“In realtà vi è un istante in cui il corpo sulla scena e l'arte coincidono e quell'istante si chiama teatro. Tutto il resto è spettacolo”

Claudio Morganti

Paola Spedaliere

L’equilibrio precario di un’altalena

Il Napoli Teatro Festival Italia edizione 2016 ha in sé uno spettacolo che è parte integrante di un progetto che prevede la collaborazione tra teatri, istituti penali per minori e scuole grazie a percorsi che mirano a ricostruire la coscienza etica del giovane che delinque e renderlo un adulto consapevole in grado di reinserirsi nella società.

Il teatro, moltiplicatore di vite

Inizialmente sul palco del teatro dell’Ex Asilo Filangieri si contano una decina di uomini e donne vestiti elegantemente di nero che portano delle sedie. Sembra debbano sedersi, ma in realtà, non appena le poggiano a terra, riprendono nuovamente a muoversi seguendo percorsi curvilinei. Ogni tanto uno di questi attori sembra sedersi nel silenzio e nell’immobilità di tutti gli altri, ma un segno di insofferenza o una smorfia di disappunto lo fanno desistere e quindi riprende il moto circolare, assolutamente non uniforme.

Se amore vuol dir gelosia

Il palco è trasformato in un interno di una casa altoborghese che ha conosciuto giorni migliori, infatti le pareti dai colori nelle tonalità pompeiane ormai sbiadite portano le tracce dell’intonaco liberatosi del colore qua e là. Sullo sfondo si aprono due porte che comunicano con l’esterno e vi sono tre portabiti messi sulle tre pareti pieni di vestiti dalle sfumature bianche che completano la scena. Anche alcune sedie messe sul palco svelano un passato diverso nella tappezzeria che manca negli schienali. Tre lampadari portacandele pendono dal soffitto a connotare un’epoca.

La vita sospesa di una donna che spera

Un cinguettio allegro sembra riempire la sala del Teatro Nuovo mentre gli spettatori entrano in platea per assistere a Ombretta Calco di Peppino Mazzotta, testo che sembra cucito addosso a Milvia Marigliano dall’autore Sergio Pierattini.

L’odissea tragicomica di due donne di malaffare

Il palco del Teatro Nuovo è stato trasformato nella tolda di una nave che solcava i mari degli anni ’30, il gran pavese disegna in alto un triangolo di bandierine, poi ecco una postazione sulla destra, dove una donna vestita da capitano annuncia i vari capitoli della saga tragicomica delle due protagoniste. Completano il quadro due grossi bauli, due leggii al centro palco. Le luci verdi e rosse accompagnano l’ingresso in scena di Poppina, un Enzo Moscato vestito di nero, con un cappello di paglia e una stola sulle spalle, senza scarpe e con i soliti calzini che sono un tratto distintivo del suo aspetto scenico.

Che cos'è il governare?

Dieci attori sulla scena di cui tre donne. Assente il sipario. Entrando in platea alcuni degli interpreti già sono sul palco, disposti e illuminati da gruppi di tre fasci di luce come se fossero in un quadro di Caravaggio.
Il primo gruppo a sinistra è composto da due donne ed un uomo; stanno seduti su delle sedie, disposte diversamente tra loro, e guardano in direzioni diverse. Al centro, seduti su un alto gradino scuro posto in fondo al palcoscenico, siedono un uomo e una donna, a destra siede l’ultimo gruppo, composto interamente da uomini vestiti di nero. Attori che si apprestano alla recita. Di cosa? Sin dalle prime battute è chiaro il focus politico della lettura che l’Angiulli dà di Misura per misura di Shakespeare: “Che cos’è il governare?” ed “il potere cambia l’anima?”.

Batman e due dei sette nani

La Compagnia Il misterioso collettivo del Nano Egidio ha messo in scena al Teatro Civico 14 di Caserta uno spettacolo definito "comico" che ha bisogno solo di tre attori, alcuni pupazzi e nani da giardino, un piccolo teatrino con le tendine come quello dei burattini ed un sapiente gioco di luci che illuminano i personaggi in azione sapendo dosare buio inchiostrale per i cambi di scena e tagli diretti e obliqui di luce sui protagonisti.

La bugia salva dalla monotonia

Le quinte coperte da pannelli di legno consunto e stinto portano lo sguardo dello spettatore verso il fondale dove è dipinto uno squarcio di Venezia, si vede la laguna, una cupola che si staglia sul cielo azzurrino e le nuvole leggere come nei dipinti di Tintoretto. Sulla scena vi sono solo delle semplici sedie di legno che completano tutta la scenografia.

Un quadro, uno specchio e la realtà

Sul palcoscenico si presenta a sipario aperto un letto matrimoniale essenziale, con due cuscini poggiati con noncuranza, dietro di esso di erge tutta la scenografia che è composta da una serie di grandi parallelepipedi messi uno accanto all’altro su cui vi sono una serie di linee oblique, verticali ed orizzontali che si intersecano.

Ritratto di giacobina napoletana

Lo spazio scenico ristretto come quello del Ridotto del Teatro Mercadante permette solo scelte registiche essenziali e funzionali. Sara Sole Notarbartolo, la regista dello spettacolo della prima parte del trittico Inizio, sviluppo, fine di donna Lionora tratto dal romanzo di Enzo Striano Il resto di niente, incentrato sulla figura della giovane giacobina Eleonora Pimentel Fonseca, compie un lavoro ulteriore sulla messa in scena: la rende evocativa attraverso le ombre cinesi.

Pagina 5 di 14

Sostieni


Facebook