“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Grazia Laderchi - Michele Di Donato

Una trinità "schifosa"

Quando David Foster Wallace pubblica Brevi interviste con uomini schifosi è già lo scrittore leggendario post-Infinite Jest costretto a convivere con la pesante fama di “migliore mente della sua generazione”. Le aspettative su di lui sono altissime e questo forse contribuisce a creargli una serie di insicurezze pre-pubblicazione, acuite dalla consapevolezza che la cupezza delle storie e dei personaggi avrebbero potuto non incontrare il gusto dei lettori che avevano, invece, apprezzato i suoi libri precedenti. Sente che quello sarà un appuntamento strano e decisivo, in cui il lettore verrà posto di fronte alla 'fatidica domanda', del tutto simile – negli effetti – a quella che uno dei suoi personaggi non manca di formulare a tutti i terzi appuntamenti con le tizie di turno.

Verso la scena il teatro indirizza il suo Wallace

Verso Occidente l’Impero dirige il suo corso è un titolo importante e pregno di significati premonitori, e predispone alcuni spettatori a titaniche attese che hanno qualcosa a che fare col ricevere una certa wallaciana 'fitta al petto'. Trattatasi, infatti, del medesimo titolo di uno dei libri più cult di una generazione scritto da David Foster Wallace. In quel piccolo capolavoro l'autore compie un audace esperimento e allo stesso tempo un parricidio, in pratica riprende uno dei più celebri racconti metafiction del suo 'maestro' John Barth, Perso nella casa stregata (racconto definito dallo stesso Wallace come la chiamata alle armi della metafiction postmoderna), per farne una sottile parodia non priva di omaggi rivolti al maestro.

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