“Pecché, vedite, 'e puttane, soprattutto chelle napulitane, so' fatte proprio accussì: a loro, in fondo, non ce ne fotte niente d' 'e denare, d' 'e solde, no... Lloro so' 'nnammurate sulo d' 'e pparole, 'e chilli sciusce d'aria senza cunsistenza ca so' 'e pparole, meglio ancora si so' forestiere”.

Enzo Moscato

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Mercoledì, 16 Ottobre 2013 02:00

La tragedia del saltimbanco

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“Proprio una bella serata”. “Indimenticabile”. “E non è finita”. “Sembra di no”. “È appena cominciata”. “È terribile”. “Sembra di essere a teatro”. “Al circo”. “Al varietà”. “Al varietà”. “Al circo”.
Il dialogo di Estragone e Vladimiro – Aspettando Godot, Samuel Beckett – contiene tutta l’inevitabilità circense del fare teatro e interviene ad aprire questo articolo perché, chi scrive questo articolo, non può non notare come – per la terza volta in pochi mesi – l’arte del tendone diventi messinscena. Se Viviani serve ad Arias soprattutto per rielaborare immagini delicate, infantili e private (Circo Equestre Sgueglia), Luca Saccoia (L’anima buona di Lucignolo) – a conclusione del Fringe Festival – regala a chi assiste una lucida analisi della condizione teatrale presente metaforizzandola attraverso i calcinacci distrutti e impolverati e le maschere mortali e pestifere di un circo in disgrazia, relegato in un angolo, che ha perso valore, funzione e suo pubblico. Adesso in città fa tappa Il meraviglioso circo dei fratelli Boldoni ed il primo pensiero – primo addirittura rispetto allo spettacolo in quanto spettacolo – è cercare di comprendere perché tanto circo in tanto teatro.

Martedì, 15 Ottobre 2013 02:00

La scena come un polittico

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Turpitudini di un mondo arretrato. Retaggi ancestrali di una terra descritta come forse (probabilmente) più non è da tempo. Un contesto sociale, una storia, tre vite esemplate che prendono corpo sulla scena. Così un palco spoglio e semivuoto si trasforma in uno spicchio di Sicilia dipinto come una pala d’altare: un baule sullo sfondo e tre figure in ribalta, tre figure come a formare un polittico, come fossero tre quadri da vedere prima uno alla volta, poi tutti insieme, quadri parlanti, a tratti all’unisono fra più voci.

Lunedì, 14 Ottobre 2013 02:00

Eterna Nora

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Rischiamo di ripeterci, pertanto non si darà contezza della difficoltà nel trovare il Teatro 99 posti. Teatro pieno per il grande classico di Ibsen. Confortante in tempi di crisi per il teatro. Rassicurante per un teatro che non gode di contributi pubblici, ma va avanti grazie all’affezione del pubblico e alla qualità delle proposte. Ma veniamo subito a noi e alla rappresentazione.

Domenica, 06 Ottobre 2013 02:00

Con le lacrime agli occhi

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Magica e paradossale Napoli. Piena di realtà in fermento e di realtà consolidate, ma spesso sconosciute. A volte ci si può trovare a percorrere una anonima strada, tra il deposito degli autobus e palazzoni senza stile e senza storia, e ci si imbatte in uno slargo, che fa da ingresso ad un bel palazzo, che alla sua epoca doveva godere dell’aria pura delle prime colline della città.
Il prologo non è recitato da Spazzola, soprannome col quale è conosciuto il servo di Menecmo, ma da una flessuosa fanciulla (che nel resto della commedia reciterà la parte di Fisicle, un’ancella della cortigiana Erozia), con voce un po’ artefatta a dire il vero, non si sa se per eccesso di dizione o per scelta registica. Non è l’unico stravolgimento rispetto al testo originario, ma non mette conto qui farne l’elenco.

Sabato, 05 Ottobre 2013 06:31

Mine vaganti

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“Vi scongiuro, o fratelli, siate fedeli alla terra”. La terra è quella su cui poggiano i piedi i due attori in scena, che denunciano il vuoto lasciato dalla “morte di Dio”, per cui ora “tutto è permesso”. Non esiste più alcun punto assoluto ed eterno cui fare riferimento, si dànno solo una serie di punti in cui si concentra il senso di una vita dominata dall’astratta ragione hegeliana, che rapidamente cede alla tentazione luciferina di stabilire per sé una legge diversa da quella degli altri e di rendere disponibile quel  fondamento oscuro di cui si era kantianamente predicata l’inconoscibilità.

Venerdì, 04 Ottobre 2013 02:00

Come eravamo. Napoli, settembre 1943

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Dal buio della sala emergono lentamente, illuminati dai riflettori, i personaggi sulla scena. Alcuni sono in piedi, altri sono variamente seduti, altri ancora a terra. Le luci di Cesare Accetta non scoprono e non rivelano, piuttosto tagliano, illuminano i personaggi parzialmente, sempre comunque immersi nel buio che li circonda, nel nero della scenografia, in quel buio dove la Storia ha volutamente relegato Napoli e la sua coraggiosa rivolta antitedesca durata quattro giorni, dal 27 al 30 settembre 1943.

Martedì, 01 Ottobre 2013 02:00

Parola allo sconfitto

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Tra il foyer e la sala teatrale di Officina Teatro c’è una serranda da magazzino. “Buona visione” ci augurano prima di sollevarla e noi entriamo come se entrassimo in un negozio appena aperto, guardandoci intorno in cerca di qualcosa di sorprendente che catturi la nostra immaginazione. La mia l’ha già catturata il titolo dello spettacolo. Luci della città. Chaplin/Cucchi. Stefano Cucchi potrebbe essere uno dei personaggi ai margini dei film di Chaplin, mi convinco, ma perché l’unica interprete dello spettacolo è una donna? Me lo domando più di una volta, provo ad immaginare una simbologia, un racconto della vicenda con occhi femminili, forse con lo sguardo di Ilaria. Non vedo l’ora che cominci e lei è già lì in scena mentre prendiamo posto, ci dà le spalle. Pochi minuti e dimentico che si tratta di una donna.

Lunedì, 30 Settembre 2013 02:00

"Tutto ciò che è reale è razionale"

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È una piacevole serata d’autunno al centro storico della pulsante città di Napoli, tra studenti dell’università che godono del loro happy hour e bambini che giocano a calcio nella piazza di San Domenico Maggiore. Il concerto di presenze umane è uno spettacolo già di per sé; e tra i colori variopinti del cielo che si prepara alla sera uno strano personaggio in cerca di un tram chiede: “Qualcuno saprebbe dirmi se il 57 passa da qui?”; sapendo che al centro storico è di norma tutto ZTL chiaramente la risposta è che nessuno ne sapeva nulla.

Domenica, 29 Settembre 2013 02:00

(R)Esistere, in memoria di Lenuccia

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Ouverture resistente, tra Le nuove resistenze della stagione d’esordio, per il Nuovo Teatro Sanità. Il sipario si alza e nuove luci tornano a restituire a Napoli la memoria di una sua figlia-coraggio. In scena, la storia di Lenuccia (Maddalena Cerasuolo), giovane partigiana della Resistenza napoletana, medaglia di bronzo al valore militare.
Lenuccia e Napoli, l’una figlia, sopravvissuta (tra centinaia di figli martiri); l’altra madre di una libertà conquistata tra le mine senza pietà dell’ennesimo dominio. Quattro giornate, scivolate nel sangue per dire − per prima − ‘no’ all’orda nazista. Nel sangue e nel sole.

Domenica, 29 Settembre 2013 06:18

Teatro da vedere e storie da immaginare

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Raggiungere un teatro con quel più che congruo anticipo che si conviene agli ansiosi cronici comporta sovente l‘inconveniente di dover riempire il vuoto di un’attesa inventandosi punti immaginari in cui far convergere la distrazione del proprio sguardo, oppure appuntando i propri pensieri sull’inseguimento di fantasie più o meno peregrine.
Talvolta però quel congruo anticipo di cui sopra può rivelarsi favorevolmente complice dell’inaspettato, offrendo immagini pregnanti a quello sguardo altrimenti ramingo.

Giovedì, 26 Settembre 2013 02:00

Il prologo, la recita, l'applauso

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Il prologo.
Sette sedie, di legno scuro o nero. Sette sedie tra pareti spoglie, nude, di cui si nota la consistenza dura, rigida, immodificabile. Assenza di quinte, di fondali, di suppellettili: la “camera squallidissima” è questo tugurio di pilastri e mura che – già al primo sguardo – dà senso di ristagno, d’attesa, d’oppressione. Non c’è la porta d’entrata. Non c’è lo strapuntino né la coperta né ci sono i due guanciali. Non c’è finestra, non c’è l’uscio né il canterano sul quale dovrebbero essere posati un colabrodo, una pignatta, una graticola. Non c’è il catino né il bacile; non ci sono le lenzuola, distese a fare da parete e divisione interna tra famiglia e famiglia, tra donna e donna. Né lettucci né altri arnesi sono previsti. Solo sette sedie e, su una di queste, il soprabito grigio stinto che servirà per un frammento successivo.

Martedì, 24 Settembre 2013 02:00

Lievito madre

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Sono nata in ospedale, il 24/10 di un anno le cui cifre, avessero avuto un altro ordine, sarebbero state una serie interessante. Altri numeri e altre storie sono state raccontate nella casa che un pastore luterano, a Torre Annunziata, complice DT (Diffusione Teatro), ha prestato ad una donna, Alessandra Asuni, per raccontare una storia e farla mescolare, lievito fecondo, alle nostre storie.
Casa. Alessandra Asuni sembra riuscire a creare ovunque attorno a sé lo spazio circolare della casa, a trasformare, con il calore della sua presenza e l’enigma magico del suo sorriso, la luce elettrica in una candela, o magari una lampada ad olio.
Siamo a casa sua, seduti attorno ad un tavolo. Sul tavolo ci sono piccole bottiglie di vetro trasparente, dotate di tappi di sughero. Acqua. L’elemento umido.

Giovedì, 19 Settembre 2013 02:00

La salvezza di "MatriMORO"

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MatriMORO è un progetto teatrale, dell’associazione Manovalanza di Napoli, finalizzato al coinvolgimento diretto di due generazioni: i trentenni e gli ottantenni, i primi individuati nella categoria professionale degli attori e dei danzatori, gli altri scelti per età e città di provenienza in contesti non professionali, né teatrali. Si caratterizza come una ricerca artistica e antropologica in cui confluiscono finalità sociali ed esigenze etico/estetiche: teatro, danza, fotografia, performance urbana e documentazione video.

Mercoledì, 18 Settembre 2013 02:00

Qual è l'evento del tuo passato che vorresti rivivere?

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"Take your time". Il motto di Elena Vanni, Francesca Farcomeni e Noemi Parroni nelle stravaganti vesti di Kronni, Sisi e Patti.
È possibile rivivere i propri ricordi? E i goliardici "danni di recupero da tempesta emotiva" chi li paga?
Le tre performer, di indiscusso spessore attoriale, hanno messo su nientemeno che un'Agenzia Recupero Eventi Mancanti ("A.R.E.M.").
Poche luci autogestite, tre stand di supporto (le scene mobili sono di Silvio Motta), abiti essenziali (di Alia Mirto Botticchio) ed un'ottima gestione dello spazio a garanzia di una sperimentazione d'avanguardia.

Giovedì, 12 Settembre 2013 02:00

Disaccordi di suoni, gesti, parole

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Benevento. Arco del Sacramento. Un fresca serata di inizio settembre. Non più estate e non ancora autunno. Un po’ come le emozioni che suscita il tango. Passione e controllo. Improvvisazione all’interno di una cornice preordinata, un sistema di regole, un canovaccio di passi che la fantasia dei ballerini accende di volta in volta di nuova vita, di inatteso sapore, di imprevedibile brio.

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