“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Mercoledì, 05 Agosto 2020 00:00

Arte relazionale e dintorni. Nicolas Bourriaud

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Il critico e curatore artistico Nicolas Bourriaud, attualmente direttore del MoCo-Montpellier Contemporain, ha fatto parlare di sé sul finire degli anni Novanta sia per la sua intensa e innovativa attività curatoriale – celebre il suo lavoro, insieme a Jérôme Sans, al Palais de Tokyo di Parigi agli inizi del nuovo millennio – che per la sua teoria dell’arte relazionale.

All’attività teorica di questo teorico-attivista dell’arte, indissociabile dalla sua pratica curatoriale, Stefano Castelli ha recentemente dedicato il libro Radicale e radicante. Sul pensiero di Nicolas Bourriaud, uscito per Postmedia Books, settimo titolo della collana “Sartoria editoriale”. Nel volume vengono tratteggiati gli snodi teorici principali presenti nei cinque libri del francese fin qui pubblicati: Estetica relazionale (1998); Forme di vita (1999); Postproduction (2002); Il radicante (2009); L’exforma (2015).
Nel suo testo più celebre, Estetica relazionale, Bourriaud sottolinea la necessità di un nuovo approccio all’arte contemporanea proponendo di vedere in essa un’attivatrice di interazioni sociali. Secondo il francese non si tratta tanto di preoccuparsi della partecipazione del pubblico, o dell’interattività dell’opera, quanto piuttosto di proporsi come orizzonte teorico dell’arte la sfera delle interazioni umane e il suo contesto sociale. L’arte relazionale deve pertanto essere intesa come “un attivatore di rapporti sociali; essa è una spina nel fianco del sistema di produzione, che trova in quest’arte uno specchio deformante, una mimesi che persegue fini opposti e allo stesso tempo un sabotaggio radicale. Un’arte comunitaria per definizione, anche se non per forza comunitaristica o interattiva; una pratica immune dal regime dello Spettacolo che abbatta almeno per un tempo limitato i confini tra arte e mondo, portando al massimo grado alcune istanze dell’arte dalle Avanguardie storiche in poi”. In Estetica relazionale l’autore sottolinea ripetutamente la necessità della revisionabilità di ogni pratica teorica e artistica al fine di essere sempre un passo avanti rispetto al sistema che tenta di appropriarsi di ogni nuova proposta neutralizzandone il portato critico autentico.
Castelli tratteggia brevemente anche le critiche alle proposte di Bourriaud mosse da studiosi come Claire Bishop, Grant Kester, Stewart Martin, Hal Foster. Un’innovativa rilettura della nascita e dello sviluppo dell’arte moderna e contemporanea è invece al centro di Forme di vita. In questa trattazione, scrive Castelli, Bourriaud affronta una contraddizione nodale in seno all’arte contemporanea: “L’assoluta libertà dell’artista si coniuga paradossalmente con la 'politicizzazione' assoluta dell’arte. Se l’artista, come spiega Bourriaud, non è più da fine Ottocento omologabile a coloro che svolgono altri 'mestieri', egli rinuncia a una parte della libertà ottenuta facendosi critico inesorabile del mondo e facendo della sua opera uno specchio critico delle strutture della società e della storia”. Scrive il francese stesso in Forme di vita: “Concretizzandosi nella sua opera una relazione con il mondo, l’artista moderno modifica il corso della propria vita, la trasforma, la corregge, la propone come modello su cui investire”.
In Postproduction Bourriaud, non senza qualche ingenuità evidenziata dallo stesso Castelli, pensa all’artista come a un dj che remixa e riscatta preesistenti  frammenti di cultura sia “alta” che “popolare”. Un’arte basata su una pratica di “postproduzione”, che riutilizzi immagini e segni già esistenti, starebbe a dimostrare la “volontà di iscrivere l’opera d’arte all’interno di una rete di segni e significati, invece che considerarla forma autonoma o originale”. Attraverso questa pratica di rimescolamento e di sabotaggio degli elementi preesistenti, non solo ci si inventa un modo nuovo di essere fruitori, ma, secondo il francese, si diventa “produttori in proprio”.
Nel libro Il radicante Bourriaud invita artisti e cittadini al meticciato e allo sradicamento come forma di rinnovamento e contestazione dell’esistente. Secondo lo studioso-attivista francese occorre “guardare il mondo attraverso quello strumento ottico che è l'arte, al fine di abbozzare una 'critica d’arte del mondo' nella quale le opere dialogano con il contesto in cui sono prodotte”. Le opere “radicanti” su cui si sofferma Bourriaud nella sua analisi/proposta sono accomunate da alcune “caratteristiche, concomitanti o alternative: coltivano la precarietà e perseguono ‘forme erranti’, provvisorie, nomadiche, ‘revocabili’, assumono ‘forme-tragitto’: la spedizione, la topologia, la biforcazione temporale; adottano un idioma interlinguistico, che vive di ‘traslazioni, transcodificazioni e traduzioni’”. Quella proposta da Il radicante è una vera e propria critica radicale al mondo presente, al suo immaginario, al suo sistema produttivo e di potere. Nel suo ultimo libro infine, L’exforma, il francese ritiene occorra ripartire dalle macerie e da una posizione di decentramento per autodeterminare la propria identità: è nella marginalità, insomma, che deve essere individuato il paradigma dell’arte contemporanea.
La rilettura della produzione teorica di Bourriaud proposta da Stefano Castelli – critico d’arte, curatore indipendente e giornalista – contribuisce dunque a mettere in luce una teoria radicale ove l’arte non solo non è mai separata dal mondo, ma si dimostra capace di adattarsi allo spirito del tempo.
Tutti libri di Nicolas Bourriaud, va aggiunto in ultimo, − Postproduction (2004); Estetica relazionale (2010); Il radicante (2014); Forme di vita (2015) e L’exforma (2016) − sono stati meritoriamente pubblicati da Postmedia Books.





Stefano Castelli
Radicale e radicante. Sul pensiero di Nicolas Bourriaud
Postmedia Books, Milano, 2020
pp. 70

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