“In coscienza, Kàtja, non lo so”.

Anton Pavlovič Čechov

Simona Perrella

Tra il verbo ed il corpo

Nella stagione del Teatro Area Nord, diventato Teatri Associati di Napoli con la presenza di Interno 5, quest’anno c’è spazio anche per la danza e il teatro-danza, nonché per spettacoli che fino in fondo sperimentano nuovi linguaggi compositivi, lavorando sul rischio artistico, e che cercano forme espressive d'innovazione attraverso la compartecipazione tra generi perché la messa in scena sia oltre-genere. Rete che alimenta altre reti, viene da scrivere, il TAN ospita dunque progettualità (che siano anche ed ancora in divenire, in via di costruzione visiva, in una fase di piena gestazione operativa) che sono la buona conseguenza di collaborazioni tra collettivi giovani e indipendenti, che decidono di indagare l'umano e il sociale in forma diversa, con gesti e parole differenti.

Dentro la gabbia di me stesso

Pierpaolo Sepe ha messo in scena Crave di Sarah Kane, una delle cinque opere teatrali scritte nella sua brevissima vita dalla drammaturga britannica che sta avendo rivalutazioni positive proprio in questi ultimi tempi, comportando così una riscoperta di un “fetta” particolare  di teatro, cioè quella dei temi violenti, delle disperazioni totali, delle vite vissute senza senso.

L'isolitudine di uno scrittore

Nessun uomo è un'isola, intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente, una
parte della Terra.
                                     
(Jhon Donne)

 

Variazioni enigmatiche è uno spettacolo che comincia con una leggerezza così naturale, così umana, che uno spettatore, ancora distratto dalle ultime chiacchiere da salotto, non se ne rende conto. Dire "salotto" non è un termine sbagliato per la Sala Ferrari, piccolo spazio-teatro che dispone di una cinquantina di posti e di un palcoscenico perfetto per un repertorio di prosa con pochi personaggi e che richiede la prossimità dell'incontro, l'ascolto vitale della parola. Sono dei colpi di pistola a destarci dalla nostra condizione pre-teatrale e − avvenuti dopo un passaggio di scena eseguito da uno dei protagonisti, come fosse un attraversamento “tecnico” del palco − la storia richiama subito la nostra attenzione. La riscrittura registica di Aniello Mallardo è la messa in scena di un testo complesso e − direi, mutuando in parte il suo titolo − "enigmatico" dell’omonima opera teatrale di Eric-Emmanuel Schmitt: un intreccio tragicomico che ha qualcosa di raro ed inusuale e che rapisce, a tratti, quasi come un “giallo”.

Lanterna nel buio

È successo stanotte si! Un terribile raffreddore m’impediva di respirare, e se non c’è respiro non c’è neanche sonno ed eccomi, allora, con il mio lumino da comò, navigare, non senza sofferenza, in una dimensione “altra”, nello "Spazio Esterno", direbbe Anna Maria Ortese, nello spazio dell’osservazione, dove ti osservi dal di fuori. Capita raramente, non è una condizione facile da toccare, difficile da rimanerci, ma se capita, ti tocca, è una sorta di chiamata.
Il mio spirito, dunque, ha cercato quiete nelle pagine di Corpo Celeste di Anna Maria Ortese, che mio padre mi aveva segnalato dopo avergli raccontato di star “fabbricando un nuovo spettacolo” con probabile titolo Corpo ©orale.

Lacerazioni, tra vita e rinuncia alla vita

Può la reclusione in un luogo parallelo, fisico e mentale, essere una guarigione alla malattia dell'inadattabilità sociale? Può una tragica esistenza eliminare completamente la possibilità di reagire? La storia di Oud è la storia della rinuncia alla realtà, della chiusura in uno spazio (de)limitante in cui ci si contenta di sopravvivere d'illusioni, invenzioni, fantasticherie e “chiamate” spirituali, col solo scopo di rimandare o rinunciare al confronto con sé e con l'altrove.

La catarsi nella morte

A Galleria Toledo è andato in scena Saul, la tragedia religiosa di Vittorio Alfieri, diretta da Stefano Sabelli insieme alla Compagnia del Teatro del Loto, dopo trentacinque anni che non si vedeva più (l’ultima rappresentazione fu fatta nel 1980). La tragedia è stata ripresa in maniera diretta e chiara dal regista, senza riadattamenti, rimaneggiamenti, o ammodernamenti. La scelta direzionale di Sabelli ha puntato all’evidenza, al pàthos ed a ciò che significa tragedia nel senso classico del termine, rivolgendosi al cuore ed al senso del testo di Alfieri.

Satie e Michaux: dalla liricità all’utopia

Nella città di Roma si sta svolgendo, già da fine settembre come ormai da trent’anni, il Festival di musica, teatro, danza, circo e digitalife intitolato Romaeuropa, che ha permesso di invitare artisti da tutto il mondo per presentare loro attuali e vecchi lavori nel campo delle arti performative.
Quest’anno, il Festival ha deciso di ospitare anche una mostra che cura l’incrocio tra le arti e le nuove tecnologie in campo audiovisivo in modo tale da donare ai fruitori uno spaccato della digitalife in cui oggi ormai siamo immersi.

Gli spazi condivisi

Nel bellissimo chiostro della chiesa di San Domenico Maggiore di Napoli, è andato in scena lo spettacolo di Laura Angiulli, già tanto acclamato in Italia ed all’estero, Il Baciamano. Il testo è di Manlio Santanelli, le scene di Rosario Squillace, che con l’Angiulli dirige il Teatro Stabile di Innovazione Galleria Toledo, le luci di Cesare Accetta e l’interpretazione di Alessandra D’Elia – bella, precisa e divoratrice di parole e sentimenti – e Stefano Jotti – fine, poetico e leggero.

Caserta visibile

Le città invisibili, da un’idea di Roberta De Rosa (Compagnia ARB Dance Company), è uno spettacolo liberamente ispirato all’omonimo testo di Italo Calvino, che è stato adattato alla nostra realtà campana e contemporanea. La regista, coreografa e danzatrice ha deciso di realizzare un video in vari luoghi del Casertano, rurali ed architettonici, in cui la danza valorizza e mette in luce problematiche paesaggistiche, bellezze e rivelazioni.

Il segreto delle cose

Michèle Noiret ha portato sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli uno degli spettacoli più interessanti del Napoli Teatro Festival Italia di quest’edizione che ora sta concludendosi. Interessante, perché ha saputo unire più linguaggi artistici all’interno di un progetto molto originale.
Radioscopies, il cui sottotitolo è “cortometraggio scenico”, prende spunto da un’intervista radiofonica del 1978 di Jacques Chancel all’autore belga di lingua francese Conrad Detrez, in occasione dell’assegnazione del Premio Renaudot per il romanzo L’Herbe à brûler.

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