“Noi siamo ciò su cui manteniamo il silenzio”.

Sándor Márai

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Sabato, 18 Gennaio 2014 00:00

Di allora, adesso

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Per comprendere la regia con cui Luca De Fusco firma L’amorosa inchiesta di La Capria occorre indirizzare lo sguardo in basso e – solo dopo aver badato ai colori della base di scena – farlo risalire al corpo dell’unica attrice in assito.

Giovedì, 16 Gennaio 2014 00:00

Zio Vanja coi pugni in tasca

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Esseri umani come macchie grigie su un tappeto di noia; la stagnazione, il ripetersi del vivere sempre uguale come i cicli delle stagioni. In casa Serebrjakov la prigionia dell’inazione attanaglia come una gabbia dalle sbarre invisibili. È una gabbia, una prigione, quella in cui Čechov inscrive i suoi personaggi, è una gabbia, una prigione che Marco Bellocchio costruisce in chiaro legno di betulla (o almeno dalla platea si ha l’impressione che il ligneo candore della scena di betulla sia materiato), separato dal proscenio in legno più scuro.

Giovedì, 16 Gennaio 2014 00:00

Napoliburgo

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Il merito maggiore di PetitoBlok è simboleggiato da quest’assenza di spazio nel titolo: due nomi che conservano le loro maiuscole vengono uniti, i due nomi sembrano diventare uno solo pur rimanendo distinti, non c’è confusione ma relazione, messa in evidenza di un legame, accostamento senza mutazione, mantenimento delle reciproche caratteristiche pure stando assieme. Così ciò che nasce come farsa da scherzi, da botte e da mangiate, rimane una farsa mentre l’esasperata finzione e la doppiezza del baraccone tintinnante, grottesco, zampillante di mirtillo − che fu opera di Blok − resta un baraccone.

Mercoledì, 15 Gennaio 2014 00:00

Se il mare non è mare

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Non è un caso che – in Mari – il mare non sia mare davvero: che non vi sia una sola lamina azzurra, nessun tocco di colore chiaro, neanche una finta pittura celeste e che, lo sciabordio da risacca che sentiamo durante la messinscena, funga più da richiamo ritmato e da lento cronometro che da vera connotazione ambientale.
Non è un caso che – in Mari – il mare non sia mare davvero ma un lungo panno nero e che questo panno si distenda, dalla parete di fondo, fin dove siedono gli spettatori: generando questa assenza visibile, infatti, s’annulla il valore del calendario, l’ossessione dell’orologio, l’importanza del dove e del quando di ciò che succede, di ciò che accade, di ciò che avviene semplicemente perché deve avvenire.

Mercoledì, 15 Gennaio 2014 00:00

Un ibrido Mozart

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Nel cuore di Castellammare di Stabia esiste uno spazio teatrale chiamato CAT. Quarantacinque anni di attività alle spalle, per un teatro che raccoglie l’eredità di Italo Celoro, attore di cinema e teatro che del CAT è stato direttore artistico dal 1991 fino ai suoi ultimi giorni. In scena, in una domenica di gennaio, c’è Amadeus… genio e delitto, partitura teatrale che s’ibrida con la performance musicale, dando luogo ad una forma scenica composita, in cui teatro e musica si combinano e si amalgamano per tratteggiare, in maniera quasi espressionistica, la figura di Wolfgang Amadeus Mozart, nel cui cono d’ombra vive di riflesso il personaggio di Antonio Salieri.

Mercoledì, 15 Gennaio 2014 00:00

E se Romeo amasse Ofelia?

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È bello essere sorpresi, colti alla sprovvista. Sedersi nel foyer del Te.Co. e considerare che l’idea di spargere di fogli scritti il pavimento, per quanto possa creare un’atmosfera da laboratorio, da luogo in cui si crea, in realtà fa apparire il teatro troppo disordinato. Scoprire, invece, che siamo già in un luogo dello spettacolo, che è è stato Puck, folletto venuto fuori da un sogno di una notte di mezza estate, a pasticciare e spargere i fogli al vento. In mezzo a noi spettatori, li raccoglie uno ad uno per rimetterli insieme. Ci fa spostare, ci fa alzare da dove siamo seduti, ci sbuffa in faccia ma il guaio è fatto. Le pagine delle opere di Shakespeare si sono mischiate, le tragedie e le commedie sono confuse, i personaggi mescolati gli uni agli altri.

Martedì, 14 Gennaio 2014 00:00

Spettri riflessi, in una sera d’inverno

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Al fuoco di un camino, tra un ambrato tepore e un croccante bagliore, un racconto d’inverno accomoda l’anima stuzzicando impressioni che nel brivido trovano rifugio, casa. Un racconto che dica di storie fantastiche, se poi di fantasmi si tratta. Questi finiscono per nascondersi nelle suggestioni di un’immagine, di una voce che soffia, di un lamento strozzato: la storia si conclude ed i fantasmi restano nel luogo livido della fatica di allontanarli. Per non cedere alla tortura delle catene dei ricordi ingombranti, delle altrettante paure  di ritrovarsi faccia a faccia con gli ignoti spettri riflessi. Da soli, in fondo, può accadere.

Martedì, 14 Gennaio 2014 00:00

Poetica del corpo femminile

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Il Piccolo Bellini, con il suo ambiente familiare ed intimo, si sta interessando ai linguaggi della danza contemporanea. Per questo nuovo anno, ha cominciato con lo spettacolo Elle est là #4 di Valeria Apicella. La danzatrice napoletana fa debuttare nella sua città natale un lavoro di sperimentazione e ricerca sul corpo, il movimento e l’installazione, frutto di tre anni di residenza à la Maison du Théâtre et de la danse (MTD) di Epinay sur-Seine.

Martedì, 14 Gennaio 2014 00:00

Il tempo congelato in "Una specie di Alaska"

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Un tema forte che attrae e spaventa allo stesso tempo, come tutto quello che concerne l'occulto inteso come "conoscenza di ciò che è nascosto" e i suoi testimoni, ovverosia persone che: per poteri 'sciamanici' ricevuti sin dalla nascita; vicende legate ad infortuni o malattie; oppure stati di 'pre-morte' indotti dai servigi di un infallibile dottor Kevorkian un po' rimodellato rispetto all'originale dalla penna di un Vonnegunt visionario, sono comunque riuscite ad instaurare contatti con universi paralleli o forse addirittura con l'aldilà.

Lunedì, 13 Gennaio 2014 00:00

Recitare. Che altro si può fare?

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Mettere in scena Quartett di Müller presuppone la piena conoscenza ed il rispetto profondo per la particolare forma-teatro cui pensa l’autore. Müller, infatti, nel realizzare fabule non lineari, complicate d’intreccio, saltellanti nel tempo e nello spazio, schizofreniche nella forma, articolate e complesse nell’evocazione e nella gestione dei ruoli, desidera che la trama – la vicenda, la storia, l’insieme delle battute – sia altro dalla scena: che l’una venga portata su palco e detta, senza che sia forzatamente interpretata dal regista o dagli attori, mentre l’altra – la scena: con le sue luci, le sue quinte, il suo spazio teatrale – viva di vita propria, parallela, autonoma, contemporanea.

Lunedì, 13 Gennaio 2014 00:00

La vita sospesa o la morte ferma

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Nessuno vuole morire. È l’unico evento certo di tutta la vita, eppure non pensiamo mai veramente che ci possa riguardare. Eludiamo il pensiero, procrastiniamo l’idea, la vediamo come un evento estraneo alla vita pur sapendo che è la morte che dà senso ad essa. Dimentichiamo, più o meno consapevolmente, che la morte è un evento perfettamente naturale. Anche non volendole dare una pregnanza religiosa, la morte è la chiusura necessaria di un ciclo. Cosa accadrebbe, dunque, se la morte che tanto temiamo un giorno non ci fosse più? Da questo provocatorio interrogativo il Nobel portoghese Josè Saramago fa nascere il romanzo Le intermittenze della morte da cui la compagnia LaERTe ha tratto la pièce Piuttosto la morte che una tal sorte in scena al Nuovo Teatro Sanità per la rassegna Piccola residenza per compagnie under 35.

Lunedì, 13 Gennaio 2014 00:00

Dove abitano i ricordi?

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Dove abitano i ricordi? In quali stanze sopravvivono le memorie? In quali meandri tortuosi si snodano i vissuti? In angoli, cassetti, sgabuzzini, spazi riposti e reconditi della mente, giacciono e sedimentano ad un livello più o meno conscio, patrimoni esistenziali che compongono il corredo genetico di ciò che siamo, sintagmi del nostro divenire, mappature dei nostri precordi.

Mercoledì, 08 Gennaio 2014 00:00

Una tragedia senza catarsi

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Nell’ironia di Loguercio non c’è nessuna paternale sprezzante, niente di allegro, neppure un cenno di condivisione. La sua esibizione si presenta quasi come una competizione sportiva, un allenamento con gli attrezzi. Sorridere di una tradizione, che è quella della romantica lirica napoletana, vorrebbe significare stabilire una connessione tra la propria esistenza e il mondo, vedere per un attimo il mondo dal di fuori, per osservarlo.

Martedì, 07 Gennaio 2014 00:00

Solitudini in un interno

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Due solitudini indotte alla reciproca e coatta compagnia; due solitudini di donna, differenti per ceto ed estrazione, accomunate da un legame di parentela acquisito – sono consuocere – abitano uno stesso interno portato in ribalta; lo abitano per volontà congiunta, che s’intuisce venata d’egoismo dei rispettivi figlioli, convolati a nozze e determinati a lasciare che le rispettive attempate genitrici si facciano “buona compagnia”, incuranti delle evidenti incompatibilità che sussistono fra le due, Cibele e Serena.

È nella bella cornice napoletana del convento di San Domenico Maggiore (dove il domenicano Bruno si formò), tra le copie messe a disposizione nella cosiddetta Mostra Impossibile dei capolavori di Leonardo, Raffaello e Caravaggio (digitalizzate sì, ma fedeli per dimensioni e tratti a quelle originali), che l’Associazione Culturale NarteA ripropone la storia dei “no” di Giordano Bruno. Quei “no” che − anche se rischiosi − van detti, per difendere la dignità di quell'atto eccezionale che si chiama pensare, o meglio ancora, pensare indipendentemente dalle opinioni comuni, le quali potremmo il più delle volte ricondurre ad una precisa e sottile logica di condizionamento mentale: uno dei tanti nomi più o meno sofisticati con cui si può chiamare la schiavitù.

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