“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Giovedì, 20 Giugno 2013 03:17

Le solitarie conversazioni di un comico

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L’ironico monologo di Andrea Cosentino non lascia molto all’immaginazione. L’attore sale al centro della pedana (la scena) e, in dialetto romanesco, inizia a inveire sul pubblico e sulla stupidità della gente, che è intervenuta per assistere al suo "teatrino". Al di là dei giochi di parole Cosentino schernisce il teatro tradizionale, quello fatto in calzamaglia, per darci un nuova idea dell’arte, dell’artista, e dell’espressione artistica.
L’hic et nunc che professa senza mai citare la radice latina che è alla base (concettualmente e storicamente) del coevo e anglosassone Not here. Not now, dà la cifra esatta del capovolgimento impresso dall’arte contemporanea alla scena teatrale e all’arte tout-court.

Giovedì, 20 Giugno 2013 02:00

Tra due fuochi

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Si prende posto in Sala Assoli e la scena, illuminata fiocamente, è già apparecchiata. La stessa, per tutta la rappresentazione, l’uso sapiente delle luci farà apparire ai nostri occhi l’una o l’altra cosa, facendola esistere al nostro sguardo, dandole consistenza di realtà, una parte da giocare nella rappresentazione. Ogni dettaglio è curato, ogni dettaglio evoca un’atmosfera, un personaggio, una situazione. Al centro un altare, solo più tardi ci renderemo conto che la mensa poggia su dei grossi bidoni blu, a giudicare dal simbolo si tratta di rifiuti speciali. Sull’altare, in piedi, una statua vivente della Madonna, scopriremo più tardi che è la Madonna di Lourdes (anzi della piccola Lourdes, a Pianura). Ai lati due labari, con Cristo e Padre Pio. Un banco con le candele e l’offertorio.

Giovedì, 20 Giugno 2013 02:00

Il "gioco" itinerante di EgriBianco Danza

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Il 2013 è per l’E45 Napoli Fringe Festival un anno di cambiamenti.
Diventato appuntamento biennale, presenta un programma più ricco di creazioni site-specific delle compagnie giovani ed emergenti. Si aprono all’utenza i luoghi culturali della città, ambienti perfetti dove poter respirare drammaturgie in un melange di arte e storia. Ampio spazio per Tersicore nel cartellone (mai abbastanza, considerando che a Napoli nel corso dell’intera stagione coreutica scarseggiano spettacoli di buon livello culturale e performativo) ove mi ha colpito la presenza di un gruppo che non è poi tanto emergente se si conosce la storia della danza contemporanea italiana.
Mi riferisco alla Compagnia EgriBianco Danza, ex Balletti di Susanna Egri, fondata nel 1999 da una delle coreografe di spicco della danza teatrale e televisiva degli anni ’60 e ‘90, la quale porta in scena Itinerario − Per una possibile salvezza.

Come fa a danzare un corpo in una condizione di limite? Quando è costretto ad uno spazio limitato ed è incarnato in un animale?
Nella Sala polifunzionale del Museo MADRE di Napoli è andato in scena, nell’ambito dell’E45 Fringe Festival, l’assolo di Fabrizio Varriale (Cie Danza Flux), dal titolo Horse Boy in apnea, un lavoro di sperimentazione fisica, tra danza ed atto performativo.

Martedì, 18 Giugno 2013 06:30

In missione per conto di Mister Samuel

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Allorquando si programmano eventi capaci di suscitare la curiosità pickwickiana, i membri del Circolo, armati di taccuino e facondia, si dirigono alla volta dell’evento per darne regesto ed assolvere alla missione statutaria del loro benemerito sodalizio. La curiosità connaturata all’animo pickwickiano risulta vieppiù titillata quando ad emettere richiamo sono faccende eminentemente correlate a quel tale scrittore che nelle sinuose, pingui membra di Mister Samuel Pickwick seppe insufflare inchiostro vitale, consegnando sé e quel bonario signore ad imperitura esistenza: Charles Dickens.

Martedì, 18 Giugno 2013 02:00

La vita è una partita a scacchi

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Spettatori in Sala dei 500
Non c’è il sipario nella sala dei 500 del Museo Ferroviario di Pietrarsa, dove va in scena Il gioco dei re di Marco Scaccaluga. Il pubblico si accomoda in modo ordinato mentre lo sguardo è attirato da un telo nero che nasconde la scenografia. Sopra c’è disegnata una scacchiera con l’indicazione dell’ultima mossa eseguita dai giocatori, sotto una frase di Goethe: “Quanti dolori, ahimè, potremmo evitare, se solo potessimo ritirare le mosse sbagliate e giocare di nuovo”. Il tempo di leggere, di pensarci su, di porsi domande sulle regole del gioco ed ecco che lo spettacolo comincia.

Mercoledì, 19 Giugno 2013 02:00

Qui e Altrove

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Il Teatro tende, in quanto Teatro, a realizzare qui ciò che è altrove. Arte il cui tempo è coniugato al presente, trascina dagli stretti anfratti del tempo tutto l’armamentario in ribalta: una piazza d’epoca greca, un carro barocco e spagnolo; un castello danese ma d’invenzione vittoriana, l’albero nudo ed unico di un deserto che appartiene al futuro. L’altrove è altrove, già trascorso o non ancora mai nato, ma questo altrove diventa il qui del Teatro, l’immediato evidente, il veduto e vissuto calcolabile col tempo e col battito dei nostri respiri. Il prima e il dopo diventano “adesso”, l’allora e il sarà si travestono in “ora”, quel ch’è successo e quello che forse accadrà avviene in questo luogo, in questo momento. Avviene qui.

Lunedì, 17 Giugno 2013 02:00

Un enorme macigno al centro del petto

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Mentre prendiamo posto sulle panche del Ridotto del Mercadante la classe è già seduta nei suoi banchi. Noi i sani, (i maestri?), loro i malati (gli allievi?). Ma il presupposto è sbagliato, lo capiremo nel corso di questo lungo percorso, di questo incubo al rallentatore in cui niente succede davvero e tutto si ripete, vorticosamente, sulle note ricorrenti di un valzer di Karacinski.

Domenica, 16 Giugno 2013 10:02

La crisi all'angolo destro

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Quando ci accostiamo al teatro cosiddetto civile – o per meglio dire d’impegno civile – siamo per solito colti da repentino timore d’incorrere nella riproposizione d’un refrain proprio dei drammi a tesi, poggiati sovente sull’unico solido e conveniente impiantito dell’ideologismo apologetico. Chiariamolo subito: Krisiskin sfugge a questo peccato (non) originale. Lo fa svolgendo una vicenda semplice di ordinario degrado sociale inventandosi un modo di svolgerla che le dona una freschezza inversamente proporzionale all’afa canicolare che all’interno della Sala Polifunzionale del Museo MADRE rende i corpi degli attori madide figure di scena come fossero statue di cera in progressiva liquefazione; ma a liquefarsi non sono gli attori – solidi interpreti della messinscena – bensì l’universo dei personaggi a cui danno corpo.

Sabato, 15 Giugno 2013 20:29

Tra borghesia e verità: Sik Sik

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Strizza l’occhio alle atmosfere felliniane  il  SIK-SIK di Pierpaolo Sepe. Quella che è andata in scena al Mercadante per il Napoli Teatro Festival il 13 e 14 giugno 2013 è solo una pillola del lavoro che sarà presentato definitivamente al Festival di Benevento Città. A introdurlo è Giulio Baffi (critico teatrale del quotidiano La Repubblica e presidente dell'Anct, l'Assemblea Nazionale dei Critici di Teatro) che, con grande emozione, racconta  del maggio 1979 quando SIK-SIK, l’artefice magico fu rappresentato al Teatro San Ferdinando di Napoli, di cui era direttore: "Chi non lo ricorda è solo per un fatto anagrafico". Poco dopo De Filippo si ritirò dalle scene, Giulio Baffi ebbe dunque, davvero una felice intuizione a registrare su cassetta l’ultimo rimaneggiamento del percorso drammaturgico del grande Maestro.

Sabato, 15 Giugno 2013 07:08

Disabituati al futuro, siamo come i morti

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È stato come assistere al continuo mutamento di un’opera d’arte. Una tela in cui i soggetti, la luce, le ombre, si spostano e cambiano di significato da un istante all’altro. Ogni cosa è studiata alla perfezione, ogni movimento anche piccolo ha una sua ragione d’essere ma sta a noi scoprire il perché della sua esistenza.

Sabato, 15 Giugno 2013 02:00

Una suggestione

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Il cerchio primo che traversiamo è una soglia carnale, un liminare confine che separa e divide il dentro dal fuori. Sospinti coma da una pulsione intestina siamo espulsi o scacciati, proiettati all’esterno: tracce bianche sporcano la nostra pelle minuta, gli occhi faticano a prendere luce mentre s’affollano ombre indistinte nel vocio indistinto.
Passiamo così dalla calda condizione uterina, che ci avvolge e protegge, al contatto col mondo: secco, spigoloso, naturale ugualmente seppur naturale in modo diverso. Questo primo cerchio è il luogo cui si giunge dopo aver percorso centimetri nel ventre materno ed è il luogo dal quale si parte per il nostro viaggio seguente: cominceremo a guardare più distintamente, muoveremo poi con scarsa consapevolezza le dita, le mani, le gambe, i piedi; emetteremo lamenti; un giorno tenteremo di camminare, cedendo subito all’incertezza dei nostri passi insicuri.

Giovedì, 13 Giugno 2013 02:00

Perché ricordare?

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“Guardate, guardate. Lo so cosa state guardando ma non vi preoccupate, non c’è cattiveria nei vostri sguardi: continuate a guardare. State tranquilli, non è colpa vostra: sono io”. L’ostentazione iniziale del corpo, posto da solo in ribalta e fasciato dalla luce di un faro centrale, mette in risalto l’eccesso di cute. Offerta di carne per un pasto immediato (“Tu sei come la coscia del pollo: dentro sei tutto morbido e fuori sei unto”), che sazi all’istante abituando – chi osserva – ai sapori, agli odori, alle abbondanze epidermiche e muscolari di questo cibo-in-forma-di-uomo offerto alla bulimia interessata della platea.

Amore e guerra.
“Se è vero amore, dimmi quant’è grande”.
Imprescindibile quanto semplicistico binomio che scatena imprevedibili conseguenze. Assioma valido oggi come ieri.
Lungimirante fu William Shakespeare a tradurre in versi questi impulsi dell’animo umano in una delle più famose tragedie di sempre: Antonio e Cleopatra, riproposto oggi da Luca De Fusco in un’inedita ed originale versione per la sesta edizione del Napoli Teatro Festival.

Mercoledì, 12 Giugno 2013 03:46

"La bisbetica domata" secondo Konchalovskij

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Quest’opera shakespeariana appartiene al primo periodo, quello che si suole definire dell’apprendistato. Fortemente ironica, gaia, e, intrisa di sottile ironia. In un’Italia degli anni Venti la vicenda amorosa tra Petruccio e Caterina si rinnova. Essa si trasforma, mutando nell’ambientazione che passa dal piccolo borgo medioevale alla novella cittadina di architettura e atmosfera fascista.

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