“Scegliere modi di non agire è sempre stata l'attenzione e lo scrupolo della mia vita”.

Fernando Pessoa

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Domenica, 28 Luglio 2013 02:00

La memoria dei giusti

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Ottaviano, Castello Mediceo; altrimenti detto “Palazzo del Principe”, ma noto ai più con la denominazione di “Castello di Cutolo”, per via del fatto che Raffaele Cutolo, il boss della Nuova Camorra Organizzata, egemone fino ai primi anni Ottanta, l'aveva acquistato e aveva ivi fissato la propria dimora, simbolo appariscente di una forza e di un potere che nell’ideologia camorristica protende (e pretende) ad una riconoscibilità esteriore che ne sancisca preminenza visibile, dominio esibito.

Sabato, 27 Luglio 2013 02:00

Un'ascesa dalla terra al cielo

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"O Fortuna/ velut Luna/ statu variabilis?".
Sono le prime righe del Codex Buranus che ha ispirato Carl Orff per i famosi Carmina Burana, messi in scena per la prima volta nel 1937, in questi giorni, invece, al Teatro San Carlo di Napoli, l'affermato coreografo cinese Shen Wei ha presentato il suo riadattamento dei Carmina.
Shen Wei ha fondato la Shen Wei Dance Arts nel 2001, mettendo in scena varie performance e collaborando a vari festival. È una personalità poliedrica, si dedica alla creazione coreografica, alla regia teatrale e cinematografica, allestimenti scenici ed opera.

Mercoledì, 24 Luglio 2013 02:00

È tutta colpa degli dei

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"Ciò che l’uomo opera e produce è acquisito col proprio sforzo, e meritato, ma

ciò non tocca il fondo dell’esistenza umana: questa è, nel suo fondo, poetica".

Hölderlin

 

 

“Pieno di merito, ma poeticamente abita l'uomo su questa terra"; questi versi di Hölderlin racchiudono il senso di un intero spettacolo. Ai poetici e mistici vaticini della Pizia, infatti, fanno da contraltare i raziocinanti oracoli di Tiresia, la cui logica predeterminante sembra mirata a decretare nettamente i contorni di un abitare, che non si desidera sia frutto del caso.

Martedì, 23 Luglio 2013 02:00

L'ultimo canto del pagliaccio

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Una calura che sembra minacciare pioggia avvolge la città, ma l’Orto Botanico, luogo magico, si avvolge di fresco e di respiro di piante. Un cortiletto interno di quello che doveva essere uno degli ambienti di studio, oggi si immagina corpo di guardia, è la nostra platea, la campata di un’esedra con volta a crociera il palco. Semplice e perfetta la scenografia: una specchiera a tre ante al centro, un attaccapanni e un mobiletto basso con la radio a destra, una scrivania di legno con la macchina da scrivere a sinistra.

Lunedì, 22 Luglio 2013 02:00

La figlia del re

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Leggera è la brezza estiva, risale lenta dalla tavola d’acqua alle spalle della scena. Nuda in tutta la sua bellezza, quando si fa teatro. Non più Napoli, dunque, ma Tebe. Con il suo palazzo, il suo popolo, il suo tiranno. Con il suo fatto politico da difendere, evidentemente ad ogni costo.
Come se il popolo avesse davvero sete di questa giustizia, di quest’esempio di probità e di doverosa coscienza: nel rispetto del nomos, uguale per tutti, a partire dalle figlie del re.

Per ricordare il quarto anniversario della scomparsa della fondatrice, il Tanztheater Wuppertal Pina Baush è tornato in Italia, tra giugno e luglio, con una tappa al Teatro Petruzzelli di Bari (nella quale si è esibito in Sweet Mambo) ed una al San Carlo di Napoli, ove ha proposto nel medesimo spettacolo due tra i suoi più noti lavori coreografici: Café Muller e La sagra della primavera, classici della danza contemporanea del Novecento, pietre miliari in quell’universo autoriale, definito da molti “bauschiano”, che è il  teatro-danza.
I due titoli portati in scena sullo storico e regale palcoscenico partenopeo, nonostante la diversa fisionomia (il primo più teatrale ed il secondo più tecnico e dinamico), mostrano l’ideale espressivo ed il linguaggio quotidiano del corpo che contraddistinguono ed accomunano tutte le opere firmate dalla grande coreografa e che catturano il pubblico per la forte emozionalità.

Domenica, 14 Luglio 2013 23:27

Uno, due, tre... Imprò!

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Bacoli, Cast Cafè, una serata non troppo calda, una bellissima falce di luna che fa capolino tra le aperture del telone di copertura, atmosfera simpatica, bevande corroboranti, sentore di vacanze, di allegria. Complice l’arrivo troppo puntuale, scegliamo un tavolino, non troppo laterale, sì da vedere lo spettacolo e intanto godere della piacevolezza del luogo, carico di secoli di ameno godimento.

Domenica, 14 Luglio 2013 02:00

Un amore di gioventù

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I miei ricordi si confondono nel racconto di un adolescente che è ormai un uomo. L’attesa nel giardino del Real Orto Botanico non è così stressante come avviene di solito, mentre si attende qualcosa o qualcuno. Il buffet servito era composto di zeppole fritte (paste cresciute) e vino rosso con frutti di stagione tagliuzzati, immersi in questo liquido rosso come il sangue che scalda lo stomaco e provoca eccitazione.

Come ritrovarsi nello splendido Real Orto Botanico di Napoli e guardare, seduti ad un tavolino gustando del buon vino, quattro donne ed un uomo che si domandano cosa ci fanno al funerale del loro amante. È la cornice dello spettacolo di Ciro Sabatino, in scena nuovamente il 10 luglio 2013.

Giovedì, 11 Luglio 2013 08:00

Ridendo d'improvviso

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La verzura rasserenante dell’Orto Botanico accoglie, mentre il giorno digrada verso la penombra dell’imbrunire, avvolgendo d’un senso di quiete; si attraversa il giardino sconfinato e ci si arresta dinanzi ad un portone in attesa di schiudersi sul cortile che alloggia il palco. Prima d’accedervi, ad ogni spettatore è chiesto di far la propria parte e di vergar di proprio pugno una parola, una frase, un’idea che possa fungere da spunto a chi di lì a poco salirà in ribalta; quando ci si accomoda in platea, in un angolo del palco giace una boccia di vetro gonfia di foglietti piegati, che recano impressi soggetti per microdrammaturgie potenziali, frutto dell'inventiva del pubblico; ma, come nella corsa degli spermatozoi alla fecondazione dell’ovulo, solo pochi giungeranno a destinazione, vedendo prender forma e fattezze compiute al proprio gene.

Mercoledì, 10 Luglio 2013 06:41

Macondo all'Orto

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“Mentre Macondo celebrava la conquista dei ricordi, Josè Arcadio Buendìa e Melquìades scossero la polvere della loro vecchia amicizia. Lo zingaro veniva deciso a restare nel villaggio. Era stato nella morte, effettivamente, ma era tornato perché non aveva potuto sopportare la solitudine. Ripudiato dalla sua tribù, privato di ogni facoltà soprannaturale come castigo per la sua fedeltà alla vita, decise di rifugiarsi in quell’angolo del mondo non ancora scoperto dalla morte, e di dedicarsi alla gestione di un laboratorio di dagherrotipia”.                                                           

G. G. Màrquez, Cent’anni di solitudine

 

Nello scenario suggestivo dell’Orto Botanico di Napoli un superlativo Paolo Cresta, nei panni di José Arcadio Buendía, ci getta nella sfera di un mondo immaginario collegandolo all’idea nietzschiana dell’eterno ritorno dell’identico. Una ripetizione che si configura come desiderio di potenza e autonomia.

Lunedì, 08 Luglio 2013 12:20

Diario (parziale) di un Festival

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La prima sensazione è che “guardare”, “vedere”, “fissare”, “spiare”, “scrutare”, “osservare” ed altri sinonimi non siano adatti ad Alto Fest, rassegna immaginata e prodotta da TeatrInGestAzione e resa possibile – oltre che da sponsor privati – da volontari e donatori di spazi.

Sabato, 06 Luglio 2013 02:00

"La guerra è appena cominciata"

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La Sala Performance si raggiunge abbastanza facilmente. Attendiamo pochi minuti sotto il portone, il tempo di essere tutti, il tempo di non essere in tredici e comunque c’è Sabrina ad attenderci, dicono, una garanzia, immaginiamo. Ultimo piano di un palazzo antico, non troppo alto. Lasciamo il superfluo all’ingresso e ci accomodiamo, passando attraverso il sipario, la spessa tenda di broccato color ocra che copre la porta di accesso alla sala vera e propria, dove si svolgerà la breve performance.

Giovedì, 27 Giugno 2013 02:00

Che circo il Teatro!

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La parete di fondo nuda e annerita, con qualche macchia di bianco da pittura scrostata. L’assenza di quinte che permette la vista degli ingressi di lato. Certi lembi di legname da catasto o da vecchia scena in disuso. Una sedia a dondolo servita per chissà quale trama che prevedesse, in chissà quale tempo, una sedia a dondolo identica a questa. Un grosso lampadario di lumini e di luci che cala e che inclina. Assi di legno chiodate tra loro, cordame a vista, gangli e ganci a forma di esse che serviranno durante quest’opera. A destra e sinistra residui di vecchie locandine di spettacoli passati e già morti. Rumori fuori scena che alludono alla costruzione/distruzione di questo luogo di legno e di stoffe in cui, tutto questo falso, diventa “sacrosantamente vero” (martelli che battono, il cigolio di piccole rotelle ferrose, lo stridio di una sega). Una tinozza d’alluminio; un’altra più grande, di legno più chiaro. Un parato di “finto gocciolame” che serve per far scrosciare dell’acqua.

Mercoledì, 26 Giugno 2013 02:00

Africa stereotipa

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L'ultimo spettacolo dell'ultimo giorno di Festival è un focus sull'Africa, sugli ultimi del mondo, su quella fetta di mondo vessata dagli interessi egemoni dei potenti, che schiacciano in una morsa di sorda sopraffazione le istanze di crescita di quei popoli che hanno dovuto patire l'ingiuria del colonialismo e delle sue derive parossistiche.

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