“In realtà vi è un istante in cui il corpo sulla scena e l'arte coincidono e quell'istante si chiama teatro. Tutto il resto è spettacolo”

Claudio Morganti

Paola Spedaliere

Mi perdoni, Padre, perché ho peccato

Due sale, la prima dove si assiste all’omelia-proemio di un prete folle (l’attore Massimo Finelli), la seconda in penombra dove si trovano venti inginocchiatoi. Venti i peccatori, dieci uomini e dieci donne che si sottoporranno al rito della purificazione dell’anima. Venti spettatori, dieci uomini e dieci donne che ascolteranno i peccatori di sesso opposto, coinvolti nel ruolo di sacerdote. Una musica sacra che inizia e chiude il rito, un campanello che suona ogni cinque minuti per segnalare ai penitenti che devono ripetere la loro confessione al sacerdote successivo. Questa è la struttura della pièce di Walter Manfrè che va in scena con grande successo dal 1993 in Italia e in Europa.
Nella sua omelia, aulica e terribile, il prete consegna il suo ruolo agli ignari spettatori che dovranno emendare il peccato “Siate il panno caritatevole che asciuga il sangue”: coloro che riceveranno la zavorra della confessione per purificare i reietti.

L'amore è guerra o tregua?

All’interno della rassegna per il trentennale della Sala Assoli, è andato in scena Celia di Alessandra Cutolo che torna nei luoghi che l’hanno vista muovere i suoi primi passi nel mondo del teatro con i grandi maestri come Servillo e Martone. Sua è anche la drammaturgia che riprende un testo del Samuel Beckett romanziere del 1938 intitolato Murphy, il protagonista, che, spinto dall’amante Celia Kelly a cercare un lavoro, lo trova come infermiere in un manicomio, approdando ad una dimensione esistenziale che lo porterà alla morte.

Per vincere ci vuole metodo

Un palco con due soli microfoni posti a destra e a sinistra quasi sul proscenio, alcune proiezioni video allucinate, una donna con un elegante tubino nero, filo di perle e tacco alto che entra dalla quinta posta a destra con una valigia che conserva simbolicamente tutto il suo mondo, non solo gli oggetti di scena. Basta solo questo per rappresentare un delirio lucido e paradossalmente razionale di una donna che gioca, gioca forte, Playhard, sul tavolo verde e le slot machine della sua vita. Una voce fuori campo accompagna l’ingresso della donna con la sua valigia, stretta in una pelliccetta candida sul vestitino nero, una voce che è quella interiore della donna che aspira solo a “vincere al gioco della vita”, animata unicamente dal “desiderio di una grande vittoria”al gioco.

Ombre e luci del mistero creativo

Nell’ambito della rassegna Vissidarte – Il teatro racconta i pittori al Pan, il Palazzo delle Arti di Napoli, è andato in scena Per Grazia Ricevuta della compagnia Teatri 35 che da quindici anni si occupa di sperimentazioni teatrali operando nel rapporto tra arti visive, teatro e musica. Lo spettacolo visto al Pan non si può considerare un’opera teatrale in senso stretto, ma una performance che ha visto la preparazione ai tableaux vivants dall’opera di Caravaggio.

Carotine e pappagalli

La canzone Cara cantata da Christian accompagna due uomini che si trovano sul proscenio, dietro di loro si vede un letto, a sinistra una sedia, a terra delle piccole luci psichedeliche. Il primo uomo è vestito con abito scuro, un naso tondo di plastica come quello dei clown, mentre l’altro è in boxer e canottiera bianca con un lenzuolo in testa a mo’ di velo da sposa.

Galeotto fu il libro

La sala della Galleria Toledo si riempie lentamente e si rimane sorpresi nel vedere sul palco una bara molto semplice al centro del palco, inclinata verso la platea, mentre una luce violacea che parte dal basso illumina ed evidenzia dei riquadri sospesi sulla parete di fondo su  cui si  poggiano oggetti disparati tra ventagli e vari ammennicoli. Quasi sul proscenio vi sono altre scatole bianche di diverse dimensioni variamente disposte a sinistra e a destra del palco.

Il teatro è una cosa seria

Nella Piazza d’Armi del Castel Sant’Elmo è stato allestito un palco ampio e profondo su cui un divano e due poltrone sulla destra quasi si perdono in quello spazio. Sulla sinistra invece svetta una stele di pietra, sembrerebbe un menhir, con la scritta Ausgang, “uscita” in tedesco. Un gioco di luci traccia un perimetro netto rettangolare che delimita l’appartamento di Modesto, il protagonista, e l’esterno, in cui invece si muovono gli altri personaggi della storia: Michele e la moglie Yvonne, una coppia in crisi che abita al piano di sopra, e Gloria, trentottenne come Modesto, che si veste e si agita come una minorenne.

Una lirica in prosa

La scenografia è realizzata da pochi oggetti sulla scena, a sinistra una chaise longue grigia con il cuscino bianco e un tavolo tondo con tre sedie sulla destra del palco e un carrello con dei liquori, il tutto letteralmente incorniciato da ampi listoni arabescati bianchi che si ripetono più piccoli a incorniciare una terrazza che affaccia su un mare in leggero movimento, proiettato sulla parete di fondo.

Pioggia coreutica

La pioggia è il tema dominante della messa in scena di Malacqua così come nel testo di Nicola Pugliese. Una pioggia che dura incessantemente per quattro giorni, fatto insolito che viene interpretato alla maniera degli antichi classici che nei fatti anomali vedevano il presagio di una disgrazia. Tanta acqua che scende senza sosta e che non sembra purificare e pulire una città anche metaforicamente sporca, ma intride le fondamenta dei palazzi, li fa crollare, crea voragini, porta morte.

Simpatica nostalgia

Il palcoscenico è occupato solo da bauli da trasporto in uso nelle compagnie teatrali su cui sono poggiati due computer ed altri strumenti. La parete di fondo nera chiude il palcoscenico già ristretto della sala Fringe di Castel Sant’Elmo. Tutto è scuro, anche i due attori Matteo Angius e Riccardo Festa sono vestiti di un blu intenso, illuminati solo da alcune luci posizionate in diversi angoli del palco. Il buio da cui emergono i due personaggi sembra quasi voglia sottolineare che non è importante ciò che si vedrà, ma ciò che si ascolterà, infatti siamo all’interno di una radio che sta registrando una trasmissione sul tema della nostalgia.

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