"Che m'importa della gloria quando io scrivo per il pane?"

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Teatro

Teatro La ribalta di legno

«Le quinte di stoffa con le porte in rilievo, le finestre di vetro dipinto, i vasi coi fiori di carta. In alto una lampada faceva da giorno mentre la notte veniva con la parola “notte”. In terra, una botola, dalla ribalta portava sul retro, dov’erano pronti gli attori».

Come fa a danzare un corpo in una condizione di limite? Quando è costretto ad uno spazio limitato ed è incarnato in un animale?
Nella Sala polifunzionale del Museo MADRE di Napoli è andato in scena, nell’ambito dell’E45 Fringe Festival, l’assolo di Fabrizio Varriale (Cie Danza Flux), dal titolo Horse Boy in apnea, un lavoro di sperimentazione fisica, tra danza ed atto performativo.

Martedì, 18 Giugno 2013 06:30

In missione per conto di Mister Samuel

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Allorquando si programmano eventi capaci di suscitare la curiosità pickwickiana, i membri del Circolo, armati di taccuino e facondia, si dirigono alla volta dell’evento per darne regesto ed assolvere alla missione statutaria del loro benemerito sodalizio. La curiosità connaturata all’animo pickwickiano risulta vieppiù titillata quando ad emettere richiamo sono faccende eminentemente correlate a quel tale scrittore che nelle sinuose, pingui membra di Mister Samuel Pickwick seppe insufflare inchiostro vitale, consegnando sé e quel bonario signore ad imperitura esistenza: Charles Dickens.

Martedì, 18 Giugno 2013 02:00

La vita è una partita a scacchi

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Spettatori in Sala dei 500
Non c’è il sipario nella sala dei 500 del Museo Ferroviario di Pietrarsa, dove va in scena Il gioco dei re di Marco Scaccaluga. Il pubblico si accomoda in modo ordinato mentre lo sguardo è attirato da un telo nero che nasconde la scenografia. Sopra c’è disegnata una scacchiera con l’indicazione dell’ultima mossa eseguita dai giocatori, sotto una frase di Goethe: “Quanti dolori, ahimè, potremmo evitare, se solo potessimo ritirare le mosse sbagliate e giocare di nuovo”. Il tempo di leggere, di pensarci su, di porsi domande sulle regole del gioco ed ecco che lo spettacolo comincia.

Mercoledì, 19 Giugno 2013 02:00

Qui e Altrove

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Il Teatro tende, in quanto Teatro, a realizzare qui ciò che è altrove. Arte il cui tempo è coniugato al presente, trascina dagli stretti anfratti del tempo tutto l’armamentario in ribalta: una piazza d’epoca greca, un carro barocco e spagnolo; un castello danese ma d’invenzione vittoriana, l’albero nudo ed unico di un deserto che appartiene al futuro. L’altrove è altrove, già trascorso o non ancora mai nato, ma questo altrove diventa il qui del Teatro, l’immediato evidente, il veduto e vissuto calcolabile col tempo e col battito dei nostri respiri. Il prima e il dopo diventano “adesso”, l’allora e il sarà si travestono in “ora”, quel ch’è successo e quello che forse accadrà avviene in questo luogo, in questo momento. Avviene qui.

Lunedì, 17 Giugno 2013 02:00

Un enorme macigno al centro del petto

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Mentre prendiamo posto sulle panche del Ridotto del Mercadante la classe è già seduta nei suoi banchi. Noi i sani, (i maestri?), loro i malati (gli allievi?). Ma il presupposto è sbagliato, lo capiremo nel corso di questo lungo percorso, di questo incubo al rallentatore in cui niente succede davvero e tutto si ripete, vorticosamente, sulle note ricorrenti di un valzer di Karacinski.

Domenica, 16 Giugno 2013 10:02

La crisi all'angolo destro

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Quando ci accostiamo al teatro cosiddetto civile – o per meglio dire d’impegno civile – siamo per solito colti da repentino timore d’incorrere nella riproposizione d’un refrain proprio dei drammi a tesi, poggiati sovente sull’unico solido e conveniente impiantito dell’ideologismo apologetico. Chiariamolo subito: Krisiskin sfugge a questo peccato (non) originale. Lo fa svolgendo una vicenda semplice di ordinario degrado sociale inventandosi un modo di svolgerla che le dona una freschezza inversamente proporzionale all’afa canicolare che all’interno della Sala Polifunzionale del Museo MADRE rende i corpi degli attori madide figure di scena come fossero statue di cera in progressiva liquefazione; ma a liquefarsi non sono gli attori – solidi interpreti della messinscena – bensì l’universo dei personaggi a cui danno corpo.

Sabato, 15 Giugno 2013 20:29

Tra borghesia e verità: Sik Sik

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Strizza l’occhio alle atmosfere felliniane  il  SIK-SIK di Pierpaolo Sepe. Quella che è andata in scena al Mercadante per il Napoli Teatro Festival il 13 e 14 giugno 2013 è solo una pillola del lavoro che sarà presentato definitivamente al Festival di Benevento Città. A introdurlo è Giulio Baffi (critico teatrale del quotidiano La Repubblica e presidente dell'Anct, l'Assemblea Nazionale dei Critici di Teatro) che, con grande emozione, racconta  del maggio 1979 quando SIK-SIK, l’artefice magico fu rappresentato al Teatro San Ferdinando di Napoli, di cui era direttore: "Chi non lo ricorda è solo per un fatto anagrafico". Poco dopo De Filippo si ritirò dalle scene, Giulio Baffi ebbe dunque, davvero una felice intuizione a registrare su cassetta l’ultimo rimaneggiamento del percorso drammaturgico del grande Maestro.

Sabato, 15 Giugno 2013 07:08

Disabituati al futuro, siamo come i morti

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È stato come assistere al continuo mutamento di un’opera d’arte. Una tela in cui i soggetti, la luce, le ombre, si spostano e cambiano di significato da un istante all’altro. Ogni cosa è studiata alla perfezione, ogni movimento anche piccolo ha una sua ragione d’essere ma sta a noi scoprire il perché della sua esistenza.

Sabato, 15 Giugno 2013 02:00

Una suggestione

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Il cerchio primo che traversiamo è una soglia carnale, un liminare confine che separa e divide il dentro dal fuori. Sospinti coma da una pulsione intestina siamo espulsi o scacciati, proiettati all’esterno: tracce bianche sporcano la nostra pelle minuta, gli occhi faticano a prendere luce mentre s’affollano ombre indistinte nel vocio indistinto.
Passiamo così dalla calda condizione uterina, che ci avvolge e protegge, al contatto col mondo: secco, spigoloso, naturale ugualmente seppur naturale in modo diverso. Questo primo cerchio è il luogo cui si giunge dopo aver percorso centimetri nel ventre materno ed è il luogo dal quale si parte per il nostro viaggio seguente: cominceremo a guardare più distintamente, muoveremo poi con scarsa consapevolezza le dita, le mani, le gambe, i piedi; emetteremo lamenti; un giorno tenteremo di camminare, cedendo subito all’incertezza dei nostri passi insicuri.

Giovedì, 13 Giugno 2013 02:00

Perché ricordare?

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“Guardate, guardate. Lo so cosa state guardando ma non vi preoccupate, non c’è cattiveria nei vostri sguardi: continuate a guardare. State tranquilli, non è colpa vostra: sono io”. L’ostentazione iniziale del corpo, posto da solo in ribalta e fasciato dalla luce di un faro centrale, mette in risalto l’eccesso di cute. Offerta di carne per un pasto immediato (“Tu sei come la coscia del pollo: dentro sei tutto morbido e fuori sei unto”), che sazi all’istante abituando – chi osserva – ai sapori, agli odori, alle abbondanze epidermiche e muscolari di questo cibo-in-forma-di-uomo offerto alla bulimia interessata della platea.

Amore e guerra.
“Se è vero amore, dimmi quant’è grande”.
Imprescindibile quanto semplicistico binomio che scatena imprevedibili conseguenze. Assioma valido oggi come ieri.
Lungimirante fu William Shakespeare a tradurre in versi questi impulsi dell’animo umano in una delle più famose tragedie di sempre: Antonio e Cleopatra, riproposto oggi da Luca De Fusco in un’inedita ed originale versione per la sesta edizione del Napoli Teatro Festival.

Mercoledì, 12 Giugno 2013 03:46

"La bisbetica domata" secondo Konchalovskij

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Quest’opera shakespeariana appartiene al primo periodo, quello che si suole definire dell’apprendistato. Fortemente ironica, gaia, e, intrisa di sottile ironia. In un’Italia degli anni Venti la vicenda amorosa tra Petruccio e Caterina si rinnova. Essa si trasforma, mutando nell’ambientazione che passa dal piccolo borgo medioevale alla novella cittadina di architettura e atmosfera fascista.

Mercoledì, 12 Giugno 2013 01:06

Nella trappola di Brook

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Peter Brook è a Napoli. Noi siamo i primi ad assistere al suo nuovo spettacolo. Si tratta de Lo spopolatore, la messa in scena dal famoso racconto di Samuel Beckett. Il Napoli Teatro Festival Italia, ci permette anche questo: essere i primi spettatori di uno spettacolo di uno dei maestri del teatro contemporaneo.

Mentre s’aspetta l’inizio dello spettacolo, la lettura delle note di regia riempie l’indugiare dell’attesa; le aspettative, da quel che si può leggere, sono alte. La nostra attenzione è però distolta da un episodio estemporaneo ed all’apparenza marginale, che ci induce a sollevare lo sguardo dalle parole impresse sul cartoncino: un ragazzino grassoccio e dall’eloquio non propriamente urbano e civile ci passa da presso e con noncuranza getta davanti ai nostri piedi un bicchiere di plastica appena usato: l’occhio ritorna alle nostre note, che parlano di Spam e lo spam non è altro che immondizia virtuale, con cui fa pendant l’atto reale a cui abbiamo appena assistito.

Il Teatro Stabile di Napoli, in occasione della programmazione del Napoli Teatro Festival Italia 2013, ha inserito la presentazione di uno spettacolo in prima assoluta italiana. Lo spettacolo dal titolo, La réunification des deux Corées, rientra in un progetto sostenuto dalla Commissione Europea ed è prodotto da molti teatri tra Francia, Belgio, Germania, Canada e Romania. La creazione e la regia sono di Joël Pommerat per nove attori in lingua originale (francese) con sottotitoli in italiano.

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