“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Simona Perrella

Venere, femminista del nostro tempo

In una deliziosa sala, di elegante stile, con poltroncine bianche, e con le fattezze e l’atmosfera di un salone casalingo, è andato in scena lo spettacolo del regista e attore Nico Ciliberti, Venere in pelliccia, ripresa del riadattamento teatrale di David Ives al romanzo dello scrittore austriaco Leopold von Sacher- Masoch, dal quale deriva il termine “masochista”, insieme alla sua variante “sadomaso”.
Il luogo a cui mi riferisco è Il Pozzo e il Pendolo, sito nell’antico Palazzo Petrucci di Piazza San Domenico Maggiore a Napoli, posto ormai storico (lo dicono tutte le locandine appese sulle pareti della scalinata che arriva fino all’appartamento adibito a teatro) che alla mia ancor giovane esperienza e conoscenza era sfuggito finora. L’accoglienza casalinga, come già in altri contesti napoletani, conduce armoniosamente il pubblico verso la sala teatro.

Confini mentali

Due vite riunite nello squallido sottoscala di una città del Nord la notte di Capodanno si raccontano da “emigranti”. Entrambi provengono dallo stesso paesino del Sud Italia, lo si afferra dal loro dialetto, l’uno più “paesanotto”, l’altro più “intellettualoide”, entrambi condividono lo stesso destino, un destino che sembrano accettare passivamente, almeno all’inizio. Questa è la cornice di Emigranti di Mrozek con la regia di Lucio Allocca, in scena al Théâtre De Poche lo scorso weekend. Il testo dell’autore polacco fu scritto nel 1974 ed è realista, compiuto e poetico, è uno scorcio, un quadro con i suoi confini definiti.

Otello: la danza mossa dai sentimenti

Fabrizio Monteverde, artista da quasi trent’anni, è una delle personalità più attive dei nostri tempi. Formatosi dapprima come attore ed aiuto regista, e poi come coreografo e danzatore al fianco di grandi come Carolyn Carlson, Moses Pendleton, Peter Goss, Roberta Garrison, ha lavorato poi alle produzioni delle più importanti compagnie di danza italiane tra cui il MaggioDanza, l’Arena di Verona, il Teatro Regio di Torino, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro alla Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, e negli ultimi tempi ha instaurato un solido rapporto collaborativo con il Balletto di Roma, realizzando e spesso riallestendo in chiave moderna alcune tra le coreografie più apprezzate come Giulietta e Romeo, Cenerentola, Bolero, Otello, ed Il lago dei cigni, ovvero il canto, rivisitazione personale del balletto, tuttora in tournée.

Chi è Lapèn Lapèn?

Lapèn Lapèn, nuova creazione teatrale di Elena Gigliotti e Dario Aita, è stata presentata al Nuovo Teatro Sanità di Napoli con un gruppo di attori ed attrici bravissimi. Lo spettacolo è ironico, tragicomico e poetico allo stesso tempo e soprattutto ha come immagine fissa la descrizione dell’atmosfera degli anni '90, la musica, il racconto per fotografie, le problematiche familiari.

Essere o non essere teatro

Tante sedie, mele sparse o forse posizionate proprio in maniera geometrica, il pubblico non se lo chiede ma è attento ad osservare la donna che entra in scena, in uno spazio che non sembra essere il palcoscenico, è più intimo, è uno spazio allargato che comprende un io che non si cerca ma si scopre.

Per affermare identità stabili

Identità migranti di Cinzia Cordella ha debuttato venerdì al Nuovo Teatro Sanità e racconta attraverso voci, musica, canto e corpo storie di donne costrette a violenze, lotte, pressioni domestiche e religiose e che sono alla ricerca delle loro identità integre, del rispetto verso il loro valore, dell’affermazione del loro essere donne.

Buona la prima per "MuRu Comedy Live"

È raro poter assistere ad una Stand-Up Comedy a Napoli, ma lo scorso venerdì sera Maurizio Capuano (attore della Compagnia Naviganti InVersi) ha dato sfoggio della sua elegante versatilità nel fare satira, tanto da inaugurare un ciclo di spettacoli che si configureranno non solo in tal senso ma anche come vere e proprie commedie, cene con delitto, cabaret che andranno in scena fino al 20 febbraio.

“Mirabilia” di Gabriella Zeno, un tentativo di teatro-danza

Mirabilia, ideato da Gabriella Zeno, coreografa e performer napoletana, è uno spettacolo di teatro-danza che vuole proporsi come studio sul tema del martirio, analizzato da vari punti di vista che mostrano la quantità di casi reali, sociali, umani in cui si commette e si subisce violenza. Martirio, infatti, per le scelte della regista, significa infanticidio, femminicidio, annegamento dei clandestini che vogliono raggiungere l’Occidente, la degradante condizione politica dell’Italia e le odierne guerre che disseminano odio e paure nel mondo. Insieme alle danzatrici/attrici Ambra Marcozzi e Rosaria Clelia Niola, lo spettacolo è pensato come un susseguirsi di episodi, scanditi dal buio/luce, dove la sofferenza, il disturbo e la follia fuoriescono dai percorsi psicologici che compiono i personaggi.

Performance = vita

Il Teatro Bellini ha inaugurato una stagione ricca di danza per questo 2015 ospitando spettacoli di artisti nazionali ed internazionali per la gioia degli spettatori curiosi ed attenti alle novità ed alla sperimentazione. Antony Rizzi, ideatore di An attempt to fail at ground breaking theatre with Pina Arcade Smith, spettacolo performativo di stile americano underground, ha origini italiane ma vive in Germania e lavora in tutto il mondo, vantando un curriculum tersicoreo super-professionale (ha lavorato per quasi vent’anni come assistente e danzatore di William Forsythe, danza attualmente nelle produzioni di Jan Fabre ed è stato performer di Bob Wilson), ed è approdato in questi giorni proprio a Napoli con un lavoro sui generis.

"La Bella Addormentata" al Teatro Bellini: tra tradizione ed innovazione

Il giorno di Santo Stefano, il Teatro Bellini è pieno di coppie e famigliole che, dopo l’abbondante cibo natalizio, sono entusiaste di riunirsi davanti al palcoscenico che racconterà la storia di Aurora, la Bella Addormentata. La Bella Addormentata di Fredy Franzutti con i suoi bravissimi danzatori del Balletto del Sud è una rivisitazione “sudista” della favola. Il testo a cui fa quindi riferimento il coreografo non è quello favolistico di Charles Perrault ma quello di Giambattista Basile, che narra della storia di una principessa addormentata dai filtri di un incantesimo nel Meridione d’Italia (ne Lo cunto de li cunti).

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