“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Simona Perrella

Quando la crisi diventa drammaturgia corporea

Al Teatro Stabile di Innovazione Galleria Toledo di Napoli è approdato il lavoro di Marco Chenevier, danzatore e coreografo del TIDA (Teatro Instabile d’Aosta). Marco è un giovane artista, simpatico, ironico, che vuole portare innovazione contenutistica, stilistica e qualitativa sulla scena della danza contemporanea attuale, mischiando drammaturgia al movimento ed alla performance, sperimentando che arte significa mettere in scena la realtà della vita, delle emozioni che si vivono tutti i giorni in un mondo dinamico ed a volte pesante.

"Amami quant'io t'amo"

Monica Casadei è un altro dei famosi nomi della danza contemporanea italiana che è stato invitato alla rassegna organizzata al Teatro Nuovo da Mario Crasto De Stefano. La coreografa di origine ferrarese che dal 2014 è in residenza con la sua Compagnia Artemis Danza al Teatro Comunale di Bologna, ha portato sul palcoscenico napoletano il suo cavallo di battaglia, Traviata, un lavoro che ha già partecipato a numerosi festival e rassegne italiane ed estere e che racconta l’amore travagliato tra Violetta ed Alfredo su musiche autentiche dell’opera di Verdi.

Drammaticità e Burlesque

Ad inaugurazione della rassegna napoletana Quelli che la Danza, dedicata interamente alla danza contemporanea ed organizzata dal direttore artistico del CDTM (Circuito Campano della Danza), Mario Crasto De Stefano, è andato in scena sul palco del Teatro Nuovo il Bolero di Michele Merola interpretato dalla MM Contemporary Dance Company, una delle realtà più affermate della scena della danza contemporanea italiana.

La nuova forma di un mito

Il testo La vela nera di Teseo, di Valeria Moretti, vuole essere una re-interpretazione moderna del personaggio di Teseo. È stato scritto per un solo interprete − Gianni De Feo − che accoglie il pubblico del Teatro Elicantropo indossando sul volto una benda e, sul corpo, una veste svolazzante e roteante stile-Dervishi. Dopo il suono del mantra buddista “Nam Myoho Renge Kyo”, che segna l’inizio del percorso di autocoscienza del personaggio, l'interprete danza al ritmo greco del Sirtaki (“destra... sinistra, droitegauche) volteggiando nella gonna ed esponendo una verbalità in doppia lingua (italiano e francese).

Alla ricerca del “grande io”

Ambra Angiolini è V, protagonista del testo di Stefano Benni dal titolo La misteriosa scomparsa di W., nel riadattamento teatrale di Giorgio Gallione. L’attrice, che in questo spettacolo è per la prima volta da sola su un palcoscenico di teatro, approda a Napoli, al Teatro Nuovo, dopo già cinque anni di “viaggio” del testo.
Questo è formidabile, divertente, dissacrante, folle, burlesco, ironicamente critico della società e degli individui. Parla della storia di una donna apparentemente qualsiasi, ma invece folle, quasi magica, animata dal desiderio e bisogno di amore ("e in quell’attimo, miracolo, per la gioia a tutti i parenti ricrebbero i capelli, e una suora cresimina si spogliò dalla sua palandrana rivelando un corpo stupendo, abbronzato, nato per l’amore…") e che ripercorre ironicamente la sua vita, dialogando con i tanti pezzi di sé, alla ricerca dell’incontro con la sua metà complementare, ovvero W.

Venere, femminista del nostro tempo

In una deliziosa sala, di elegante stile, con poltroncine bianche, e con le fattezze e l’atmosfera di un salone casalingo, è andato in scena lo spettacolo del regista e attore Nico Ciliberti, Venere in pelliccia, ripresa del riadattamento teatrale di David Ives al romanzo dello scrittore austriaco Leopold von Sacher- Masoch, dal quale deriva il termine “masochista”, insieme alla sua variante “sadomaso”.
Il luogo a cui mi riferisco è Il Pozzo e il Pendolo, sito nell’antico Palazzo Petrucci di Piazza San Domenico Maggiore a Napoli, posto ormai storico (lo dicono tutte le locandine appese sulle pareti della scalinata che arriva fino all’appartamento adibito a teatro) che alla mia ancor giovane esperienza e conoscenza era sfuggito finora. L’accoglienza casalinga, come già in altri contesti napoletani, conduce armoniosamente il pubblico verso la sala teatro.

Confini mentali

Due vite riunite nello squallido sottoscala di una città del Nord la notte di Capodanno si raccontano da “emigranti”. Entrambi provengono dallo stesso paesino del Sud Italia, lo si afferra dal loro dialetto, l’uno più “paesanotto”, l’altro più “intellettualoide”, entrambi condividono lo stesso destino, un destino che sembrano accettare passivamente, almeno all’inizio. Questa è la cornice di Emigranti di Mrozek con la regia di Lucio Allocca, in scena al Théâtre De Poche lo scorso weekend. Il testo dell’autore polacco fu scritto nel 1974 ed è realista, compiuto e poetico, è uno scorcio, un quadro con i suoi confini definiti.

Otello: la danza mossa dai sentimenti

Fabrizio Monteverde, artista da quasi trent’anni, è una delle personalità più attive dei nostri tempi. Formatosi dapprima come attore ed aiuto regista, e poi come coreografo e danzatore al fianco di grandi come Carolyn Carlson, Moses Pendleton, Peter Goss, Roberta Garrison, ha lavorato poi alle produzioni delle più importanti compagnie di danza italiane tra cui il MaggioDanza, l’Arena di Verona, il Teatro Regio di Torino, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro alla Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, e negli ultimi tempi ha instaurato un solido rapporto collaborativo con il Balletto di Roma, realizzando e spesso riallestendo in chiave moderna alcune tra le coreografie più apprezzate come Giulietta e Romeo, Cenerentola, Bolero, Otello, ed Il lago dei cigni, ovvero il canto, rivisitazione personale del balletto, tuttora in tournée.

Chi è Lapèn Lapèn?

Lapèn Lapèn, nuova creazione teatrale di Elena Gigliotti e Dario Aita, è stata presentata al Nuovo Teatro Sanità di Napoli con un gruppo di attori ed attrici bravissimi. Lo spettacolo è ironico, tragicomico e poetico allo stesso tempo e soprattutto ha come immagine fissa la descrizione dell’atmosfera degli anni '90, la musica, il racconto per fotografie, le problematiche familiari.

Essere o non essere teatro

Tante sedie, mele sparse o forse posizionate proprio in maniera geometrica, il pubblico non se lo chiede ma è attento ad osservare la donna che entra in scena, in uno spazio che non sembra essere il palcoscenico, è più intimo, è uno spazio allargato che comprende un io che non si cerca ma si scopre.

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