surreali e metafisici; dipinge ad olio sia su tavola che su tela. I suoi soggetti preferiti sono i paesaggi marini, dove il mare diventa primo attore di una storia surreale.
Partecipa attivamente alle più importanti fiere di settore in Italia e all'estero, da Padova a Bari, da Bologna a Miami.
Un'importante mostra nell'ottobre del 2003 alla Stazione di Venezia Santa Lucia dal titolo Oltre-mare, in collaborazione con Grandi Stazioni, rende ancora più solida e importante la presenza di questo artista sul mercato nazionale ed internazionale.
(fonte: arte-sanlorenzo.it)

Quando ti sei accorto di voler essere un artista?
In giovanissima età mi accorsi del bisogno irrinunciabile di disegnare continuamente, e intorno ai quattordici anni iniziarono gli approcci con il colore, che scoprii di amare moltissimo; in questo periodo creai le prime tempere su carta. Attorno ai diciotto anni, poi, iniziò l’avventura della “vera” pittura, con i colori ad olio francesi che mi furono regalati e che, da allora, non ho mai abbandonato.


Quali sono i passaggi fondamentali della tua evoluzione artistica?
Sin da ragazzo ho avuto sete di sapere, sperimentare, conoscere, studiare.
Ho indagato in numerose direzioni artistiche, spaziando dalle figurazioni romantico/moderne alla pittura surrealista e metafisica, che ho prediletto probabilmente per inclinazione naturale, tant’è che proprio quest’ultima costituisce la struttura intellettuale della mia arte contemporanea, che con il passar degli anni si è fatta  più intima e concettuale.

Hai dei modelli a cui ti sei ispirato e perché?
Ho ammirato e tratto spunti di ispirazione da svariati pittori, in particolar modo apprezzando i grandi coloristi, tanto dell’antichità che dell’età moderna: da Bronzino a Tiepolo, da Caravaggio a Friedrich, da Monet a Cézanne, da Magritte a De Chirico, e ancora Burri, Fontana, Rotckho, solo per citarne alcuni. Da tutti costoro, dalla grandezza di quanto hanno realizzato, dall’originalità delle loro creazioni, mi sono arrivate importanti lezioni intellettuali, ciò che nel tempo ha alimentato la mia creatività in un crescendo emozionale.
Considero ognuno degli artisti a me cari come le perle di una lunga collana, una in conseguenza dell’altra a formare un gioiello forgiato con la creatività.  

Cosa pensi del mercato dell'arte, quali sono i limiti e quali le potenzialità?
Penso che il mercato dell’arte sia, come tutti i mercati, suscettibile di essere influenzato dalla moda e dagli eccessi anche pubblicitari, che influenzano fortemente il potenziale acquirente, spesso troppo direzionato dalla prospettiva di lucrosi investimenti o di facili affari in tempi brevi.
Ritengo che le  opere d’arte rispondano a dinamiche diverse dai comuni investimenti, e che solo il tempo e la qualità intrinseca ne decidano il reale valore, per questo negli investimenti in arte occorre sempre prudenza, gusto e capacità di individuare il vero talento.
La potenzialità del mercato, a mio avviso, dipende anche dalla situazione economica generale nella quale si opera e, per l’acquirente, soprattutto dall’intensità del desiderio di far propria un’opera d’arte.
Se viene meno tale desiderio, il mercato subisce danni notevoli, o finisce per alimentarsi di miti, che garantiscono una certa sicurezza, ma a scapito della novità e della originalità.

Se tu potessi suggerire un'idea per valorizzare gli artisti contemporanei cosa suggeriresti?
Nel contesto contemporaneo, i giovani sono alla costante ricerca di direzioni consone al loro temperamento e alla loro creatività; prima o poi ciascuno, nel corso della propria ricerca artistica, scopre la propria strada. ma è sempre bene essere consapevoli che si tratta di un percorso tortuoso e complesso, impossibile da affrontare senza reale dedizione, e prima di cercare la notorietà è opportuno investire nel proprio talento e sviluppare le proprie capacità.
Per aumentare la valorizzazione degli artisti contemporanei, suggerirei la creazione di Art Center da offrire in gestione ai giovani per un periodo limitato e a rotazione, dietro corresponsione di una quota economica sufficientemente contenuta, in modo da avere a disposizione ampi spazi da poter sfruttare come studio o come gallery per promuovere e pubblicizzare la propria attività artistica.

Qual è l'opera tua o di altri a cui sei più legato e perché?
Sono sempre molto legato intimamente alle mie opere, ma ho imparato col tempo che una volta concepite, esse non sono più mie, ma di altri, di coloro che, come me, ne condividono i contenuti, le emozioni, indispensabili alla loro genesi.
Normalmente amo conservare il primo dipinto di una nuova serie, ma ho tenuto per me anche taluni pezzi particolari, come il Cristo del 1981, eseguito alla nascita di mia figlia, piuttosto che Relitto, Henriette che scopre il mare , La macchina del Tempo  e altri; considero queste opere un po’ come le rughe del viso, che segnano l’espressività e sono parte integrante, e al contempo concreta testimonianza, della propria esistenza e delle proprie esperienze.

Se potessi scegliere, dove vorresti esporre e perché e in quale periodo dell'anno?
Amo particolarmente i luoghi antichi, per il fascino del tempo vissuto che lasciano percepire, e spesso li ho scelti per esporre le mie opere, trovando estremamente interessante l’interazione che viene a crearsi tra l’opera contemporanea e l’atmosfera coinvolgente, calda, che gli ambienti antichi possiedono.
Tuttavia, apprezzo anche gli ambienti ultramoderni e minimalisti, perché consentono una maggiore concentrazione sulle singole opere e una visibilità ideale. L’importante, in ogni caso, è che gli ambienti siano illuminati con efficacia e strategia, per valorizzare l’esposizione e consentire all’osservatore la migliore lettura dell’opera, in assoluto raccoglimento. Alla seconda domanda rispondo che amo il clima tiepido, temperato, e la brezza leggera, la tarda primavera probabilmente è il mio periodo preferito al contrario di quello invernale, non vado d’accordo con la neve ed il ghiaccio perché sono nato in una città di mare.

Secondo te si può vivere di arte in Italia?
Certamente sì, ma con una visione più “globalizzata” della propria arte e della propria attività.
L’artista non può più permettersi di restare inerte come un tempo, quando era il pubblico a rivolgersi a lui, ma al contrario deve autopromuoversi in modo più moderno e adeguato ai ritmi della  vita contemporanea, che necessariamente impone una maggiore dinamicità e propositività.

Nel processo di crescita e nel tentativo di affermazione e diffusione del proprio lavoro quali sono le difficoltà che, più spesso, incontra un artista?
Le difficoltà più evidenti, solitamente, sono rappresentate dal fatto che quasi sempre chi si occupa dell’organizzazione delle varie attività richiede all’artista una partecipazione economica: seppure sia comprensibile la necessità di contenere i costi, altrimenti elevati, spesso un giovane artista incontra serie difficoltà nell’affrontare investimenti economici che possono essere anche importanti. Attualmente trovo, in generale, un po’ alti i costi di promozione d’immagine come la pubblicità, che comprensibilmente finisce per subirne un calo.

Cosa potrebbe essere migliorato nella comunicazione dell'arte?
Ritengo ci sia già una efficace comunicazione tra artisti, operatori  e pubblico, anche grazie all’avvento delle nuove tecnologie di “comunicazione di massa”.
Trovo, invece, assolutamente insufficiente il livello medio dell’istruzione italiana e la considerazione che lo Stato italiano riserva alle materie artistiche: a mio avviso questo atteggiamento dovrebbe radicalmente mutare, e la scuola dovrebbe potenziare tali argomenti, per dare ai nostri giovani una preparazione più adeguata e stimolarne  la sensibilità e la creatività, per renderli consapevoli  della bellezza, dell’importanza e delle potenzialità del patrimonio artistico nazionale, invidiato da tutto il mondo ma troppo spesso non adeguatamente valorizzato.  

Puoi indicarci un pregio e un difetto della critica d'arte?
Le frequentazioni con i critici d’arte non sempre portano a quelle verità assolute che le loro penne vorrebbero rivelare.
Il principale pregio della critica, indubbiamente, è la capacità di illustrare con efficacia l’opera di un artista o l’artista stesso, anche grazie all’enorme “banca dati” che un critico ha la possibilità di raccogliere per le sue analisi; altrettanto importante è il modo in cui il critico esterna la recensione, che può valorizzare notevolmente l’opera di un artista. E se l’artista è vivente, diventa indispensabile conoscerlo, anche nei dettagli minimi e quotidiani: da quale cibo apprezza a come si veste, quali film predilige e cosa legge, l’ambiente in cui vive e le persone attorno a  lui, il suo temperamento, il suo pensiero, le sue opinioni sull’arte come sulle cose della vita.
Molto spesso, il difetto della critica si ravvisa nella convinzione di essere infallibile, di possedere o, peggio, confezionare arbitrariamente una verità inconfutabile. Penso che un critico d’arte assomigli un po’ ad un palombaro che si muove nelle profondità marine, a volte torbide e insidiose, dove è difficile trovare quello che si cerca: per questo motivo, a proposito di un artista si rischiano di scrivere anche molte sciocchezze.

Cosa vorresti che i lettori conoscessero di te e della tua arte?
Innanzitutto, l’assunto fondamentale che dipingere è per me un fatto ineludibile, vitale, essenziale in ogni momento della vita: non passa giorno senza che pensi ai miei colori e a quello che vorrei realizzare con essi, la mia mente è sempre un cantiere aperto anche nelle pause meditative.
Mi farebbe piacere che il pubblico, anche solo con la lettura sintetica e poco approfondita che consente la pubblicazione di poche immagini fotografiche, riuscisse a cogliere l’intensità emozionale che concentro nelle mie opere.
Delle Linee d’Acqua, in particolare, vorrei che si cogliessero i profondi significati reconditi, le sospensioni intimiste; il colore ne scandisce le atmosfere in silenzi che sono connessioni remote, rimandi all’inconscio, nel contesto di un inno al viaggio che ciascun essere vivente compie in vita per proseguire oltre l’orizzonte di luce che in esse suggerisco. Queste opere sono caratterizzate da una forte impronta metafisica, dall’invito alla riflessione su ciò che non appartiene alla banalità e alla contingenza dell’esperienza dei sensi, e rappresentano al meglio la costante ricerca artistica e spirituale che contraddistingue la mia attività.

Infine, che domanda vorresti che ti venisse rivolta durante un’ intervista?
Sicuramente non chiedetemi perché dipingo o perché uso questo o quel colore, non lascio spazio alla banalità. Semmai, non sapendo quanto sono stato “programmato”, chiedetemi se Roberto Braida è soddisfatto di quanto ha fatto e dipinto sino a oggi. La risposta potrebbe sorprendere.

 

 

 

 

ART 3.0 − AutoRiTratti
Roberto Braida
in collaborazione con
FiorGen Onlus, Accademia dei Sensi
opere nelle immagini
Rosso su linea d'acqua (T/mista su tela); Notturno (T/mista su tela); Rotta verso l'infinito (T/mista su tela); Oltre ogni limite (T/mista su tela); Cuore di muschio (T/mista su tela)
website http://www.robertobraida.it

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