“Sono la lepre molto avanti alla muta dei miei critici”

Virginia Woolf

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Domenica, 16 Giugno 2013 10:02

La crisi all'angolo destro

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Quando ci accostiamo al teatro cosiddetto civile – o per meglio dire d’impegno civile – siamo per solito colti da repentino timore d’incorrere nella riproposizione d’un refrain proprio dei drammi a tesi, poggiati sovente sull’unico solido e conveniente impiantito dell’ideologismo apologetico. Chiariamolo subito: Krisiskin sfugge a questo peccato (non) originale. Lo fa svolgendo una vicenda semplice di ordinario degrado sociale inventandosi un modo di svolgerla che le dona una freschezza inversamente proporzionale all’afa canicolare che all’interno della Sala Polifunzionale del Museo MADRE rende i corpi degli attori madide figure di scena come fossero statue di cera in progressiva liquefazione; ma a liquefarsi non sono gli attori – solidi interpreti della messinscena – bensì l’universo dei personaggi a cui danno corpo.

Sabato, 15 Giugno 2013 20:29

Tra borghesia e verità: Sik Sik

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Strizza l’occhio alle atmosfere felliniane  il  SIK-SIK di Pierpaolo Sepe. Quella che è andata in scena al Mercadante per il Napoli Teatro Festival il 13 e 14 giugno 2013 è solo una pillola del lavoro che sarà presentato definitivamente al Festival di Benevento Città. A introdurlo è Giulio Baffi (critico teatrale del quotidiano La Repubblica e presidente dell'Anct, l'Assemblea Nazionale dei Critici di Teatro) che, con grande emozione, racconta  del maggio 1979 quando SIK-SIK, l’artefice magico fu rappresentato al Teatro San Ferdinando di Napoli, di cui era direttore: "Chi non lo ricorda è solo per un fatto anagrafico". Poco dopo De Filippo si ritirò dalle scene, Giulio Baffi ebbe dunque, davvero una felice intuizione a registrare su cassetta l’ultimo rimaneggiamento del percorso drammaturgico del grande Maestro.

Sabato, 15 Giugno 2013 07:08

Disabituati al futuro, siamo come i morti

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È stato come assistere al continuo mutamento di un’opera d’arte. Una tela in cui i soggetti, la luce, le ombre, si spostano e cambiano di significato da un istante all’altro. Ogni cosa è studiata alla perfezione, ogni movimento anche piccolo ha una sua ragione d’essere ma sta a noi scoprire il perché della sua esistenza.

Sabato, 15 Giugno 2013 02:00

Una suggestione

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Il cerchio primo che traversiamo è una soglia carnale, un liminare confine che separa e divide il dentro dal fuori. Sospinti coma da una pulsione intestina siamo espulsi o scacciati, proiettati all’esterno: tracce bianche sporcano la nostra pelle minuta, gli occhi faticano a prendere luce mentre s’affollano ombre indistinte nel vocio indistinto.
Passiamo così dalla calda condizione uterina, che ci avvolge e protegge, al contatto col mondo: secco, spigoloso, naturale ugualmente seppur naturale in modo diverso. Questo primo cerchio è il luogo cui si giunge dopo aver percorso centimetri nel ventre materno ed è il luogo dal quale si parte per il nostro viaggio seguente: cominceremo a guardare più distintamente, muoveremo poi con scarsa consapevolezza le dita, le mani, le gambe, i piedi; emetteremo lamenti; un giorno tenteremo di camminare, cedendo subito all’incertezza dei nostri passi insicuri.

Giovedì, 13 Giugno 2013 02:00

Perché ricordare?

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“Guardate, guardate. Lo so cosa state guardando ma non vi preoccupate, non c’è cattiveria nei vostri sguardi: continuate a guardare. State tranquilli, non è colpa vostra: sono io”. L’ostentazione iniziale del corpo, posto da solo in ribalta e fasciato dalla luce di un faro centrale, mette in risalto l’eccesso di cute. Offerta di carne per un pasto immediato (“Tu sei come la coscia del pollo: dentro sei tutto morbido e fuori sei unto”), che sazi all’istante abituando – chi osserva – ai sapori, agli odori, alle abbondanze epidermiche e muscolari di questo cibo-in-forma-di-uomo offerto alla bulimia interessata della platea.

Amore e guerra.
“Se è vero amore, dimmi quant’è grande”.
Imprescindibile quanto semplicistico binomio che scatena imprevedibili conseguenze. Assioma valido oggi come ieri.
Lungimirante fu William Shakespeare a tradurre in versi questi impulsi dell’animo umano in una delle più famose tragedie di sempre: Antonio e Cleopatra, riproposto oggi da Luca De Fusco in un’inedita ed originale versione per la sesta edizione del Napoli Teatro Festival.

Mercoledì, 12 Giugno 2013 03:46

"La bisbetica domata" secondo Konchalovskij

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Quest’opera shakespeariana appartiene al primo periodo, quello che si suole definire dell’apprendistato. Fortemente ironica, gaia, e, intrisa di sottile ironia. In un’Italia degli anni Venti la vicenda amorosa tra Petruccio e Caterina si rinnova. Essa si trasforma, mutando nell’ambientazione che passa dal piccolo borgo medioevale alla novella cittadina di architettura e atmosfera fascista.

Mercoledì, 12 Giugno 2013 01:06

Nella trappola di Brook

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Peter Brook è a Napoli. Noi siamo i primi ad assistere al suo nuovo spettacolo. Si tratta de Lo spopolatore, la messa in scena dal famoso racconto di Samuel Beckett. Il Napoli Teatro Festival Italia, ci permette anche questo: essere i primi spettatori di uno spettacolo di uno dei maestri del teatro contemporaneo.

Mentre s’aspetta l’inizio dello spettacolo, la lettura delle note di regia riempie l’indugiare dell’attesa; le aspettative, da quel che si può leggere, sono alte. La nostra attenzione è però distolta da un episodio estemporaneo ed all’apparenza marginale, che ci induce a sollevare lo sguardo dalle parole impresse sul cartoncino: un ragazzino grassoccio e dall’eloquio non propriamente urbano e civile ci passa da presso e con noncuranza getta davanti ai nostri piedi un bicchiere di plastica appena usato: l’occhio ritorna alle nostre note, che parlano di Spam e lo spam non è altro che immondizia virtuale, con cui fa pendant l’atto reale a cui abbiamo appena assistito.

Il Teatro Stabile di Napoli, in occasione della programmazione del Napoli Teatro Festival Italia 2013, ha inserito la presentazione di uno spettacolo in prima assoluta italiana. Lo spettacolo dal titolo, La réunification des deux Corées, rientra in un progetto sostenuto dalla Commissione Europea ed è prodotto da molti teatri tra Francia, Belgio, Germania, Canada e Romania. La creazione e la regia sono di Joël Pommerat per nove attori in lingua originale (francese) con sottotitoli in italiano.

Lunedì, 10 Giugno 2013 06:09

L'insidia truffaldina della Parola

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In un tempo in cui “crisi” è parola che entra nelle case dalla televisione per non più uscirne, è plausibile che essa entri anche in teatro (in cui forse era presente già da prima di estendersi in modo generalizzato e profondo agli altri comparti della società) per farsi oggetto di scena, e che lo faccia proprio insieme alla televisione medesima. Di più: la parola crisi si fa oggetto di lavoro teatrale. TRICHER 4_selodicelaTValloraèvero è un lavoro sulla crisi. È un mea culpa recitato per interposta persona da un segmento sociale – quello del nostro tempo – che è formalmente inconsapevole (ma fino a che punto?) della ciarla menzognera a cui è sottoposto.

Lunedì, 10 Giugno 2013 02:00

Sono andata lontano

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Il nastro di corso S. Giovanni a Teduccio ci porta via dalla città, ci conduce ad una strada senza uscita, ai binari morti della prima stazione ferroviaria d’Italia, oggi il museo di Pietrarsa. Questi binari si illuminano per condurci al mare, di cui inaliamo a pieni polmoni l’odore. A mani rigorosamente libere e non perché è una rapina. O forse sì. Rapina nel senso di ratto, siamo rapiti in un’altra dimensione, passando attraverso alcune delle cento (o più porte) che si potrebbero aprire in una esperienza sensoriale.

Domenica, 09 Giugno 2013 02:00

Teatro e consuetudine teatrale

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Attendersi buie pareti di legname o di mattoni, con una finestra sola e per di più tappezzata come una galera, un grosso portone sulla destra o la sinistra ad indicare che l’uscita non è un’uscita e che la condizione è da reclusa sembra la consuetudine scenica per Yerma, sembra la consuetudine scenica per le opere che García Lorca ambienta in un interno. Prigione e prigionia, carcere e carcerazione, vita tumulata in una casa che somiglia a un tumulo: il rischio della consuetudine poteva reiterarsi.

Venerdì, 07 Giugno 2013 05:35

L'antico ritmo del tempo

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Come spiega Enzo Avitabile nel film Passione di John Turturro, la danza e la musica dei Bottari costituiscono un ritmo antico che nasce verso il 1300 d. C., in quella che era una volta la mitica Campania Felix, verde e lussureggiante, adorata da greci e latini.

Martedì, 04 Giugno 2013 02:00

Tre personaggi in cerca d'un pretesto

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La Compagnia “Teatro del Fo” è andata in scena al Teatro Instabile con lo spettacolo Sempre un cantiere, un divertito esperimento ‘under construction’ che ha intrattenuto il pubblico per un’ora. Ironia, sarcasmo, leggerezza, spirito d’iniziativa sono alcune delle qualità che hanno animato la storia di tre personaggi in cerca d’un pretesto.
Un cantiere delimitato da un perimetro lineare che fa dello spazio scenico un ring da combattimento; una battaglia sociale contro tutti coloro che vogliono obbligare il teatro a diventare una prodotto massificato e commerciale. Lo spirito positivo dei tre attori mira a far centro con autenticità al loro reale bisogno di esistere in quanto artisti. “È necessario avere progetti” perché sia viva l’urgenza di comunicare un messaggio aldilà di ogni destinatario.

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